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Quasi mai si è felici al suono della sirena di un’ambulanza, tranne se la si aspetta con ansia perché chi sta male ci sta a cuore. Ecco, davanti a questa Europa malata, siamo felici di sentire la sirena dell’ambulanza di Mario Draghi avvicinarsi per portare soccorso.

Ma è una magra consolazione. E non solo perché l’ambulanza è arrivata in ritardo – viste le continue revisione tardive al ribasso delle stime di crescita e dell’inflazione da parte della BCE – ma anche perché l’ambulanza da sola non può salvare un malato così grave: l’intervento della Bce non aiuterà la domanda di credito a risalire, non essendoci la fiducia di famiglie ed imprese per tornare a spendere.

Arrivati all’ospedale ci potrebbero essere gli strumenti giusti per operare il paziente: quelli di una politica fiscale che stimoli la domanda interna via minori tasse e soprattutto maggiori investimenti pubblici. Ma c’è un altro problema: le porte del pronto soccorso sono sbarrate, dall’ottuso Fiscal Compact che impedisce dal 2011 ad imprese e famiglie di sperare nella ripresa e tornare a scommettere sul futuro investendo. E questo perché bisogna fare austerità nefasta.

Il referendum contro la legge 243 che importa il Fiscal Compact in Italia è la nostra unica possibilità per far sentire la voce dell’Italia in Europa, una voce che potrà salvare non solo noi, ma tutta la costruzione europea.

Curerà il malato Europa l'ambulanza di Draghi?

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