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La Space Force allarga il campo di battaglia fino alla Luna. Pronti per il 2029

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Il Pentagono vuole capacità operative nello spazio tra Terra e Luna entro la fine del decennio. L’obiettivo, entro il 2029, è disporre di almeno cinque satelliti in orbita cislunare per stabilire un vasto perimetro di capacità, dalla navigazione autonoma alle comunicazioni. Ma la corsa con la Cina è serrata e la Space Force intende puntare sulle tecnologie commerciali piuttosto che su nuovi programmi di ricerca e sviluppo, se questo significa arrivare prima di Pechino

La Space Force vuole capacità operative nello spazio cislunare entro il 2029. Ad annunciarlo è stato il generale Stephen Purdy, responsabile dei programmi avanzati dei Guardiani. Nel frattempo, la Space Force ha pubblicato un avviso rivolto alle aziende aerospaziali americane, con cui chiede quali soluzioni possano essere pronte in tempi brevi, dicendosi “teoricamente interessata” a lanciare fino a cinque satelliti entro la fine del 2029, i quali serviranno a loro volta come base per una presenza più ampia intorno al satellite naturale della Terra.

Cosa vuole la Space Force

L’obiettivo dei Guardiani è semplice: mettere le loro forze spaziali in condizione di operare nello spazio tra Luna e Terra, replicando in forma minore lo spettro di assetti e capacità di cui già dispone in orbita terrestre. Quattro gli elementi chiave di questo piano: situational awareness, navigazione, comunicazioni e autonomia operativa. In altre parole, la Space Force vuole sapere cosa accade intorno alla Luna con assetti in grado di ricevere e inviare comunicazioni con poco o nessuno scarto temporale, monitorare il comportamento degli altri attori quasi in tempo reale e operare in modo relativamente agile nell’area. L’avviso rivolto all’industria cita infatti satelliti dotati di propulsione per il mantenimento dell’orbita e i trasferimenti, oltre a capacità di intelligenza artificiale e calcolo per le operazioni autonome di lunga durata. Il Pentagono guarda poi anche ai sistemi di terra, insieme a hardware e software commerciali già collaudati. 

Un dominio troppo grande per essere ignorato

Lo spazio cislunare corrisponde alla regione che parte oltre l’orbita geostazionaria, a circa 36mila chilometri dalla Terra, e arriva fino alla Luna, includendo anche le aree più lontane in cui la gravità dei due corpi celesti si fa sentire. Questa area possiede un volume pari a 1.728 volte quello dell’orbita geostazionaria e le sue orbite, influenzate insieme dalla gravità di Terra e Luna, richiedono continue correzioni. Non esiste inoltre una vera rete di navigazione assimilabile a quella Gps. D’altronde, finora, a nessuno era servita. In un ambiente così vasto, tracciare ciò che vi si muove è già un problema oggi. Per questo, nell’ambito della geografia strategica spaziale, si parla da tempo dell’importanza di punti di Lagrange del sistema Terra-Luna: zone in cui l’attrazione dei due corpi si bilancia e un satellite può restare quasi fermo spendendo pochissimo carburante. Una comodità per chi vuole stazionare a lungo, ma anche per chi non vuole farsi trovare. Lì, veicoli poco visibili potrebbero nascondersi anche a lungo senza essere individuati con i sistemi di tracciamento convenzionali. Questo spiega perché la sorveglianza sia una delle tre aree di interesse della Space Force, insieme a comunicazioni e navigazione. Il ragionamento è quello di sempre in ambito militare: non si può difendere né contestare ciò che non si vede e chi arriva per primo a monitorare lo spazio cislunare avrà un vantaggio informativo facilmente traducibile in vantaggio operativo.

Il ruolo dei privati: azzardo o sorpasso

Come in quasi tutti gli altri domini, il Pentagono intende dotarsi di capacità nel più breve tempo possibile, il che significa acquistare prodotti già disponibili sul mercato. Purdy ha detto che l’obiettivo è di procurarsi hardware dal funzionamento comprovato, software che richiedano poco lavoro e sistemi di terra già configurati. “Non è un progetto scientifico di quattro o cinque anni”, ha tenuto a specificare. In questa fase, il Pentagono vuole scommettere sull’industria privata perché la considera più veloce e flessibile dei programmi tradizionali, e anche perché nello spazio i privati sono gli unici a disporre dei mezzi necessari per fornire alla Space Force le capacità che desidera. Non a caso, la Difesa americana ha anche costituito una Commercial Augmentation Space Reserve (Casr), vale a dire una “riserva” di capacità private che la Space Force può attivare in caso di crisi, sul modello della Civil Reserve Air Fleet, che coinvolge sei aziende il cui nome non è stato reso pubblico. Raramente, nella loro storia, le Forze armate americane hanno fatto così tanto affidamento su soluzioni commerciali e non progettate from scratch per le loro operazioni. Un azzardo sul piano del procurement tradizionale, ma anche una mossa su cui Washington punta per aumentare lo stacco con Pechino. Sul piano economico, almeno per ora, i numeri sono contenuti. L’unica cifra annunciata riguarda Cislunar Prime, la sfida lanciata con l’Air Force Research Laboratory e SpaceWERX, che dispone di 30 milioni di dollari e punta alle prime dimostrazioni entro due anni. Per i cinque satelliti dell’avviso non è stato indicato alcun importo, e il confronto con la richiesta di bilancio 2027 della Space Force, 71 miliardi di dollari, dà la misura della scala. 

Chi prima arriva…

Il fattore che accelera tutto è Pechino. Secondo Purdy, la Cina sta seguendo una roadmap serrata, ha già portato diverse sonde senza equipaggio sulla superficie lunare e punta a una missione con taikonauti sulla superficie entro il 2030. I cinesi, sostiene il generale dei Guardiani, non starebbero pianificando una dimostrazione isolata, ma un’attività strategica continuativa che include la costruzione di una stazione di ricerca lunare. La seconda corsa alla Luna è molto diversa dalla prima, piantare la bandiera nella regolite lunare stavolta sarà solo l’inizio. La vera posta in palio consiste nell’arrivare per primi nell’ottica di ottenere un vantaggio concreto su chiunque arriverà dopo. Chi stabilisce per primo i sistemi di navigazione, comunicazione e sorveglianza nello spazio Terra-Luna ne definisce le regole d’uso, gli standard e, di fatto, le dipendenze degli altri attori. È già successo con il Gps e, se la rete di riferimento sarà cinese, i Paesi che parteciperanno alle missioni lunari potrebbero doversi appoggiare a un sistema controllato da Pechino mentre, se sarà americana, accadrà il contrario.


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