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La riscossa democratica apre una nuova fase per gli Usa. L’analisi di D’Anna

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Congresso addio. Trump straperde Camera e Senato: totale disfatta repubblicana da una costa all’altra. Una sconfitta destinata a incidere a Washington e in campo internazionale. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Trump knockout, al tappeto, come un pugile suonato. È un totale crash Donald, uno schianto rovinoso quello che il tycoon subisce dai risultati delle elezioni di midterm. La notte elettorale consegna alla Casa Bianca lo scenario di una debacle congressuale tanto alla Camera quanto al Senato dove, per citare la vittoria più clamorosa, James Talarico ha strappato lo storico seggio del Texas al partito Repubblicano.

Per la Nbc i Democratici conquistano 255 seggi alla Camera contro i 180 dei repubblicani, mentre al Senato hanno già superato la soglia dei 51 seggi e, con gli indipendenti, potrebbero attestarsi a 57 seggi. Alla Camera, scrive il New York Times, con oltre 12 punti percentuali di vantaggio i Democratici hanno conseguito la vittoria più grande dal 1982, quando si affermarono in tutti gli Stati Uniti col travolgente sostegno popolare nel Sud.

Dal North Carolina alla Georgia, passando per il New Hampshire e la Virginia, i risultati delineano una mappa elettorale particolarmente favorevole ai Democratici, che riescono a trasformare il malcontento nei confronti dell’amministrazione in un’affermazione politica a valanga.
Significativo l’esito della Carolina del Nord, dove l’ex governatore Democratico Roy Cooper ha sconfitto il Repubblicano Michael Whatley, conquistando una a posizione tradizionalmente appannaggio dei conservatori.

Si tratta di una vittoria di particolare rilevanza anche per il profilo dei due candidati. Cooper, che ha guidato lo Stato per due mandati, ha potuto contare sulla propria popolarità e sulla conoscenza del territorio, mentre Whatley era stato sostenuto direttamente da Trump.

Un’altra affermazione di rilievo è quella in Georgia del Democratico Jon Ossoff che ha ottenuto la riconferma dopo una campagna elettorale particolarmente combattuta contro il Repubblicano Mike Collins.

Ossoff era considerato uno dei candidati più esposti al rischio di sconfitta ed invece é riuscito invece a mantenere il decisivo sostegno dell’elettorato, confermando la ritrovata capacità del Partito Democratico di competere anche in territori dove i conservatori hanno un forte radicamento.

Quello dello Stato della Georgia rappresenta uno dei risultati politicamente più significativi dell’intera tornata elettorale anche per l’affermazione dell’ex sindaca di Atlanta, Keisha Lance Bottoms, che ha conquistato la carica di governatrice sconfiggendo il repubblicano Rick Jackson. Un’elezione che sancisce un passaggio storico: Bottoms diventa la prima donna afroamericana a guidare uno Stato Usa e riporta i Democratici alla guida della Georgia dopo quasi trent’anni di amministrazioni Repubblicane. Emblematico anche il successo Democratico nel New Hampshire, dove Chris Pappas ha sconfitto l’ex senatore repubblicano John Sununu. La vittoria assume un profondo significato perché Pappas, già deputato e figura di riferimento del Partito Democratico, é ora il primo omosessuale dichiarato eletto al Senato degli Stati Uniti.

A spiegare l’implosione dei Repubblicani contribuiscono soprattutto i temi economici e sociali che hanno dominato la campagna elettorale.

Il costo della vita, l’inflazione, il prezzo della benzina e dei generi alimentari hanno traumatizzato gli americani, ed hanno acuito le critiche dell’opinione pubblica per le scelte dell’amministrazione. Per gli elettori, il voto di metà mandato ha rappresentato un’occasione per bocciare senza appello i primi due anni della nuova Presidenza Trump, andando ben oltre le singole candidature locali.

Da parte sua il Presidente si è dato la zappa sui piedi, aggravando le critiche determinate dalla situazione economica e dalla guerra all’Iran, ed al culmine del narcisismo e della vanagloria ha trasformato la consultazione in un referendum sul proprio operato, partecipando ossessivamente alla campagna elettorale. Una strategia suicida che ha finito per trascinare alla sconfitta quasi tutti i candidati sostenuti direttamente dalla Casa Bianca.

Molto al di là delle valutazioni sulla cosiddetta modalità dell’”anatra zoppa” nella quale sarà costretto a destreggiarsi nei rimanenti due anni di Presidenza, per Trump il colossale, omogeneo e generalizzato pollice verso manifestatogli dal popolo americano azzera definitivamente tutti i suoi retropensieri su una terza candidatura presidenziale.

Un’inammissibile strappo alla Costituzione che il tycoon accarezzava di compiere, aggirando con trucchi e cavilli al limite del colpo di stato l’espresso divieto di un terzo mandato. Un’opzione scellerata che avrebbe potuto giustificare al grido “è il popolo che lo vuole” esclusivamente nel caso di un successo alle elezioni di midterm, conclusesi invece con la sua epocale e inappellabile bocciatura.

Per i Democratici, i risultati rappresentano un’importante occasione di rilancio dopo le difficoltà attraversate negli ultimi anni e prospettano una nuova base dalla quale ripartire in vista soprattutto delle elezioni del 2028 per la Casa Bianca.

Da parte loro, gli americani hanno restituito al mondo l’immagine di un Paese in grado di superare le divisioni ed imporre all’amministrazione una correzione di rotta.

È ancora presto per calcolare l’impatto della “caduta” di Trump sulle destre europee nelle elezioni spagnole del 29 novembre, le presidenziali francesi della primavera prossima e le consultazioni elettorali in Italia e Polonia del 2027. Anche se non sarà un effetto domino, un effetto politico comunque vi sarà.
L’alba del day after elettorale illumina intanto un’America che ha ripreso ad amarsi. ”Blu, blu, l’amore è blu come il cielo se il sole è lassù”, cantava una canzone folk dei tempi di Bob Dylan e Joan Baez che ora sembra un inno alla vittoria dei colori del Partito Democratico e della democrazia del Paese cardine della democrazia.


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