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Peace through commerce, per un nuovo ordine mondiale basato sulle regole

Dopo i raid di Stati Uniti e Israele in Iran, il “peace through commerce” rappresenta la leva per un ordine internazionale fondato su regole e interdipendenza economica. Il commento di Simone Crolla, managing director di Amcham

Alla luce dei recenti bombardamenti effettuati dagli Stati Uniti e da Israele contro obiettivi in Iran, è essenziale collocare questi eventi nel più ampio contesto della sicurezza regionale e della crisi del multilateralismo.

Queste azioni, per quanto gravi, vanno anche comprese come parte di uno sforzo volto a prevenire scenari potenzialmente ben più pericolosi per il Medio Oriente e per la stabilità internazionale.

Gli Stati Uniti e Israele si confrontano da anni con minacce esplicite e persistenti legate alla postura regionale dell’Iran e alle sue ambizioni nucleari.

Dopo lunghi e spesso discontinui tentativi diplomatici sulla questione nucleare iraniana e sulla sicurezza regionale, la decisione di ricorrere ad azioni militari mirate può essere letta come un tentativo di scongiurare situazioni in cui la deterrenza fallisce, l’escalation diventa incontrollabile e il costo, in termini di vite umane e di destabilizzazione strategica, risulterebbe incomparabilmente più alto.

Il diritto degli Stati di proteggere i propri cittadini da minacce imminenti e credibili è un caposaldo della prassi internazionale, soprattutto quando i canali diplomatici appaiono bloccati o inefficaci.

Allo stesso tempo, questi eventi mettono ancora una volta in luce i limiti dell’attuale sistema multilaterale.

Troppo spesso la comunità internazionale reagisce invece di prevenire, e le Nazioni Unite vengono relegate al ruolo di commentatore, chiamate solo a esprimere preoccupazione anziché incidere davvero sugli esiti delle crisi.

Se l’ordine internazionale fondato sulle regole vuole mantenere credibilità, non può rimanere spettatore quando in gioco vi sono questioni fondamentali di sicurezza.

Per questo motivo, la prossima fase di questa crisi dovrebbe vedere un ruolo delle Nazioni Unite molto più forte e proattivo.

L’Onu ha la legittimità e gli strumenti per ergersi a vera e propria clearing house politico diplomatica della crisi: un luogo in cui le preoccupazioni vengano messe sul tavolo, le informazioni e le evidenze siano condivise e valutate, le linee rosse chiarite e i meccanismi di de escalation progettati e monitorati.

Ciò significa convocare i principali attori, facilitare canali di dialogo riservati e offrire quadri negoziali concreti in grado di ridurre i rischi, affrontando al tempo stesso le cause profonde che hanno condotto alla situazione attuale.

Quel che accadrà ora metterà alla prova sia la legittimità dell’azione preventiva sia la rilevanza delle istituzioni multilaterali. Gli Stati Uniti e Israele hanno segnalato che lasciare la situazione andare alla deriva non era più accettabile.

Spetta adesso alle Nazioni Unite dimostrare di saper trasformare questo momento di tensione acuta in un rinnovato processo diplomatico, capace di tutelare la sicurezza regionale e globale, riaffermando al contempo che il diritto internazionale e i meccanismi collettivi restano la via preferenziale per gestire le crisi più pericolose del mondo.

In questo contesto, il mondo delle imprese e delle camere di commercio, a partire dall’American Chamber of Commerce, ribadisce la propria convinzione che la pace possa essere costruita e consolidata anche attraverso il commercio, gli investimenti e
l’integrazione economica: peace through commerce.

Rafforzare gli scambi legali, trasparenti e basati su regole condivise significa creare interessi comuni, ridurre gli incentivi al conflitto e offrire alle società civili opportunità concrete di crescita e stabilità.

Il principio di peace through commerce, radicato in una lunga tradizione di pensiero che lega commercio, interdipendenza economica e riduzione dei conflitti, assume oggi un significato particolarmente concreto di fronte a quanto sta accadendo in Iran.

Le tensioni militari e il rischio di escalation non minacciano solo la sicurezza regionale, ma anche catene di approvvigionamento, investimenti e prospettive di sviluppo.

In questo senso, peace through commerce non è un’alternativa ingenua alla deterrenza, ma un pilastro complementare di un nuovo ordine mondiale più cooperativo, in cui la gestione delle crisi di sicurezza si accompagni alla costruzione di opportunità economiche che rendano la pace una scelta razionale e conveniente per tutti gli attori coinvolti.


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