Lo scorso 27 ottobre, il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge recante Disposizioni in materia di giovani e servizio civile universale e deleghe al Governo per il riordino della materia. Un intervento che punta a semplificare, riordinare e riassettare il quadro di riferimento, pure in un’ottica di adeguamento europeo e internazionale. In questa direzione, la delega impegna il Governo ad attuare sul territorio nazionale la Strategia dell’Unione europea per la gioventù e a valorizzare gli strumenti comunitari di partecipazione
Se la nostra Costituzione impegna la Repubblica a proteggere la gioventù all’art. 31, le politiche adottate in favore delle giovani generazioni non sono citate tra quelle di cui all’art. 117, commi 2 e 3. Come ben delineato in un dossier curato nel 2024 dal Servizio Studi della Camera dei Deputati, sono “un’area tematica diffusa”; rappresentano “una visuale prospettica dalla quale le altre politiche pubbliche possono essere inquadrate”, con l’unica eccezione dell’istruzione. L’elaborazione di tali politiche non si esaurisce, però, nell’ordinamento interno (ai livelli centrale, regionale e locale), proiettandosi anche a livello sovrannazionale, in una dimensione multilivello.
Lo scorso 27 ottobre, il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge recante Disposizioni in materia di giovani e servizio civile universale e deleghe al Governo per il riordino della materia. Un intervento che punta a semplificare, riordinare e riassettare il quadro di riferimento, pure in un’ottica di adeguamento europeo e internazionale. In questa direzione, la delega impegna il Governo ad attuare sul territorio nazionale la Strategia dell’Unione europea per la gioventù e a valorizzare gli strumenti comunitari di partecipazione.
Qui si intende mettere in risalto il metodo seguito: quattro anni di ascolto, dialogo e collaborazione istituzionale. Un percorso che ha coinvolto la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, gli Enti locali e le rappresentanze del mondo giovanile. Lo stesso spirito, e il medesimo approccio interdisciplinare e traversale, ha accompagnato l’iter parlamentare. In ragione della visuale prescelta, e senza trascurare l’importanza dell’introduzione della Carta giovani nazionale (CGN), una tra le più interessanti novità, da mettere in evidenza, è l’Osservatorio permanente per le politiche per i giovani, istituito presso il Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale della Presidenza del Consiglio dei ministri, con funzioni consultive e di indirizzo, programmazione e coordinamento delle politiche settoriali e trasversali in materia. È qui che prende forma quello che il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, ha indicato come l’elemento qualificante di questa riforma che si propone di “accompagnare le ragazze e i ragazzi nei percorsi di crescita, autonomia e partecipazione, riconoscendone il ruolo attivo nella comunità”: l’istituzionalizzazione, per la prima volta, del coordinamento tra tutti i componenti del Governo che, nell’ambito delle rispettive competenze, si occupano direttamente o indirettamente di giovani.
L’Osservatorio, che si avvale del supporto di un Comitato tecnico-scientifico, riunirà, tra gli altri, ministri, rappresentanti delle Regioni, dell’Anci e dell’Upi e il presidente del Consiglio nazionale dei giovani, organo consultivo cui è demandata la rappresentanza di questo segmento della popolazione. Spetterà all’Osservatorio, attraverso il Comitato tecnico-scientifico, redigere ogni anno un rapporto sulla condizione giovanile in Italia, pubblicato in formato aperto e collegato alla valutazione di impatto generazionale introdotta dalla legge n. 167 del 2025. Soprattutto, individuare le priorità strategiche, gli obiettivi e le linee di intervento della Strategia nazionale per la gioventù, di durata almeno quinquennale e condivisa tra lo Stato e gli enti territoriali, al fine di promuovere: processi di inclusione, autonomia, protagonismo e partecipazione attiva dei giovani nonché strumenti per il monitoraggio e la valutazione dell’impatto degli interventi nazionali e locali; corretti stili di vita, il benessere psico-fisico, la tutela della famiglia e della natalità e il diritto allo studio, anche attraverso il contrasto della povertà educativa, nonché l’accesso a percorsi di formazione e orientamento professionale per l’inserimento nel mondo del lavoro, l’inclusione, la coesione sociale, l’accesso al credito e l’autoimprenditorialità. Al centro, protagonisti e destinatari/beneficiari, di questo ampio ventaglio sono i giovani, definiti per la prima volta come le persone di età compresa tra i quattordici e i trent’anni; superando così la nozione “a geometria variabile” finora adottata.
Come detto, uno dei tratti distintivi di questo provvedimento è che le politiche giovanili assumono una nuova fisionomia, di sistema, entro una cornice nazionale stabile che renderà più accessibili le opportunità; favorirà decisioni più consapevoli; assicurerà continuità e maggiore efficacia alle azioni. Ora, ogni architettura, vecchia o nuova che sia, vive, e si rigenera, a partire da chi la abita. Fuor di metafora, il Parlamento italiano ha approvato una riforma pensata per i giovani, che non può e non deve essere una riforma sui giovani. Il suo successo si misurerà quindi nella capacità di farli sentire parte delle decisioni che li riguardano, non più destinatari di misure (in primis, bandi o bonus) decise altrove, ma interlocutori e protagonisti. Toccherà ai decreti attuativi completare l’edificio. Toccherà agli esponenti di questa “minoranza” abitarlo. Perché una generazione che si sente ascoltata, dunque riconosciuta, è anche una generazione che sceglie di restare, di impegnarsi, di partecipare e di costruire.
















