L’AI Impact Summit di Nuova Delhi segna l’ingresso dell’India tra i protagonisti della governance globale dell’intelligenza artificiale, puntando su inclusione, regole comuni e cooperazione.Tra diplomazia tecnologica, accordi strategici e presenza europea, emerge un nuovo equilibrio internazionale in cui l’AI diventa leva di potere politico ed economico
Il vertice indiano sull’intelligenza artificiale non è stato solo una conferenza: è stato un punto di svolta globale
Quando l’India ha accolto il mondo all’India AI Impact Summit 2026 a Nuova Delhi, non ha semplicemente organizzato un grande evento tecnologico. Ha lanciato un segnale preciso: la geopolitica dell’innovazione sta cambiando. Per cinque giorni, capi di Stato e di governo, amministratori delegati delle principali aziende tecnologiche, ricercatori, startup e migliaia di professionisti del settore si sono riuniti al Bharat Mandapam per discutere non solo di algoritmi e potenza di calcolo, ma del futuro stesso della governance dell’intelligenza artificiale.
Al centro del vertice vi era un concetto chiave: inclusione e responsabilità condivisa. Il Primo Ministro Narendra Modi ha presentato l’IA non come una competizione a somma zero, ma come una sfida globale che richiede cooperazione, fiducia e regole comuni. La Dichiarazione finale di Nuova Delhi, sostenuta da più di ottanta Paesi e organizzazioni internazionali, ha riaffermato l’impegno verso uno sviluppo etico, trasparente ed equo dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di garantire che i benefici della tecnologia raggiungano tutte le società, non soltanto le economie più avanzate.
Uno dei momenti diplomatici più rilevanti è stata la visita ufficiale del Presidente francese Emmanuel Macron. Invitato dal Primo Ministro Modi, Macron ha trascorso tre giorni in India, partecipando alle sessioni del vertice e tenendo incontri bilaterali di alto livello. La sua presenza ha sottolineato la centralità della cooperazione tecnologica nel partenariato strategico tra India e Francia, rafforzando il messaggio che la leadership nell’IA deve essere accompagnata da valori democratici, standard condivisi e solide garanzie etiche.
Il summit è diventato così non solo una piattaforma tecnologica, ma anche un crocevia diplomatico. Accanto alla Francia, numerosi leader provenienti da Europa, Africa, Asia e America Latina hanno utilizzato l’occasione per consolidare relazioni bilaterali e multilaterali, riconoscendo nell’intelligenza artificiale un pilastro della futura architettura economica e strategica globale.
Anche l’Italia ha svolto un ruolo attivo. Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha rappresentato il governo italiano, partecipando ai lavori ministeriali e promuovendo la presenza nazionale attraverso un Padiglione Italia dedicato all’innovazione, alla supercalcolazione e alle eccellenze industriali. La partecipazione italiana ha evidenziato la volontà di Roma di contribuire alla definizione delle regole globali sull’IA, rafforzando al contempo le relazioni economiche con Nuova Delhi.
Non si è trattato solo di diplomazia simbolica. A margine del vertice è stato annunciato un accordo trilaterale tra Italia, India e Kenya per sostenere lo sviluppo di infrastrutture e competenze nel campo dell’intelligenza artificiale in Africacreando sinergie con Piano Mattei. Un’iniziativa che collega innovazione tecnologica e sviluppo sostenibile, inserendosi in una visione più ampia di cooperazione strategica tra Europa, Indo-Pacifico e continente africano.
Il vertice ha inoltre offerto l’opportunità per numerosi incontri bilaterali del Primo Ministro Modi con leader europei e mediorientali, nonché con rappresentanti delle Nazioni Unite, a conferma del fatto che l’IA è ormai parte integrante delle agende diplomatiche di alto livello.
Il successo dell’India AI Impact Summit non risiede soltanto nella presenza dei grandi attori globali o dei giganti tecnologici internazionali. Sta nella capacità di riunire Paesi sviluppati ed emergenti, grandi imprese e startup, istituzioni multilaterali e centri di ricerca attorno a una visione condivisa: costruire un ecosistema dell’intelligenza artificiale più distribuito, più cooperativo e più responsabile.
In questo senso, l’India non ha semplicemente ospitato un evento. Ha affermato la propria ambizione di essere protagonista nella definizione delle regole del futuro digitale. E l’Europa, attraverso la partecipazione di leader come Macron e Urso, ha mostrato di voler essere parte attiva di questo nuovo equilibrio tecnologico globale.
L’intelligenza artificiale non è più solo una questione tecnica. È diventata terreno di confronto strategico, economico e valoriale. A Nuova Delhi si è compreso che la sfida non riguarda soltanto chi svilupperà i modelli più potenti, ma chi saprà costruire un sistema globale in cui innovazione e responsabilità procedano insieme.
E questo, più di ogni annuncio o protocollo firmato, è il vero risultato politico del vertice indiano.
















