Finora la Cina ha buttato miliardi nei pozzi sudamericani, senza riuscire a rilanciare quell’industria petrolifera che Washington vuole invece rimettere in sesto. Gli Stati Uniti, invece, potrebbero anche compiere l’impresa, nonostante i precedenti sfavorevoli, come quello cinese. In ogni caso, a Pechino, conviene tifare Usa
Economia
Anno nuovo, vecchie abitudini. L'Africa al centro delle mire cinesi
Nei giorni in cui il mondo si interroga sul destino della Groenlandia, il continente africano torna al centro delle mire del Dragone. Stavolta la posta in gioco è ancora più alta, dai porti alle terre rare. Il senso del viaggio del ministro Wang Yi è tutto qui. Ma l’Occidente non starà a guardare
Lukoil a pezzi. La mossa di Chevron che punta al petrolio russo
Una delle maggiori compagnie americane, l’unica a essere presente in Venezuela, è pronta rilevare il grosso degli asset della big oil russa, finita tre mesi fa sotto il fuoco delle sanzioni. E così le manovre Usa sul greggio si fanno sempre più ambiziose
Fuori la Cina da Pirelli. La sponda italiana agli Stati Uniti
Dopo mesi di tentati negoziati con l’azionista di maggioranza Sinochem e in mancanza di un compromesso entro poche settimane, ora Palazzo Chigi, di raccordo con i vertici del gruppo dei pneumatici, potrebbe arrivare a congelare i voti del socio cinese. Sempre che la stessa società del Dragone non decisa di diluirsi. L’obiettivo è permettere all’azienda milanese di continuare a sfruttare il mercato americano, prossimo a nuove restrizioni a protezione dalle mire di Pechino. Un caso che riporta alla mente la vicenda di Cdp Reti
I sussidi costano. La Cina a caccia di soldi tassa ancora Alibaba&Co
La seconda economia del pianeta batte la fiacca e all’orizzonte c’è da finanziare Intelligenza Artificiale e tecnologia quantistica. E allora Pechino gioca la carta fiscale, spremendo ancora le grandi piattaforme del commercio elettronico
La calma dei mercati e le paure cinesi. Il grande gioco del petrolio in Venezuela
Sotto il suolo del Venezuela c’è un quinto delle riserve mondiali di oro nero, nonostante Caracas ne esporti poco o niente. Opec e Borse per il momento prendono tempo, in attesa di decifrare la crisi politica e capire le mosse delle grandi compagnie statunitensi. Chi deve cominciare ad avere paura è, semmai, la Cina
Dall’intervento pubblico ai bonus. Il ruolo dello Stato nell’economia italiana
Il dibattito sul ruolo dello Stato nell’economia italiana si intreccia sempre più con l’uso estensivo di bonus, sussidi e partecipazioni pubbliche. Un modello che solleva interrogativi su sostenibilità, equità e confini dell’intervento pubblico. Da qui la necessità di riflettere su un maggiore coinvolgimento di soggetti privati, lasciando allo Stato la funzione di regolatore e garante dell’interesse generale
Italia e scenari globali. Le grandi incognite del 2026 secondo Polillo
Il 2026 si annuncia incerto: tensioni geopolitiche, reshoring e catene del valore ridisegnate minacciano la crescita globale. Per l’Italia, il nodo resta la domanda interna e la capacità di rilanciare investimenti, evitando di disperdere la stabilità politica e finanziaria conquistata. L’analisi di Gianfranco Polillo
Una nuova geografia commerciale. L'eredita dei dazi secondo McKinsey
Mesi di guerra commerciale hanno spinto migliaia di imprese a cercare passaggi sicuri, pur di continuare a esportare. Il risultato sono tanti piccoli accordi territoriali che, messi insieme, provocheranno lo spostamento di un terzo degli scambi mondiali su nuove rotte
Bluff cinese su Panama. Ora il Dragone vuole tutto il Canale
Da quando la cessione dei due porti agli estremi del Canale dalla cinese Ck Hutchinson al fondo americano BlackRock è diventata uno scontro dal retrogusto geopolitico, Pechino le ha provate tutte pur di sabotare l’accordo. Ora la nuova pedina è Cosco, a cui la Cina vuole dare il controllo degli scali. E qualcuno rischia di perdere la pazienza
















