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Come i celebri “dieci piccoli indiani” di Agatha Christie, alla fine ne rimarrà uno solo. E con il ritiro in serie di Daniele Manca, Patrizio Bianchi, Palma Costi e Matteo Richetti, indagato per peculato, le primarie del centrosinistra in Emilia-Romagna sono diventate una corsa a due.

BONACCINI VINCE(VA) FACILE
Sulla carta, dovrebbe vincere agevolmente Stefano Bonaccini, volto noto dei renziani della seconda ora, la prima lui l’ha vissuta a fianco di Pier Luigi Bersani, membro della segreteria nazionale Pd e segretario regionale, appoggiato da tutto l’establishment regionale e non solo. La notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati per le presunte “spese pazze” dei consiglieri regionali, e la conseguente baraonda di polemiche sull’opportunità o meno di restare in corsa, potrebbero mischiare le carte e favorire chi fino a pochi giorni fa era considerato l’outsider di questa competizione, Roberto Balzani.

IL PROF. OUTSIDER
Professore all’università di Bologna, 53 anni, di Forlì, Balzani si forma alla scuola di Storia contemporanea del Cesare Alfieri di Firenze, guidata da Giovanni Spadolini e da Luigi Lotti. La tradizione repubblicana nfluisce sulla sua passione politica e per anni è iscritto al PRI. L’esordio in politica attiva avviene però con il Pd, da candidato rottamatore ma indipendente alle primarie per il Comune di Forlì dove a sorpresa riesce nella scalata e diventa sindaco. Seguono “cinque anni di solitudine”, come li racconta in un libro, isolato da un partito che forse non lo hai mai digerito.

LE IDEE ROTTAMATRICI
Anche perché il professore non ha mai fatto nulla per farsi sopportare. Mai un atteggiamento servile, sempre il coraggio di dire ciò che pensa. Come quando definì il suo un partito di “paraculi”. O come in questo momento, in cui dice candidamente alla Stampa che lui al posto di Richetti e Bonaccini non si sarebbe neanche candidato e promette, in caso di primarie saltate e nome calato dall’alto, come si vocifera nelle ultime ore, “di fare un casino enorme”.

Non le manda a dire Balzani e ha le idee chiare su ciò che vuole fare in Emilia-Romagna. Tabula rasa, certamente, di vecchie logiche e vecchia guardia, come ha profetizzato a Formiche.net un suo collega professore all’università di Bologna, Gianfranco Pasquino, definendolo il vero rottamatore di questa partita.

IL PROGRAMMA
Negli scorsi giorni, prima del caos giudiziario che ha gettato scompiglio sulla gara, l’ex sindaco di Forlì aveva invitato i suoi sfidanti a un confronto pubblico sull’idea di Regione. La sua ha al centro l’ambiente, con una spinta verso “un’economia fondata sul riuso degli spazi urbani, sul recupero di materia, sul ricompattamento delle nostre comunità, sulle tecnologie del risparmio energetico”. Attenzione poi al rapporto con l’università, “cruciale per impiegare bene le risorse a disposizione in un segmento decisivo per la crescita”. Nel suo ri-disegno complessivo, Balzani intende procedere con una netta spending review su tutta la “macchina”, vuole riprofilare per funzioni gli incarichi di giunta con un assessorato totalmente dedicato ai Fondi europei e all’internazionalizzazione e rileggere il sistema socio-sanitario in profondità. Programma democrat o a 5 stelle?

Chi è Roberto Balzani, l’outsider casinista delle primarie Pd in Emilia Romagna

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