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Londra schiera i suoi droni navali per la sicurezza di Hormuz. Cosa ha detto Headley

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Il Regno Unito ha annunciato il dispiegamento di Usv nello Stretto di Hormuz nell’ambito di una missione multinazionale a guida britannico-francese. Ma solo nel caso di raggiungimento di un cessate il fuoco tra Usa e Iran

Il Regno Unito punta sui droni navali per rafforzare la sicurezza nello Stretto di Hormuz. Il segretario alla Difesa britannico John Healey ha infatti annunciato che Londra metterà a disposizione i suoi Unmanned Surface Vessels (Usv) per contribuire alla protezione del traffico marittimo nell’area, a condizione che venga raggiunto un cessate il fuoco stabile in Medio Oriente.

L’annuncio è arrivato durante una riunione dei ministri della Difesa ospitata a Londra e guidata proprio da Healey, in un momento particolarmente delicato sia sul piano internazionale sia su quello politico interno britannico. La missione multinazionale, guidata congiuntamente da Regno Unito e Francia, avrebbe il compito di rassicurare il traffico commerciale internazionale e garantire la sicurezza di una delle rotte energetiche più strategiche al mondo.

Le nuove piattaforme senza equipaggio si aggiungerebbero ai sistemi autonomi britannici per la caccia alle mine già disponibili nell’area e al dispiegamento avanzato del cacciatorpediniere Hms Dragon, unità Type-45 della Royal Navy specializzata nella difesa aerea. La scelta di puntare sugli Usv conferma il crescente interesse delle marine occidentali verso sistemi navali autonomi destinati a missioni di sorveglianza, pattugliamento e protezione delle infrastrutture marittime critiche. Lo Stretto di Hormuz rappresenta infatti uno snodo essenziale per il commercio energetico globale, e la sua chiusura o destabilizzazione avrebbe conseguenze immediate sui mercati internazionali.

Non è però ancora chiaro quali specifici modelli verranno impiegati dal Regno Unito nello Stretto di Hormuz. Londra non ha fornito dettagli tecnici sulle piattaforme che potrebbero essere integrate nella missione multinazionale guidata insieme alla Francia, ma diversi elementi suggeriscono un possibile collegamento con il più ampio processo di trasformazione della Royal Navy verso una “Hybrid Navy”, cioè una forza composta da unità tradizionali affiancate da sistemi autonomi e senza equipaggio.

Lo scorso marzo la Royal Navy ha annunciato l’acquisizione di 20 imbarcazioni di superficie senza equipaggio sviluppate dalla britannica Kraken Technology Group nell’ambito del “Project Beehive”, programma da 12,3 milioni di sterline destinato a sperimentare l’integrazione operativa tra mezzi con e senza equipaggio. Le piattaforme, destinate al Coastal Forces Squadron e ai Royal Marines, saranno utilizzate per attività operative, addestramento e sviluppo tecnologico, e potrebbero rappresentare un primo indizio sulle capacità che Londra intende schierare in scenari sensibili come quello del Golfo Persico.

Tuttavia, il piano britannico resta subordinato alla possibilità di raggiungere una tregua duratura tra Stati Uniti e Iran. Secondo quanto riportato da Politico, Teheran avrebbe inviato domenica una controproposta a Washington per porre fine al conflitto e riaprire lo Stretto di Hormuz, proposta però respinta dal presidente americano Donald Trump, che l’avrebbe definita “totalmente inaccettabile”.


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