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Si apre oggi in Belgio la riunione del Consiglio dell’Unione europea che porterà domani alla decisione sul nome del presidente della Commissione da proporre al Parlamento.

Dopo le resistenze iniziali, a prevalere potrebbe essere il candidato promosso dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, l’ex premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, sul quale pare esserci sostanziale convergenza, ad eccezione del Regno Unito.

Nelle scorse settimane il primo ministro britannico David Cameron aveva minacciato addirittura di anticipare l’indizione del referendum per chiedere ai cittadini d’Oltremanica se rimanere o meno nell’Unione.

La leader teutonica è stata però abile ad imporre Juncker aprendo alle richieste di molti partner – tra i quali Italia e Francia – di allentare il cappio dell’austerity che ne frena la ripresa economica.

Ma il summit sarà anche l’ultimo del semestre greco, che lascerà il passo a quello a guida italiana, terreno di battaglia per Matteo Renzi. Il premier, reduce dall’entusiasmante risultato del 41% di voti raccolti nella tornata europea, proverà a stimolare Bruxelles ad attuare alcune delle misure citate in un documento conclusivo a firma del Consiglio dell’Ue che oltre a chiudere il semestre, rappresenterà la base su cui costruire un programma per i prossimi anni centrato sulla crescita.

IMMIGRAZIONE E TALENTI

L’Unione europea – si legge nel documento – vuole rendere più efficiente il proprio sistema per fronteggiare i flussi migratori e riflettere sulle politiche di asilo, partendo dai trattati esistenti. Per farlo è necessaria maggiore cooperazione tra gli Stati, anche nel contrasto agli irregolari irrobustendo la Task force mediterranea, Frontex, e il nuovo sistema di sorveglianza Eurosur (una delle richieste di Roma).
Si apre per la prima volta all’istituzione di guardie comunitarie a controllo dei confini. Aree da tenere in forte considerazione sono il Corno d’Africa, Eritrea, Sinai, Siria.
Non sfugge che in questo cambiamento epocale, legato ai processi di globalizzazione (che Bruxelles vorrebbe approfondire anche grazie all’agenzia dell’Onu, l’Unhcr), l’Europa rischia di rimanere fuori dai grandi flussi di capitali e investimenti, risultando poco attrattiva per i migliori talenti mondiali. Anche in questo caso è prioritario semplificare la vita a chi ha le carte in regola per vivere nel Vecchio Continente.

CRIMINE ORGANIZZATO E TERRORISMO

Il tema dell’immigrazione incontrollata, legato all’instabilità di Paesi limitrofi come la Libia, spinge l’Europa a prevedere un rafforzamento del contrasto al crimine, con un maggiore coordinamento di Europol ed Eurojust.
Oltre alla criminalità tradizionale – rileva il documento -, a preoccupare sono i fenomeni terroristici in aumento. Particolare attenzione è dedicata ai foreign fighter, combattenti europei, spesso figli di immigrati di seconda o terza generazione, che decidono di abbracciare il jihad.
Allo studio anche un approccio comprensivo per definire una politica europea di cybersecurity e un contrasto al crimine cibernetico, in costante aumento.

IL TEMA DELLA GIUSTIZIA

Quando si parla di giustizia, nel testo l’Ue fa riferimento però anche alla necessità di riconoscere maggiori diritti ai cittadini dell’Unione, definirne di nuovi e rendere più omogenei i sistemi giuridici dei diversi Paesi membri, per facilitare le occasioni di business e ridurre al minimo le incomprensioni derivanti dalle differenze tra i rispettivi ordinamenti.

CRESCITA, COMPETITIVITÀ, LAVORO

Dal punto di vista economico Bruxelles difende le scelte di rigore di questi anni, sottolineando la necessità di difendere la moneta comune e di rafforzare l’area economico-valutaria. Gli sforzi fatti per ridurre i deficit di alcuni Paesi – si legge nel draft – starebbero pagando in termini di competitività, anche se molto rimane ancora da fare. Priorità numero uno è abbattere la disoccupazione, soprattutto quella giovanile. La ricetta deve prevedere anche una diminuzione delle tasse sul lavoro, riformare la Pubblica amministrazione e un favorire il sostegno delle banche all’economia reale.

CLIMA ED ENERGIA

Nei giorni caldi delle crisi ucraina e libica – conclude il testo – che mettono a repentaglio due importanti fonti di approvvigionamento energetico per diversi Paesi membri, l’Unione crede di stare facendo importanti passi in avanti per gli obiettivi di contrasto al cambiamento climatico fissati per il 2030.
Un lavoro che si lega a misure per ridurre la propria dipendenza energetica da altre aree del mondo, anche grazie a una politica integrata, basta anche su infrastrutture, che consentirà agli Stati di non agire come soggetti singoli sul mercato energetico mondiale.

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