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Hormuz, non solo caro benzina. Chi guadagna dal noleggio delle petroliere

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I contratti per la costruzione di nuove petroliere nel 2026 hanno già raggiunto i 60 milioni di tonnellate di portata lorda per 234 navi, per cui l’anno in corso (che non è ancora finito) già adesso è quello con il maggior numero di contratti per petroliere mai registrato. Gli elevati noli e la necessità di sostituire una flotta sempre più obsoleta hanno entrambi incentivato i contratti

Non c’è solo il caro benzina come principale conseguenza della crisi a Hormuz, ma anche un notevole cambio di domanda-offerta per quanto riguarda il settore navi. Gli armatori stanno ordinando più petroliere che mai, con un aumento esorbitante di lavoro per i cantieri navali. E per la prima volta, le navi usate costano persino di più di quelle nuove.

Questo il quadro che emerge dai dati forniti da Veson Nautical, società di consulenza specializzata nel settore marittimo, e da AXS Marine, secondo cui i cinque maggiori armatori mondiali di petroliere hanno effettuato ordini per oltre 100 navi cisterna, per un valore totale superiore a 8,4 miliardi di dollari. Al primo posto svetta il greco George Procopiou con 36 nuovi ordini per un valore di 3,8 miliardi di dollari, a seguire la cinese Yangzijiang Maritime Development Ltd. con ordini per 28 nuove navi dai 1,9 miliardi di dollari, terzo posto per la greca Capital Maritime con 11 ordini di nuove costruzioni per un valore di 1,3 miliardi di dollari.

Oltre agli ordini in costruzione, gli armatori greci si classificano al primo posto anche per valore totale della flotta di petroliere attive. I primi cinque Paesi in questa classifica sono: Grecia, Cina, Giappone, Singapore e Corea del Sud. Inoltre secondo i dati raccolti da Allied Shipbroking, le transazioni relative a nuove costruzioni navali anche nel mese di giugno hanno fatto registrare numeri interessantissimi, dimostrando chiaramente che l’interesse degli investitori greci per le nuove navi non ha subito rallentamenti, anzi la crisi a Hormuz sta innescando un aumento degli ordini. Per cui l’attività di costruzione di nuove navi legate alla Grecia ha superato quella delle navi usate nel solo mese di giugno, con le petroliere in testa alle contrattazioni complessive.

Altro numero che fa riflettere quello relativo a Samsung Heavy Industries che ha conquistato un ordine per due petroliere da una compagnia di navigazione con sede alle Bermuda. Il contratto ha un valore di 189 milioni di dollari, con un prezzo di circa 94,5 milioni di dollari per nave, e la consegna è prevista entro maggio 2029. Secondo alcuni media l’armatore che ha commissionato la nave è JPMorgan che nel solo 2026 ha ordinato già 12 nuove navi (tre navi metaniere, quattro Very Large Crude Carrier e cinque petroliere).

Per la prima volta dal 2021 il volume annuale degli ordini di Samsung Heavy Industries supera i 10 miliardi di dollari: altro segnale che la crisi nello stretto ha innescato una serie di effetti a catena che vanno oltre i bombardamenti o i mancati accordi fra le parti, ma investono una serie di settori interconnessi.

Più in generale i contratti per la costruzione di nuove petroliere nel 2026 hanno già raggiunto i 60 milioni di tonnellate di portata lorda per 234 navi, per cui l’anno in corso (che non è ancora finito) già adesso è quello con il maggior numero di contratti per petroliere mai registrato. Gli elevati noli e la necessità di sostituire una flotta sempre più obsoleta hanno entrambi incentivato i contratti.


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