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L'economia sarà l'elefante nella Città proibita. Il punto di Forchielli

La visita di Trump a Pechino si inserisce in un triangolo in cui nessuno mira davvero a “disinnescare” la competizione, ma tutti cercano di renderla più gestibile. Per la Cina, è l’occasione di rafforzare la narrativa di una potenza assediata che risponde con più autosufficienza e più controllo statale. Per gli Stati Uniti, è un tentativo di codificare un decoupling selettivo che salvaguardi il vantaggio tecnologico senza precipitare in una recessione globale. L’analisi di Alberto Forchielli, managing director presso Mindful capital ventures

Per contenere il Dragone serve un G7+. La proposta di Pelanda

Di Carlo Pelanda

L’amministrazione Trump sta tentando di rimpicciolire l’area di influenza cinese in sud America, Africa, Medio Oriente, nonché di staccare Mosca da Pechino. La Cina a conduzione Xi sta cercando di assorbire questa offensiva mostrando un’apparente assenza di reazione, ma sta accelerando un riarmo competitivo e scommettendo su uno scenario di rifiuto della conduzione Trump nel mondo e in America. L’analisi di Carlo Pelanda, professore di Economia presso UniMarconi

Minsk torna a parlare apertamente di guerra. Ma potrebbe essere un "trucco"

Lukashenko evoca apertamente la possibilità di un conflitto, mentre la Bielorussia intensifica esercitazioni, mobilitazione e investimenti militari. Sullo sfondo il tentativo russo di usare la pressione militare come leva negoziale verso Kyiv e l’Occidente

E se l'ingresso del Canada nell'Ue non fosse solo una provocazione? Il commento di Castellaneta

Dal “51esimo Stato Usa” al possibile “ventottesimo membro Ue”: l’idea di avvicinare il Canada all’Unione è più simbolica che realistica, ma riflette un riassetto geopolitico. In un Occidente sotto pressione, Ottawa e Bruxelles cercano nuove forme di cooperazione strategica. Il commento di Giovanni Castellaneta

La guerra dei dazi spinge la Cina verso l’Europa? L'interrogativo di Fasulo

Di Filippo Fasulo

Bruxelles resta in equilibrio precario: allinearsi agli Usa costerebbe caro alle industrie, aprirsi alla Cina aggraverebbe le tensioni transatlantiche. Intanto alcuni Paesi europei guardano a Pechino, che deve però bilanciare export e rapporti globali. L’analisi di Filippo Fasulo, co-head dell’Osservatorio geoeconomia e senior research fellow presso l’Osservatorio Asia di Ispi

Il Tempio del Cielo e la nuova stagione Xi–Trump. L’analisi di Fardella

Dal simbolismo imperiale del Tempio del Cielo alla ricerca di una “coesistenza pacifica” tra grandi potenze, il summit Xi–Trump riflette il tentativo di Washington e Pechino di stabilizzare una rivalità sempre più sistemica. Entrambi i leader arrivano all’incontro indeboliti sul piano interno, ma accomunati dall’esigenza di evitare una rottura destabilizzante mentre competono su commercio, tecnologia e ordine globale

Starmer, il Re e la lezione inglese visti da Roma

Ore cruciali per la Gran Bretagna. Il crollo elettorale dei laburisti nelle ultime amministrative, ha acuito le divergenze interne nel partito di governo, aprendo di fatto una situazione di instabilità che potrebbe sfociare nelle dimissioni del primo ministro Starmer. Il tutto nel bel mezzo di varie scadenze istituzionali e di una delicata situazione bellica ed economica internazionale. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Il colosso militare che controlla l’economia cubana. Cosa sappiamo su Gaesa

Opaca, potentissima e legata ai vertici delle forze armate, Gaesa rappresenta il cuore economico del regime cubano. E Washington la considera il vero ostacolo a qualsiasi riforma dell’isola

Perché passa da Roma l'allargamento dell'Ue

Due i punti della riunione “Amici dei Balcani occidentali”. Primo: Albania, Montenegro e Serbia sono “quasi” in Ue e immediatamente dopo sarà il turno dell’Ucraina. Secondo: forme di cooperazione come l’accordo italo-albanese sui migranti, se intrecciato strategicamente ad iniziative come il Corridoio 8 e la connettività di collegamenti come Trieste-Belgrado, producono un sistema di investimenti strategici, anticamera dell’Unione europea di domani

Trump vola a Pechino con Wall Street, ma lascia a casa Nvidia? Ecco perché

La delegazione che accompagnerà Donald Trump a Pechino riunisce i vertici di Wall Street, Big Tech e dell’industria americana, confermando quanto l’interdipendenza economica tra Stati Uniti e Cina resti profonda. Ma l’assenza del ceo di Nvidia, Jensen Huang, rivela il vero messaggio strategico del viaggio: Washington considera ormai l’intelligenza artificiale e i semiconduttori avanzati una questione di sicurezza nazionale e competizione geopolitica

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