Secondo l’esperta, gli Stati Uniti dovrebbero aprire una nuova struttura per facilitare la raccolta di informazioni open-source e favorire l’innovazione. Ma senza trascurare il lavoro delle spie. “Anche in un’epoca di artificial intelligence, è necessaria la human intelligence”, come aveva spiegato Sir Alex Younger da capo di MI6

Gli Stati Uniti dovrebbero dare vita a una nuova, la diciannovesima, agenzia di intelligence dedicato all’open-source (fonti aperte) per “comprendere e sfruttare le tecnologie emergenti” e per non rimanere indietro. Può sembrare ridondante ma è “essenziale”. La proposta arriva da Amy Zegart, Morris Arnold and Nona Jean Cox Senior Fellow presso la Hoover Institution, Senior Fellow al Freeman Spogli Institute for International Studies della Stanford University, autrice del volume “Spies, Lies, and Algorithms: The History and Future of American Intelligence”.

“Finché l’open-source intelligence resterà inglobata in agenzie segrete che danno valore soprattutto alle informazioni clandestine, resterà abbandonata”, scrive l’esperta su Foreign Affairs. “La cultura della segretezza continuerà a bloccare l’adozione di strumenti tecnici all’avanguardia provenienti dal settore privato. Le agenzie faranno fatica ad attrarre e trattenere i talenti di cui hanno disperatamente bisogno per comprendere e utilizzare le nuove tecnologie. E gli sforzi per sfruttare il potere dei raccoglitori e degli analisti di open-source intelligence al di fuori del governo saranno vani”.

La proposta di Zegart parte da una constatazione: l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha rappresentato “un momento di svolta” per il mondo dell’intelligence. Basti pensare al flusso di informazioni diffuse dagli Stati Uniti e dal Regno Unito prima del 24 febbraio mettendo in guardia da attacchi false-flag che il Cremlino avrebbe usato per giustificare l’invasione: un “successo”, l’ha definito Leon Panetta, ex capo della CIA e del Pentagono, in una recente intervista rilasciata a Formiche.net. O anche alla grande condivisione di informazioni tra Ucraina, Stati Uniti, alleati e partner. O, ancora, al ruolo pubblico dei vertici delle agenzie (la CIA ha da poco lanciato un podcast). O, infine, al ruolo degli analisti su fonti aperte (ricordate il caso dell’agente russo Adela-Olga a Napoli rivelato da Bellingcat?) e all’utilizzo delle immagini satellitari (Maxar, che dice di fornire il 90% della “fondamentale intelligence geospaziale utilizzata dal governo degli Stati Uniti per la sicurezza nazionale”, sarà presto acquisita dalla società di private equity Advent acquista per 6,4 miliardi di dollari).

“L’intelligence non è più solo affare per le agenzie governative di spionaggio”, spiega Zegart. Tutto ruota attorno ai progressi progressi tecnologici: “Internet, i social media, i satelliti, l’analisi automatizzata e altre innovazioni hanno permesso ai civili di raccogliere, analizzare e diffondere l’intelligence”, scrive sottolineando anche però che il nuovo ambiente ha portato a un aumento di dati da elaborare e da minacce da affrontare. Una nuova agenzia offrirebbe diverse opportunità, continua: faciliterebbe il reclutamento trattandosi di informazioni non classificate; porterebbe innovazione, non solo informazioni, alla comunità di intelligence testando, per esempio, nuove tecnologie per lo spionaggio; creerebbe un circolo virtuoso tra servizio pubblico e settore privato; lascerebbe ai funzionari dell’intelligence la possibilità di concentrare sforzi e capacità sul loro lavoro esclusivo, cioè la racconta clandestina di informazioni.

Perché, di missioni simili, ce ne “saranno ancora”, prosegue Zegart. L’open source intelligence ha dei limiti, infatti. Ecco l’esempio dell’esperta: “Le immagini satellitari possono rivelare nuovi silos missilistici cinesi, ma non quello che i leader cinesi intendono fare con essi. Identificare gli oggetti o tracciare i movimenti online è importante, ma per generare una visione d’insieme ci vuole di più. I metodi segreti rimangono unici per capire ciò che i leader stranieri sanno, credono e desiderano”. Il nuovo mondo, più aperto e tecnologico, va affrontato in maniera sinergia. Non ci sono, infatti, alternative tecnologiche a operativi e agenti. “Anche in un’epoca di artificial intelligence, è necessaria la human intelligence”, come aveva spiegato Sir Alex Younger, allora capo del Secret Intelligence Service (MI6), a fine 2018, sostenendo la necessità per l’intelligence di gestire le innovazioni.

(Foto: Maxar.com)

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