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L’Onu con il rapporto “L’uso di internet per fini terroristici” dell’Ufficio contro la droga e il delitto delle Nazioni Unite (Onudd) aveva messo in guardia: “Internet è un eccellente esempio di come i terroristi possono agire in maniera transnazionale. Per questo, gli Stati devono muoversi in maniera ugualmente transnazionale”.

Le guerre d’oggi si combattono non solo sul campo ma anche sul cyberspazio. Gli attacchi informatici, lo sfruttamento delle capacità di diffusione d’internet e le strategie propagandistiche sono solo alcune delle nuove armi di guerra. Nel mondo c’è una un’altra arena medievale di teatro, dove il pubblico è globale.

TERRORIZZARE CON IMMAGINI

Sull’uso di queste innovative modalità l’Isis è in prima fila. Le orribili immagini dei crimini fanno parte della struttura base dell’organizzazione terroristica e la sua campagna violenta in Irak e Siria. I militanti dell’Isis sono esperti nell’uso dei filmati – tra cui i video delle decapitazioni dei reporter americani James Foley e Steven Sotloff – dove si terrorizza chi non è d’accordo con il loro pensiero integralista.

ISIS: PERCHÈ NON SIAMO COME LOS ZETAS

“Noi non siamo come i signori della droga in Messico che decapitano regolarmente persone e pubblicano successivamente il video su Internet. I signori della droga forniscono un unico messaggio per intimidire solamente le persone all’interno della loro area di controllo. Ecco perché il mondo in generale presta poca attenzione a loro; infatti, il mondo è appena a conoscenza. Noi invece stiamo offrendo un meta-messaggio globale. E il messaggio è questo: Noi vogliamo distruggere tutti voi in America, tutti voi in Occidente, e tutti quelli che dentro il mondo musulmano che non accetti la nostra versione dell’Islam”, hanno spiegato i militanti dell’Isis.

UNA PRATICA ANTICA

Ma la registrazione e diffusione delle immagini delle decapitazioni non è un’invenzione dell’Isis. Questa pratica è stata già sfruttata dall’organizzazione terroristica Al Qaeda con le decapitazioni degli americani Nicholas Berg, Eugene Armstrong e Jack Hensley durante la guerra in Iraq.
Dopo l’attacco alle Torre Gemelle sono stati presi di mira i giornalisti, presenti nelle zone di conflitto. Nel 2002 è stato decapitato il reporter del The Wall Street Journal, Daniel Pearl, mentre nel 2004 è stato decapitato in Arabia saudita da Al Qaeda l’imprenditore americano Paul Johnson. Nel 2005, lo storico Timothy Furnish aveva spiegato sulla rivista Middle East Quarterly che con l’assassinio di Pearl, e il riscontro mediatico che l’azione ha avuto, si è accelerato il risorgere delle decapitazioni di prigioni da parte dei militanti islamici.

LA FORZA DRAMMATICA DI TAGLIARE TESTE

“Decapitare è il metodo migliore per un video visivamente drammatico, perché si può mostrare la testa mozzata in cima al torace alla fine. Usando un coltello corto, piuttosto che una spada, l’evento diventa più crudele e intimo”, ha spiegato Robert D. Kaplan sul sito di Stratfor. Una messa in scena di alta qualità piena di simboli. Il più evidente: la tenuta arancione delle vittime che ricorda i prigionieri musulmani a Guantanamo Bay. Secondo l’analista, con la produzione di un docu-dramma a modo suo contorto, lo Stato islamico invia i seguenti messaggi: “Noi non giochiamo secondo le vostre regole. Non ci sono limiti a ciò che siamo disposti a fare”.

LA COMPLICITÀ DEI MEDIA

In articolo pubblicato dalla Cnn, Charlie Cooper, ricercatore della Fondazione Quilliam, ha sottolineato la responsabilità dei media nel trattamento della propaganda dell’Isis. Mentre l’emittente Al Jazeera ha deciso di non pubblicare i video per non fare il gioco all’organizzazione, altri reti televisive considerano un obbligo fare capire al pubblico quanto sta accendendo. Su Twitter Al Jazeera ha spinto l’hashtag #ISISmediaBlackout senza poco successo. Per Cooper “ogni volta che un video dell’Isis ottiene un click e viene visualizzato, il gruppo ottiene ciò che vuole: l’ossigeno della pubblicità”.

Ecco tutti le analisi sul tema pubblicate su Formiche.net:

Differenze e analogie nei video di Foley e Sotloff di Simona Sotgiu

Tutte le differenze nei video degli orrori e delle decapitazioni

Come arginare l’avanzata territoriale (e mediatica) dell’IS di Michele Pierri

Che cosa insegna l’Isis ai bambini

Video della decapitazione di Foley, pubblicare o non pubblicare? di Valeria Covato

La social media strategy dello Stato Islamico. Il post di Emanuele Rossi

Così le organizzazioni terroristiche sfruttano Internet di Rossana Miranda

ReaCT

Video decapitazioni, le terroristiche mire dell’Isis nel teatro mediatico

L’Onu con il rapporto “L’uso di internet per fini terroristici” dell’Ufficio contro la droga e il delitto delle Nazioni Unite (Onudd) aveva messo in guardia: “Internet è un eccellente esempio di come i terroristi possono agire in maniera transnazionale. Per questo, gli Stati devono muoversi in maniera ugualmente transnazionale”. Le guerre d’oggi si combattono non solo sul campo ma anche sul…

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