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Credere in ciò che unisce è il coraggio della pace

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Da Antonella Sberna a Luciano Portolano, da Orazio Schillaci a Maurizio Leo, istituzioni ed esperti si sono confrontati a Roma sul valore della pace come bene comune da costruire attraverso responsabilità, cooperazione e coraggio. Il racconto di Elvira Frojo

La pace non è assenza di conflitto. È una scelta. In famiglia, nelle relazioni, nella società e nel mondo del lavoro. Unisce questa consapevolezza il dibattito promosso il 16 settembre scorso, per la prossima Giornata internazionale della pace, da Remind – associazione delle buone pratiche dei settori produttivi della Nazione, nella quarta edizione de Il coraggio della pace by remind tenutasi a Palazzo del Commendatore, a Borgo Santo Spirito, Roma.

Un luogo simbolico di incontro, per un convegno che pone la persona al centro della riflessione sul dialogo e la cooperazione tra i popoli per costruire un futuro di stabilità, sicurezza e sviluppo condiviso, in una visione sinergica tra istituzioni, imprese e società civile. Un’utopia la pace? Qual è il coraggio necessario in tempi difficili? “La pace comincia con un sorriso”, è l’insegnamento di Santa Teresa di Calcutta. Nel palazzo rinascimentale realizzato nel 1565 da Nanni di Baccio Bigio, allievo di Antonio da Sangallo, all’interno del Complesso di Santo Spirito in Sassia, le scene dei dipinti riprodotti sulle pareti affrescate da Jacopo e Francesco Zucchi ripercorrono la storia del più antico ospedale d’Italia descrivendo le opere che ne caratterizzavano la missione di cura medica e accoglienza per gli “ultimi”, i più poveri, ammalati, donne indigenti, bambini abbandonati.

Parlare di guerra significa confronto tra prospettive diverse, per affermare la necessità di unire sensibilità e competenze in una comune responsabilità, in un mondo lacerato da tensioni geopolitiche, rischi per trasformazioni tecnologiche, crisi energetiche e ambientali che interrogano le democrazie e le coscienze dei popoli. Una intensa giornata di lavori aperta presso il Santuario della Misericordia con una Messa nel ricordo di mamma Adele – madre di Paolo Crisafi, presidente Remind – testimone della forza gentile della pace, e dedicata a tutte le mamme. Dopo il saluto di Giuseppe Quintavalle, direttore generale Asl Roma 1 e presidente della Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere, rappresentanti delle istituzioni e della difesa, del mondo religioso, sanitario e dell’economia, dell’informazione, nel Salone del Commendatore, raccontano, con consapevolezza e rigore, come poter costruire una pace stabile evocando il coraggio.

La pace come “infrastruttura civile della nazione” per guardare la realtà, combattere la paura e il disorientamento del drammatico presente immaginando un possibile futuro. Da costruire con impegno quotidiano, come evidenzia il presidente Paolo Crisafi, Cavaliere di Gran Croce. Una “civiltà dell’amore”, afferma richiamando l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, non nasce da un singolo gesto, ma da una somma di responsabilità e comportamenti quotidiani. Disarmare le parole, costruire la pace nella giustizia, guardare alle persone e alle loro fragilità, coltivare il dialogo, riguarda tutti noi. Perché la pace si costruisce anche nel modo in cui scegliamo di guardarci, ascoltarci e parlarci. In questo senso, pubblico e privato hanno una responsabilità che va oltre i rispettivi ruoli e interessi: contribuire al benessere e alla tutela di famiglie e imprese, alla solidità delle comunità e alla riduzione delle distanze che alimentano sfiducia e contrapposizione. Il coraggio che, oggi, chiediamo non è quello di rinunciare alle proprie idee, ma di fare delle differenze un’occasione di confronto e del confronto uno strumento di crescita, benessere e coesione. È da questa capacità che può nascere una pace giusta e duratura: non soltanto un principio da affermare, ma un bene comune da costruire e custodire insieme, sottolinea il presidente Remind.

La pace richiede coraggio non solo per combattere e resistere ma anche per fermarsi, ascoltare le ragioni dell’altro e individuare soluzioni, è il messaggio di Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo, per una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, come auspicata dal pontefice. Disarmare ciò che alimenta conflitti e divisioni significa mettere al centro la persona, il suo benessere, la sua sicurezza, costruendo una vera cultura della comunità e creare le condizioni per una pace duratura, afferma Sberna, in un’Europa forte, coesa e più consapevole della propria missione, in grado di promuovere il dialogo e costruire mediazioni. “Ed è forse proprio questo il vero coraggio della pace, continuare a credere in ciò che unisce, e che ciò che unisce possa essere più forte di ciò che divide, lavorare ogni giorno perché lo diventi”.

