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Un tè a Pechino. La simbologia della visita di Trump

Dal complesso riservato di Zhongnanhai al Gran Palazzo del Popolo, lo storico tour del presidente americano in territorio cinese è carico di significato e storia. Cosa significa la scelta di questi scenari per il rapporto tra Washington e Pechino

Gli Emirati portano in Italia 40 miliardi e una visione comune per il futuro. Intervista al ministro Alhawi

Dal manifatturiero all’intelligenza artificiale, dall’agroalimentare alle energie rinnovabili: la terza edizione italiana del forum di Abu Dhabi rilancia il partenariato strategico Italia-EAU con una delegazione di alto livello e oltre 600 partecipanti. Lo spiega il ministro di Stato per gli Affari Esteri degli Emirati, Mohammad Alhawi, sottosegretario al ministero degli Investimenti, in un colloquio con Formiche.net

Trump e Xi non smuovono il grande equilibrio asiatico. Leoni (King's College) spiega perché

Dall’incontro Trump-Xi alle tensioni su Taiwan, fino alla competizione in Africa e Artico, un’analisi dei rapporti di forza tra Stati Uniti e Cina e delle prospettive della rivalità globale tra le due potenze. Intervista con Zeno Leoni, ricercatore in Studi strategici al King’s College di Londra e membro del Lau China Institute

Usa e Cina sono partner e non rivali? Su Hormuz sì, su Taiwan no

Il summit di Pechino mostra come Stati Uniti e Cina provino a costruire una fragile stabilità competitiva fondata su cooperazione economica e gestione condivisa delle crisi globali. Ma dietro i toni concilianti restano le profonde divergenze strategiche su Taiwan, vero punto di frattura della relazione tra le due superpotenze

Xi, Trump e la trappola di Tucidide. L'analisi di D'Anna

A Pechino è in corso il vertice Cina-Usa della pace commerciale sospesa sulle guerre che sconvolgono Medio Oriente ed Europa. Il comunicato ufficiale dell’inizio dei colloqui parla di “scambio di opinioni su importanti questioni internazionali e regionali, come la situazione in Medio Oriente, la crisi ucraina e la Penisola coreana”, ma lo scenario è complesso e l’atteggiamento reciproco guardingo. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Hormuz, servono tregua vera e quadro giuridico. Formentini sostiene la linea del governo

Il vicepresidente della Commissione Esteri della Camera appoggia le condizioni fissate da Tajani e Crosetto per un eventuale contributo italiano nello Stretto di Hormuz e punta il dito contro il ruolo di Iran e Cina nella competizione sull’ordine internazionale

Il cielo sopra al G2. Il summit Trump-Xi analizzato su Formiche

Trump arriva a Pechino indebolito da tensioni interne, guerra commerciale e crisi iraniana. Xi Jinping lo riceve nel pieno di una fase che la leadership cinese interpreta come favorevole al riequilibrio globale verso l’Asia. Tra trade, Taiwan, tecnologia e ordine internazionale, il vertice racconta molto più di una semplice trattativa bilaterale: racconta il tentativo di gestire la rivalità tra le due principali potenze mondiali senza rompere il sistema

L'economia sarà l'elefante nella Città proibita. Il punto di Forchielli

La visita di Trump a Pechino si inserisce in un triangolo in cui nessuno mira davvero a “disinnescare” la competizione, ma tutti cercano di renderla più gestibile. Per la Cina, è l’occasione di rafforzare la narrativa di una potenza assediata che risponde con più autosufficienza e più controllo statale. Per gli Stati Uniti, è un tentativo di codificare un decoupling selettivo che salvaguardi il vantaggio tecnologico senza precipitare in una recessione globale. L’analisi di Alberto Forchielli, managing director presso Mindful capital ventures

Per contenere il Dragone serve un G7+. La proposta di Pelanda

Di Carlo Pelanda

L’amministrazione Trump sta tentando di rimpicciolire l’area di influenza cinese in sud America, Africa, Medio Oriente, nonché di staccare Mosca da Pechino. La Cina a conduzione Xi sta cercando di assorbire questa offensiva mostrando un’apparente assenza di reazione, ma sta accelerando un riarmo competitivo e scommettendo su uno scenario di rifiuto della conduzione Trump nel mondo e in America. L’analisi di Carlo Pelanda, professore di Economia presso UniMarconi

Minsk torna a parlare apertamente di guerra. Ma potrebbe essere un "trucco"

Lukashenko evoca apertamente la possibilità di un conflitto, mentre la Bielorussia intensifica esercitazioni, mobilitazione e investimenti militari. Sullo sfondo il tentativo russo di usare la pressione militare come leva negoziale verso Kyiv e l’Occidente

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