Scontri e tensioni, con l’ombra di Teheran. La prima conseguenza è il crollo del rapporto tra governo di Damasco e le Sdf, ora mutatosi in confronto militare a tutti gli effetti. Il quarto incomodo? L’Isis che potrebbe essere portato a sfruttare questa sorta di vuoto di sicurezza e quindi riattivare la lotta armata da un lato e la politica della pressione sui vari player dall’altro
Esteri
Nicolas Maduro Guerra: musicista, militante, economista. Ritratto di uno chavista atipico
Dopo l’arresto dei genitori, il giovane potrebbe ereditare parte del controllo che aveva suo padre e influire nei negoziati per la transizione. Il ruolo politico e i segnali di unità con i fratelli Rodriguez
In Medio Oriente l’instabilità è istituzionalizzata. Dentice spiega perché
Dall’Iran al Golfo, da Gaza alla Cisgiordania, il Medio Oriente resta intrappolato in un sistema di crisi simultanee e non convergenti. Secondo Giuseppe Dentice l’assenza di soluzioni politiche credibili istituzionalizza l’instabilità e restringe gli spazi per una de-escalation duratura
In che modo l’Iran in crisi identitaria si lega al Venezuela. Risponde Terzi
Le proteste che attraversano l’Iran non sono una crisi congiunturale, ma il segnale di un possibile punto di non ritorno per il regime dei mullah. Dalla repressione violenta alla dimensione internazionale della minaccia iraniana, fino alle responsabilità dell’Occidente e ai collegamenti con altri regimi autoritari, nella conversazione con il senatore Giulio Terzi di Sant’Agata, presidente della Commissione per le Politiche uropee del Senato
Non solo Maduro (e Delcy). Chi guida il regime in Venezuela
Vladimir Padrino Lopez, Diosdado Cabello e Jorge Rodriguez (fratello di Delcy, l’attuale presidente del regime) guidano ancora il sistema di repressione nel Paese sudamericano. Chi sono e cosa hanno fatto (finora)
La fuga della petroliera Marinera e il difficile contrasto alle flotte ombra
In fuga dal Venezuela, la Marinera, una petroliera sanzionata, più volte ribattezzata, oggi formalmente russa, è stata monitorata, seguita e fermata da forze statunitensi, britanniche ed europee in acque scozzesi. Tutti i dettagli
Tutto pronto per basi Ue in Ucraina? Ma senza il cessate fuoco russo...
Anche le parole del primo ministro inglese lasciano intendere la volontà di intervenire in loco: “Regno Unito e Francia istituiranno centri militari in tutta l’Ucraina e costruiranno strutture protette per armi e attrezzature militari a supporto delle esigenze difensive dell’Ucraina”. Ma al di là della convergenza tra i 35 Paesi presenti ieri all’Eliseo, resta da vedere se la Russia sarà davvero pronta a un cessate il fuoco preventivo
Passa la linea Meloni al vertice dei volenterosi: garanzia è sicurezza
L’incontro, definito da Palazzo Chigi “costruttivo e concreto”, ha confermato un “alto livello di convergenza tra Ucraina, Stati Uniti, Europa e altri partner”, e si è inserito nel solco della traccia da tempo indicata dall’Italia alla voce garanzie di sicurezza ispirate all’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica. Tali garanzie faranno parte di un pacchetto più ampio di intese, da adottare in stretto raccordo con Washington
Proteggere l’emisfero occidentale dai rivali strategici. La mossa di Trump secondo Irdi
Per Beniamino Irdi (Atlantic Council), l’azione statunitense in Venezuela va letta come una prima applicazione del “corollario Trump” della dottrina Monroe, coerente con la nuova National Security Strategy. Il fattore petrolifero conta, ma non è decisivo: la mossa risponde soprattutto a una logica di sicurezza e di contenimento della presenza russa e cinese nell’emisfero occidentale, con implicazioni anche per l’Europa, in un ordine internazionale sempre più fondato sui rapporti di forza
Accordi di Abramo e Mediterraneo, il ruolo della Turchia sarà cruciale. Ecco perché
Non solo un legame bilaterale tour court, quello tra Turchia, Arabia Saudita e Eau ma un rapporto che va oltre i nodi Yemen ed Etiopia e investe i futuri equilibri (anche) mediterranei. Di contro la Cnn afferma che le tensioni tra Riyadh e Abu Dhabi potrebbero essere state innescate da false informazioni fornite agli Emirati Arabi Uniti sulla recente visita del principe ereditario saudita a Washington: una sorta di attacco ibrido che potrebbe aver avuto l’obiettivo di aumentare le tensioni nella macro area
