La pace va costruita con sacrificio, con reale volontà di cambiamento. Amore, giustizia, libertà e verità, i quattro pilastri della pace. Il primo atto di coraggio è guardare il mondo per quello che è, non per quello che vorremmo che fosse, sottolinea Luciano Portolano, Capo di Stato Maggiore della Difesa. La pace non è una conquista definitiva. Si costruisce e si difende ogni giorno, con scelte difficili e, talvolta, impopolari. Instabilità diffusa, accelerazione tecnologica e iperconnessione sono le tre dinamiche da riconoscere. La pace è condizione attiva e positiva. Un ordine sociale da ricercare costantemente attraverso il superamento della violenza strutturale e culturale. Ripudiare la guerra non significa, dunque, ignorarla ma conoscerla abbastanza da sapere cos’è e impegnarsi per scongiurarla. E secondo Salvatore Cuoci, sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito, in uno scenario internazionale sempre più complesso, diplomazia e multilateralismo vanno sostenuti da capacità di prevenzione e difesa.

L’intelligenza artificiale sta modificando i processi di lavoro e di conoscenza. Non si può frenare l’innovazione ma bisogna governarla, è il filo rosso di ogni intervento, a palazzo del Commendatore, nel rispetto della centralità della persona, della sua dignità e per il bene comune. Questione umana, prima che tecnologica. La pace è condizione essenziale anche per la stabilità e la crescita del Sistema Italia.

Infrastruttura dello sviluppo, in un periodo di grandi sfide, la pace è il più grande investimento, sottolinea Renato Loiero, Consigliere della Presidente del Consiglio dei ministri, in quanto genera fiducia, attrae capitali, stabilizza i mercati e permette a imprese e famiglie di programmare il futuro mentre guerre, emergenze energetiche e barriere commerciali colpiscono direttamente l’economia reale. Di fronte alle crisi geopolitiche, nuove responsabilità. L’innovazione non va frenata ma governata e la difesa deve essere orientata a rafforzare la ricerca, l’industria europea e le infrastrutture strategiche, nell’obiettivo di difendere la stabilità, non di alimentare i conflitti.

Il coraggio della pace significa lavorare per la fine dei conflitti, è l’auspicio di Maurizio Leo, viceministro dell’Economia e delle Finanze, che richiama le ricadute economiche negative per cittadini, imprese e sistema Paese. La pace è a tutela di diritti fondamentali come il diritto alla salute. Gravi le conseguenze delle guerre sulle strutture e l’accesso alle cure, con ferite fisiche e psicologiche anche per le generazioni successive, spiega Orazio Schillaci, ministro della Salute.

La pace si costruisce nei luoghi di lavoro, dove c’è produzione, investimento, amministrazione. È il richiamo ad operare con spirito di responsabilità verso la persona, la comunità, il territorio, del vicegerente della Diocesi di Roma, Mons. Renato Tarantelli Baccari. Vivere il coraggio della pace non può prescindere anche da una corretta informazione e dall’uso delle parole.

La verità dà un senso di sicurezza ai cittadini, afferma Lamberto Giannini, Prefetto di Roma, e occorre combattere la diffusa disinformazione che aggredisce sia i mercati che la realtà cittadina propalando notizie false, soprattutto attraverso i social. Il messaggio per una corretta informazione è ribadito da Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano. Le parole non sono mai neutre. Sono pietre scagliate per ferire o ponti verso l’altro. Usare parole che uniscono e disarmare il proprio vocabolario richiede un’autentica volontà interiore. Anche il giornalismo economico, come spiega Fabio Carducci de Il Sole 24 Ore deve raccontare le cause dei conflitti e le conseguenze sull’economia reale senza distorsioni ideologiche.

Chiude i lavori mons. Joshtrom Isaac Kureethadam, docente di Filosofia della scienza presso l’Università Pontificia Salesiana. La pace non è una virtù dei deboli. Al contrario, “è una forza interiore, una forza morale. È la forza d’animo, la forza della verità (satyagraha, Mahatma Gandhi). Il vero coraggio nasce da una ferrea autodisciplina e dalla capacità di affrontare l’ingiustizia senza rispondere con l’odio. Solo i coraggiosi osano lottare per la pace!” E, ricordando papa Francesco, “per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra. Ci vuole coraggio per dire sì all’incontro e no allo scontro; sì al dialogo e no alla violenza; sì al negoziato e no alle ostilità; sì al rispetto dei patti e no alle provocazioni; sì alla sincerità e no alla doppiezza. Per tutto questo ci vuole coraggio, grande forza d’animo”. Un impegno costante e condiviso per un bene comune da costruire e custodire ogni giorno. Una scelta di umanità.


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