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Ue-India, passa da Roma il futuro della cooperazione. Meloni riceve Modi

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Da sempre Meloni osserva che l’Italia può legittimamente ambire a diventare uno snodo strategico per i flussi tra Mediterraneo, Africa ed Europa. Proprio quelle grandi prospettive di crescita sono legate allo sviluppo del corridoio economico Imec, grazie a un progetto di connettività indo-mediterranea dove Roma è snodo naturale e indispensabile, anche alla luce delle sue condizioni geostrategiche assolutamente vantaggiose. All’orizzonte la firma dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India

Tutto pronto a Villa Pamphili per l’arrivo del Primo Ministro dell’India, Narendra Modi. Il vertice bilaterale con Giorgia Meloni serve a cementare una volta di più una partnership ormai altamente strategica, impreziosita da quella sintonia personale tra i leader ribattezzata dai media “Melodi”. Imec, difesa ed energia al centro dell’incontro (ma senza dimenticare le evoluzioni politiche in seno alla Brics).

Il quadro di instabilità generale, certamente preoccupante, è un elemento che può paradossalmente rafforzare il legame tra Roma e Nuova Dehli, con quest’ultima che dedica all’Italia una particolare attenzione. Nelle geometrie immaginate da Modi per il futuro (ma anche per il presente) del suo governo, senza dubbio l’Italia incarna una tappa di primaria importanza, anche perché si apre all’orizzonte la firma dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India, che dovrebbe aumentare in modo significativo il commercio Ue-India e Italia-India.

Dunque il respiro europeo delle relazioni tra India e Italia trova una base concettuale in un numero: 25. Ue e India rappresentano un quarto della popolazione mondiale, con due miliardi di persone. Ovvero il 25% del Pil mondiale. Per cui l’accordo porterà a un aumento delle esportazioni di merci europee del 107,6% annuo entro il 2032; a un risparmio sui dazi per gli esportatori europei di 4 miliardi di euro all’anno, in virtù di dazi eliminati o ridotti nell’ordine del 90%.

Uno scenario fortemente interessante, a cui si somma il peso delle relazioni con l’Italia che prevede come è noto l’attuazione del Piano d’azione strategico congiunto 2025-2029 con l’obiettivo di implementare una cooperazione in vari settori come difesa e sicurezza, energia pulita, innovazione, scienza e tecnologia, a cui si somma come ciliegina sulla torta il commercio bilaterale, che ha raggiunto i 16,77 miliardi di dollari nel 2025.

Da sempre Meloni osserva che Roma può legittimamente ambire a diventare uno snodo strategico per i flussi tra Mediterraneo, Africa ed Europa: proprio quelle grandi prospettive di crescita sono legate allo sviluppo del corridoio economico Imec, grazie ad un progetto di connettività indo-mediterranea dove Roma è snodo naturale e indispensabile, anche alla luce delle sue condizioni geostrategiche assolutamente vantaggiose.

Uno degli scali più rilevanti è quello di Trieste, il porto più settentrionale del Mediterraneo, già incorniciato nella cosiddetta catena del valore mitteleuropeo. Inoltre vanta peculiarità tecniche utili alla gestione delle grandi navi cargo che viaggiano dall’Asia o per l’Asia. Ma non è tutto, perché nel progetto anche gli Emirati Arabi Uniti sono in prima fila, quindi con implicazioni in quei Paesi del Golfo con cui da tempo Palazzo Chigi vanta proficue interlocuzioni. Non a caso Modi giunge a Roma dopo le tappe negli Emirati Arabi Uniti, in Olanda, Svezia e Norvegia, tutte caratterizzate da una profondità strategica oggettiva.

Infine il tema Brics: sulla guerra i recenti colloqui dei membri si sono conclusi senza una dichiarazione congiunta, mentre si acuiscono le divisioni interne. Era stato lo stesso ministro degli Esteri iraniano ad esortare gli Stati membri a condannare le “violazioni del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti e di Israele”. Ma i Brics non si sentono un’alleanza militare (perché non lo sono e mai lo saranno), bensì un’assise molto diversificata al proprio interno con posizioni divergenti.


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