Il nuovo Congresso a maggioranza democratica potrebbe ridefinire il ruolo degli Usa nella guerra in Ucraina. Kyiv ci spera apertamente, mentre il Cremlino ostenta calma e confida nella prosecuzione degli sforzi di pacificazione di Trump
Si sa, il risultato delle elezioni americane pesano molto anche al di fuori dei confini degli States. E quando il risultato è stravolgente come quello registrato in queste midterm, l’impatto è ancora più marcato, poiché in grado di sconvolgere completamente la politica estera della Casa Bianca. Uno sviluppo che sarebbe tanto ben accolto da alcuni quanto sgradito da altri. Una dicotomia che potrebbe essere particolarmente marcata per quel che riguarda le due parti coinvolte ne conflitto in Ucraina, dove gli Usa continueranno a giocare un ruolo pivotale che però potrebbe essere ridefinito dal ridisegnarsi degli equilibri del Congresso. Una dinamica che emerge in modo abbastanza chiaro dalla differenza nel tenore delle reazioni date da Ucraina e Russia.
Partiamo dalla prima. Intervistato all’indomani del voto di midterm, quando il risultato era già ormai chiaro, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha manifestato la propria soddisfazione per l’esito del voto. “Sono grato anche ai repubblicani, ma i democratici si esprimono in modo molto chiaro sul sostegno all’Ucraina e sull’assistenza da fornire all’Ucraina”, ha detto Zelensky, “Loro parlano chiaramente di rinnovare il legame tra gli Stati Uniti e l’Europa… C’è quindi la speranza che si crei un equilibrio di potere e che riceviamo maggiore sostegno”. Una risposta che non stupisce, considerando le difficoltà che si sono verificate sin dall’inizio nel rapporto tra la leadership repubblicana e il presidente ucraino, a partire dallo storico scontro in diretta televisiva nel febbraio del 2025, poche settimane dopo l’insediamento di Trump alla Casa Bianca, passando attraverso i nuovi scontri di inizio estate e la “riconciliazione” (temporanea) a San Pietro, e arrivando al costante riavvicinamento statunitense alla Russia, ai molteplici “ultimatum” all’Ucraina per accettare le condizioni volute dal Cremlino e alla sospensione improvvisa dei servizi Starshield (l’ultima delle quali risalente a poche settimane fa), estremamente preziosi per le forze armate di Kyiv. Un copione totalmente opposto rispetto alla stretta cooperazione della presidenza democratica di Joe Biden, verso il quale la nuova maggioranza democratica al Congresso potrebbe riorientare l’azione della Casa Bianca.
Completamente opposta, invece, la posizione espressa da Mosca riguardo alla cosiddetta “onda blu”, che andrà sicuramente a impattare sull’approccio amichevole (per usare un eufemismo) di Trump nei confronti della Russia. “Il presidente Trump porterà a termine il suo mandato e contiamo sinceramente sul fatto che continui i suoi sforzi di pacificazione”, ha dichiarato il portavoce capo Dmitry Peskov, che poi ha risposto ad una domanda sul rischio che un Congresso democratico possa ostacolare gli sforzi diplomatici guidati dagli Stati Uniti sulla guerra in Ucraina, sottolineando che l’esito delle elezioni di medio termine sia “una questione interna degli Stati Uniti”. Peskova ha proseguito, affermando che “la situazione è in continua evoluzione e molto presto ci sarà un altro ciclo di negoziati trilaterali, oltre ai proficui sforzi di pacificazione e umanitari di Melania Trump. Speriamo che tutto questo continui”, riferendosi al raggiungimento di un cessate il fuoco umanitario nella città di Oleshky promosso (anche) dalla First Lady statunitense, ma soprattutto al prossimo round di negoziati trilaterali previsto ad Abu Dhabi la prossima settimana. Un contesto, quest’ultimo, dove probabilmente il nuovo equilibrio di forze a Camera e Senato risulterà essere tutt’altro che marginale.
















