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I francesi, dopo un mese al cardiopalma, dovranno attendere almeno fino ad agosto per avere un nuovo governo. Tra pochi giorni saranno quasi due mesi da quel voto europeo che ha aperto ufficialmente la crisi della politica transalpina, con l’avanzata della destra e la chiamata alla resistenza del presidente Emmanuel Macron. Missione riuscita, per carità, Marine Le Pen o chi per lei non sarà premier. Ma se questa è una certezza, lo è anche il fatto che il successore di Gabriel Attal dovrà uscire dal cilindro sulla base di un accordo tra le diverse forze politiche, inclusa quella destra che, volente o nolente, sarà azionista forte del futuro esecutivo.

Tutto questo mette la Francia nelle condizioni di innervosire i mercati e incrinare il suo rapporto con l’Europa. Non bisogna mai dimenticare, infatti, che Parigi ha un debito decisamente ingombrante, il che, al pari o forse più dell’Italia, la lega a doppio filo all’umore degli investitori. Ecco dunque che secondo gli economisti dell’Omfif, il Forum globale delle banche centrali, le sfide francesi, qualunque bandiera batta il nuovo esecutivo (in condivisione con Macron) sono ben delineate.

“Un governo francese, destinato a emergere nelle prossime settimane in mezzo alla frammentazione politica e alla paralisi decisionale attuale dovrà affrontare tre questioni, con relativo impatto sulla stessa unità europea”, si legge in un paper dell’Omfif. “Non si prevede alcuna grave instabilità nelle prossime settimane, con l’inizio delle Olimpiadi di Parigi e della stagione delle vacanze. Ma questa potrebbe essere una calma estiva prima delle burrasche autunnali”.

“La prima sfida sarà proprio all’interno del sistema politico francese. Le tre grandi fazioni (sinistra, centro ed estrema destra, ndr) che rappresenteranno la maggior parte dei seggi nell’Assemblea nazionale, dovranno essere abili a designare un premier in grado di dialogare e saper stringere accordi e alleanze oltre i confini dei singoli partiti e con il presidente Macron, coabitandoci per il bene del Paese”, scrive l’Omfif. Ma eccola, la partita più delicata, quella con i mercati.

“Ci sarà senza dubbio una prova di forza con i mercati finanziari, molto attenti ai segnali di indisciplina fiscale francese e all’ulteriore deterioramento della capacità di soddisfare gli standard stabiliti dalla Commissione europea (il Patto di stabilità, ndr). La decisione della stessa Commissione nel giugno 2024 di aprire una procedura per deficit eccessivo contro la Francia equivale proprio a un colpo di avvertimento. D’altronde, debito e deficit della Francia si sono in questi anni deteriorati molto più rapidamente rispetto ad altri Paesi all’interno dell’area euro”.

Attenzione, non è finita. Anche al rapporto con la Banca centrale europea bisognerà prestare attenzione. “La terza battaglia potrebbe essere quella con la Banca centrale europea. Quando lo strumento di protezione della trasmissione (lo scudo anti-spread, ndr) è stato deciso nel luglio 2022, si pensava ampiamente che il primo Paese a trarre vantaggio dal programma per controllare i differenziali dei titoli di Stato potesse essere l’Italia”. Invece no. Perché “se il comitato direttivo della Bce accetta che i bruschi aumenti degli spread obbligazionari francesi rispetto alla Germania siano ingiustificati, allora la Francia potrebbe affrontare l’umiliazione di essere il primo Paese a utilizzare il programma messo a punto da Francoforte”.

Mercati, spread ed Europa. Le tre sfide francesi secondo le banche centrali

Del nuovo governo francese non si vede ancora l’ombra, ma le partite d’autunno, quelle sì, sono in vista. Per questo tranquillizzare i mercati, gestire il debito e dialogare con Macron e l’Eurotower saranno questioni su cui ci si giocherà un pezzo di credibilità del Paese

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