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“Pace e bene”, ovvero il motto di San Francesco. E’ questo che vorrebbe scritto sulla propria tomba l’uomo che, utilizzando un’espressione poco ortodossa, ne ha “dette di tutti i colori” sulla relatio post disceptationem presentata dal relatore generale del Sinodo, il cardinale ungherese Peter Erdo. Il porporato sudafricano Wilfrid Napier, arcivescovo di Durban, francescano (“Erano le uniche persone che conoscessi a fondo”, avrebbe risposto a chi gli domandava per quale motivo fosse entrato nell’ordine fondato da San Francesco) si è rivelato come una delle anime più critiche nel corso del Sinodo straordinario sulla famiglia, ancora in corso in Vaticano. Ma chi è veramente, e cosa pensa, questo cardinale sudafricano?

Fedelissimo di Ratzinger con un occhio a Giovanni Paolo II
Classe 1941, per due volte presidente della Conferenza episcopale sudafricana, Napier è da sempre considerato come uno dei fedelissimi del cardinale Ratzinger e del cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Papa Benedetto XVI. E proprio chiamato a pronunciarsi sulla decisione della rinuncia al pontificato da parte del predecessore di Papa Francesco, Napier ha descritto Ratzinger come colui che “ha predicato il vangelo con coerenza, credibilità e sacrificio personale”. Fu, però, Giovanni Paolo II a crearlo cardinale. Un Papa, quello polacco, al quale Napier era profondamente legato tanto da ricordarlo come un “Papa che ebbe un lungo pontificato e fece molte cose positive che gettarono le basi per i Papi futuri”, esaltandone, in particolare, “il suo spirito missionario e la sua attitudine a viaggiare che ha permesso di far conoscere sempre di più il continente nero”.

Il mancato Papa nero
In occasione del conclave chiamato a scegliere il successore di Benedetto XVI, da molti giornalisti era stato indicato come uno dei possibili favoriti, qualora la scelta dei cardinali elettori si fosse orientata su un porporato proveniente dal continente africano. Una possibilità, questa, fortemente sostenuta dai bookmaker inglesi, secondo i quali il “Papa nero”, tanto atteso, avrebbe potuto essere lui (o, in alternativa, il ghanese Peter Turkson). Interrogato da alcuni giornalisti su questa possibilità, il porporato sudafricano ha risposto con una grossa risata. Ma sembra che, in realtà, questa volta gli scommettitori inglesi ci siano andati vicino. Secondo alcune ricostruzioni, infatti, il cardinale Bertone, una volta fattasi certezza l’impossibilità di far passare i propri candidati Scherer e Dolan, avrebbe proprio puntato, inutilmente, su questo porporato francescano.

Un cardinale tecnologico e sportivo
In Vaticano ma, soprattutto, in Sud Africa, è conosciuto per le sue due grandi passioni: le nuove tecnologie e lo sport. I quasi 2500 tweet e i poco più 12.500 follower dimostrano un certo attivismo su twitter del cardinale sudafricano. Di lui tutti ricordano ancora la dichiarazione rilasciata al termine di una delle congregazioni generali che hanno preceduto il conclave: “Twitter? Mi manca moltissimo, patisco l’astinenza”. E non mancò neppure di consigliare a futuro pontefice di non esagerare con l’uso di twitter per evitare il rischio di “auto-promozione”. Grande appassionato di calcio, non manca di tenersi aggiornato sui risultati della propria squadra del cuore che milita nei campionati minori inglesi, il Burnley. La passione per lo sport l’ha portato anche ad avvicinarsi al cricket, non senza però una certa dose di sfortuna: risale al 2000 infatti la rottura del tendine d’achille.

Il rapporto stretto con Mandela e gli scontri con Zuma
Nelson Mandela è stato un modello per generazioni di sudafricani e anche il cardinale Napier era legato all’ex presidente sudafricano da sincero affetto e gratitudine. “Quando ho appreso della morte di Mandela, la mia prima reazione è stata di gratitudine. La gratitudine per tutto quello che Nelson Mandela ha fatto per il Sudafrica, e anche per il mondo” ha affermato Napier in un’intervista ad un quotidiano francese. “Quest’uomo era un modello. Incarnava l’umiltà e aveva grande rispetto di tutti coloro che lo circondavano”. Più controverso, invece, il rapporto con il successore Zuma accusato da Napier stesso di “non avere espresso pentimento e rimorso per i suoi continui adulteri” e di essere un cattivo modello, avendo confessato di praticare “sesso non protetto”.

Cosa pensa su pedofilia e gay
Non sono passate inosservate le sue dichiarazioni sulla pedofilia. Secondo il porporato sudafricano, infatti, la “pedofilia, per esperienza, è davvero una malattia, non è un problema criminale, ma solo una malattia”. Secondo Napier, quindi, i “pedofili non devono essere condannati come criminali e chiusi in carcere, ma devono essere semplicemente curati”. Particolarmente forti anche le sue dichiarazioni in tema di omosessualità, tanto da essere accusato di omofobia. Per il porporato sudafricano, infatti, l’omosessualità sarebbe “la nuova schiavitù odierna”, che va contro la “ragione e la rivelazione”. Parole forti, che gli sono costate parecchie critiche. Ma lui si è difeso dicendo: “Non posso essere omofobo perché non conosco nessun omosessuale”.

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