Migliaia di cittadini israeliani hanno ricevuto nella notte messaggi attribuiti a reti vicine all’intelligence iraniana, con inviti a collaborare, segnalare obiettivi sensibili e condividere video degli attacchi. Reclutamento immediato o pressione psicologica sulla popolazione civile?
Una raffica di messaggi notturni per offrire denaro, chiedere informazioni sensibili e ricordare agli israeliani che l’Iran può raggiungerli anche dentro i loro telefoni.
Secondo quanto riferito dal Telegraph, migliaia di cittadini israeliani hanno ricevuto nell’arco di poche ore decine di sms in ebraico, alcuni apertamente intimidatori, altri costruiti come veri e propri appelli alla collaborazione con la Repubblica islamica. L’obiettivo? Secondo la National Cyber Directorate israeliana, era quello di “creare panico” e alimentare un senso di vulnerabilità diffusa nella popolazione.
I messaggi
Uno dei vari sms, citato dal quotidiano britannico, recitava: “La Repubblica islamica dell’Iran vi invita a cooperare sul piano dell’intelligence. Per collaborare, contattate le ambasciate iraniane nei vari Paesi o uno degli attivisti cyber iraniani su internet. Costruite ora il vostro futuro”.
Altre comunicazioni invitavano i destinatari a segnalare installazioni militari israeliane sensibili, indicandole su una mappa online. In un ulteriore messaggio, l’Iran si diceva disposto ad “acquistare” video della guerra contro Israele. Materiale che, secondo gli analisti citati dal Telegraph, potrebbe essere sfruttato per valutare l’efficacia degli attacchi e migliorare la precisione di droni e missili.
Accanto al tentativo di raccolta informativa, emerge con nettezza la dimensione intimidatoria. Alcuni sms promettevano imminenti attacchi dal cielo, con formule allusive come: “Presto vedrete stelle nella notte che non sono stelle” e “vedrete il sole nei cieli notturni”, in apparente riferimento ai lanci di missili balistici iraniani.
Numeri sottratti a vecchi database
Le autorità israeliane hanno escluso una compromissione diretta dei telefoni cellulari. I numeri, spiegano gli esperti, sarebbero stati ricavati da vecchi database e liste di distribuzione finite nel tempo in circolazione. I messaggi risultavano inviati da mittenti fittizi come “IntelOP”, “Apocalypse” e “BibiAlerts”, nomi che, secondo la ricostruzione del Telegraph, potrebbero fungere da copertura per ambienti riconducibili al ministero dell’Intelligence iraniano.
La polizia israeliana ha riferito di aver ricevuto numerose chiamate da cittadini preoccupati. La National Cyber Directorate ha invitato a non aprire i link contenuti nei messaggi e a non inoltrarli ulteriormente, per evitare di amplificarne la diffusione.
Più pressione psicologica che forza
La campagna è stata presentata da Teheran come una dimostrazione di capacità. Viceversa, secondo analisti israeliani citati dal Telegraph, l’operazione tradisce semmai nervosismo e debolezza, un’operazione rumorosa e poco sofisticata sul piano tecnico, concepita per incidere sul morale dell’opinione pubblica più che per produrre effetti immediati sul terreno.
Eppure il fenomeno non va liquidato come semplice spam intimidatorio. Resta alto il rischio del reclutamento opportunistico di cittadini disposti a fornire informazioni in cambio di denaro. Negli ultimi mesi, diversi israeliani, compresi soggetti con incarichi sensibili nell’apparato militare, sono stati arrestati con l’accusa di aver collaborato con l’intelligence iraniana. Tra i casi richiamati dal Telegraph figurano anche militari impegnati in funzioni delicate, come la gestione del sistema di difesa antimissile Iron Dome.
Una tecnica già vista in Ucraina
Il Telegraph ricorda che la Russia ha impiegato formule simili in Ucraina, inviando messaggi a cittadini ucraini con offerte di denaro in cambio di sabotaggi. In entrambi i casi, l’attività tenta di trasformare singoli individui in risorse occasionali, sfruttando bisogno economico, risentimento, curiosità o semplice imprudenza.
La raffica di sms contro Israele mostra così un tratto ormai distintivo dei conflitti contemporanei, che fanno della sovrapposizione tra operazioni psicologiche, reclutamento digitale e pressione sulla società civile il loro marchio di fabbrica.
















