Skip to main content

Sulle Chagos Londra si riallinea a Washington. Cosa è successo

Il passo indietro di Londra, che arriva dopo un nuovo cambio di posizione dell’amministrazione Trump, congela il passaggio di sovranità dell’arcipelago dell’oceano indiano. Ma il processo è tutt’altro che concluso

La saga delle Chagos non sembra destinata a trovare presto una sua conclusione. Nelle scorse ore, infatti, l’accordo con cui il Regno Unito avrebbe dovuto trasferire la sovranità dell’arcipelago a Mauritius è stato congelato a tempo indeterminato dal governo presieduto da Keir Starmer, cedendo alle pressioni del partner statunitense. Alla base dello stop c’è il cambio di posizione dell’amministrazione di Donald Trump, che dopo un iniziale via libera ha bollato l’intesa come “un grave errore”. Una presa di distanza che ha avuto effetti immediati, spingendo Londra a dichiarare di non voler procedere senza il pieno sostegno degli Stati Uniti.

Il piano originale prevedeva la cessione formale delle isole allo stato di Mauritius, mantenendo però il controllo operativo della base militare di Diego Garcia attraverso un leasing di 99 anni. Un compromesso pensato per conciliare le crescenti pressioni internazionali per la decolonizzazione dell’arcipelago con le esigenze strategiche di Stati Uniti e Regno Unito. La base di Diego Garcia resta infatti un nodo cruciale. La base congiunta anglo-americana rappresenta da decenni uno degli avamposti più importanti per le operazioni militari occidentali, dal Medio Oriente all’Asia. Garantirne la sicurezza e la continuità operativa è la priorità dichiarata del governo inglese, che continua a considerare l’accordo come la soluzione migliore per mettere al riparo la struttura da possibili contenziosi legali internazionali.

Ma l’evolversi del contesto geopolitico ha complicato tutto. Il deterioramento dei rapporti tra Starmer e Trump, acuito dalle divergenze sulla guerra contro l’Iran (e anche dall’attacco lanciato da Teheran contro la stessa base, in cui ha mostrato al mondo di avere capacità d’azione in un raggio decisamente maggiore di quanto si pensasse), ha reso politicamente insostenibile procedere sul percorso tracciato. Sullo sfondo si aggiungono inoltre preoccupazioni strategiche più ampie. L’opposizione britannica, insieme ad alcuni settori dell’establishment americano, teme che un cambio di sovranità possa aprire spazi di influenza per potenze come Cina e Russia in un’area altamente sensibile dell’Oceano Indiano.

Nonostante lo stop, Londra non considera chiusa la partita. Il governo britannico continua a sostenere che l’intesa rappresenti la soluzione migliore per garantire sia la stabilità legale sia la sicurezza strategica della base di Diego Garcia. Tuttavia, senza il sostegno degli Stati Uniti, ogni passo avanti appare al momento improbabile. Anche il procuratore generale di Mauritius Gavin Glover ha parlato della necessità di trovare un “terreno comune” tra Regno Unito e Stati Uniti, confermando nuovi colloqui nelle prossime settimane. Segno che il negoziato non è definitivamente morto, ma sospeso in attesa di condizioni politiche più favorevoli. Che difficilmente arriveranno prima della cessazione delle ostilità tra Washington e Teheran.


×

Iscriviti alla newsletter