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Perché l’Ue permette a Kyiv di comprare componenti cinesi coi suoi fondi

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Bruxelles consentirà all’Ucraina di usare parte del nuovo fondo europeo per la difesa per acquistare componenti di droni prodotti in Cina. Una deroga che fotografa il divario tra le ambizioni industriali dell’Europa e le capacità della sua base produttiva

Le necessità belliche dei partner rappresentano una priorità rispetto alle proprie ambizioni industriali. Questa pare essere la linea seguita da Bruxelles, che a quanto pare consentirà all’Ucraina di utilizzare parte dei fondi del nuovo programma europeo di prestiti per la difesa per acquistare componenti per droni prodotti in Cina. Secondo il Financial Times, l’esenzione riguarderebbe la prima tranche da 5,9 miliardi di euro del nuovo fondo europeo destinato all’Ucraina, parte di un programma complessivo da 60 miliardi dedicato agli acquisti per la difesa. La deroga consentirà a Kyiv di acquistare in Cina quei componenti che l’industria europea non è ancora in grado di fornire in quantità sufficienti o con la rapidità richiesta dal fronte.

La scelta rappresenta una significativa eccezione rispetto all’impianto del programma europeo. Le regole prevedono infatti che i sistemi acquistati con risorse comunitarie provengano prevalentemente dall’Unione europea, dall’Ucraina o da Paesi partner autorizzati, come il Canada. Anche altri Stati possono entrare nel meccanismo sottoscrivendo un partenariato di sicurezza con Bruxelles e contribuendo al programma, come nel caso del Regno Unito che ha aderito proprio questa settimana. Per i fornitori esterni al perimetro autorizzato è previsto normalmente un limite per cui non più del 35% del valore di un contratto può essere costituito da componenti provenienti da Paesi terzi. Tuttavia, il regolamento contempla una clausola di flessibilità nel caso in cui materiali essenziali non siano disponibili nei Paesi partner in tempi compatibili con le esigenze operative. È proprio questa disposizione che Kyiv ha invocato per ottenere il via libera agli acquisti dalla Cina.

La decisione fotografa il divario ancora esistente tra le ambizioni dell’Europa e le capacità effettive della sua base industriale della difesa. Negli ultimi anni Bruxelles ha legato sempre più strettamente gli aiuti militari allo sviluppo della produzione continentale, nel tentativo di rafforzare la capacità industriale europea e ridurre le dipendenze esterne. Ma il settore dei droni continua a rappresentare un’eccezione.

L’Ucraina ha costruito durante la guerra uno dei comparti industriali della difesa più dinamici d’Europa, con aziende che sono riuscite ad aumentare rapidamente la produzione di velivoli senza pilota e di sistemi autonomi, spesso innovando più velocemente rispetto ai produttori occidentali. Tuttavia il ritmo dei consumi sul campo di battaglia resta superiore alla capacità produttiva, soprattutto per quanto riguarda componenti chiave come motori elettrici, batterie al litio, sensori, moduli di comunicazione e altri elementi elettronici, molti dei quali continuano a essere prodotti prevalentemente in Cina.

Secondo le autorità ucraine, oggi i droni sarebbero responsabili di circa l’80% delle perdite inflitte alle forze russe sul campo di battaglia. Una percentuale che spiega perché garantire continuità alle linee produttive sia diventato un imperativo strategico, anche a costo di derogare ai principi dell’autonomia industriale europea.

Il provvedimento evidenzia anche il ruolo ambiguo assunto da Pechino nel conflitto. L’Unione europea continua infatti ad accusare la Cina di rappresentare “il principale facilitatore” dell’aggressione russa, attraverso il sostegno all’industria militare di Mosca e la fornitura di tecnologie dual use. Allo stesso tempo, però, la stessa filiera industriale cinese alimenta anche una parte significativa della produzione di droni ucraina, dimostrando quanto le catene globali dell’elettronica siano ancora difficili da sostituire.

La scelta di Bruxelles appare dunque meno come un cambio di linea politica nei confronti della Cina e più come il riconoscimento di una realtà industriale. Finché l’Europa non riuscirà a costruire una filiera autonoma per i componenti critici dei droni, sostenere lo sforzo bellico ucraino significherà inevitabilmente fare i conti con una dipendenza che il conflitto, anziché ridurre, ha reso ancora più evidente.

 


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