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Condivido perfettamente l’apprezzamento di Niccolò Mazzarino – su Formiche.net per il coraggioso intervento critico del Corriere della Sera, affidato dal direttore uscente Ferruccio de Bortoli a Dario Di Vico, su due azionisti di peso finanziario e/o mediatico come Sergio Marchionne e Diego Della Valle. Ai quali Amintore Fanfani avrebbe forse ricordato toscanamente il dovere di coprirla quando la si fa grossa.

Faccio tuttavia una certa fatica a mettere sullo stesso piano, sia pure per criticarli entrambi, Marchionne e Della Valle. Di quest’ultimo, in particolare, trovo un po’ sorprendente, e tardiva, una certa severità nel giudicare colleghi imprenditori, o manager, e politici, scoprendone all’improvviso i limiti.

Non mi convinse, per esempio, la sua rivolta pubblica contro Silvio Berlusconi, in una campagna elettorale, quella del 2006, nella quale ciò significava dare una mano al cosiddetto centrosinistra, o Ulivo, di Romano Prodi. Che fece la figura e la fine che meritava: spiaggiato dopo meno di due anni di governo, come nella esperienza precedente a Palazzo Chigi, dopo avere vinto nelle urne per il rotto della cuffia, cioè per una manciata di voti, forse anche taroccati.

Debole, o comunque di breve durata, si sta rivelando anche l’entusiasmo di Della Valle per Matteo Renzi, viste le critiche che gli rivolge da qualche tempo dopo avere contribuito al suo successo. Va bene che fare le scarpe è, diciamo così, il suo mestiere e il suo successo. Ma non si possono cambiare le idee come le scarpe. E lasciarle invariate solo nei riguardi di qualcuno, chissà per quali insondabili e reconditi motivi.

L’unico politico a favore del quale Della Valle si è pubblicamente esposto senza mai ritirargli la fiducia mi risulta essere il buon Clemente Mastella. Che merita, per carità, tutto il rispetto e la solidarietà umana per il trattamento ricevuto dalla magistratura, insieme con la moglie, all’epilogo della sua sfortunata esperienza di ministro della Giustizia con Prodi. Ma che francamente mi riesce difficile catalogare fra i politici che Della Valle mostra ora di preferire: politici, per esempio, estranei alla pratica del clientelismo. Ma in fondo, a pensarci bene, i clienti hanno sempre ragione agli occhi e al cuore di chi deve loro vendere qualcosa: scarpe o posti che siano. Anche Marchionne, in fondo, insegue i suoi clienti, con o senza il permesso e il gradimento dell’esigentissimo Della Valle.

(LE MANOVRE DI MONTEZEMOLO TRA FERRARI, ALITALIA E ITALO. TUTTE LE FOTO)

Perché il Corriere della Sera redarguisce allo stesso modo Marchionne e Della Valle?

Condivido perfettamente l’apprezzamento di Niccolò Mazzarino - su Formiche.net - per il coraggioso intervento critico del Corriere della Sera, affidato dal direttore uscente Ferruccio de Bortoli a Dario Di Vico, su due azionisti di peso finanziario e/o mediatico come Sergio Marchionne e Diego Della Valle. Ai quali Amintore Fanfani avrebbe forse ricordato toscanamente il dovere di coprirla quando la si fa…

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