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Musk riaccende Starlink in Ucraina? L’incognita della telefonata di Trump

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Il Wsj riferisce di una telefonata di Trump a Musk per ripristinare Starlink in Ucraina, ma il presidente non conferma né smentisce e si limita a rivendicare il risultato. Kyiv intanto sostiene che la velocità non sia ancora tornata piena

Sarebbe stato il presidente americano Donald Trump a chiedere ad Elon Musk di ripristinare l’accesso dell’Ucraina a Starshield, la componente esclusivamente militare della costellazione satellitare Starlink diventata un’infrastruttura imprescindibile per le forze di Kyiv.

Secondo il Wall Street Journal, Trump avrebbe chiesto a Musk di rimuovere le restrizioni sull’uso ucraino del servizio, mostrandosi frustrato per le velocità ancora limitate. Poco dopo la telefonata, riferiscono fonti americane e ucraine citate dal quotidiano, il sistema ha ripreso a funzionare in modo più regolare. Il quadro resta però incerto, con alcuni funzionari ucraini i quali sostengono che Starlink non sia tornato alla piena funzionalità, pur operando a velocità superiori al tetto imposto. Lo stesso Volodymyr Zelensky aveva dichiarato giovedì che la velocità non era stata ripristinata, auspicando colloqui a breve con il segretario di Stato Marco Rubio.

Resta l’ambiguità sulle responsabilità. Trump ha negato qualsiasi coinvolgimento nella decisione di rallentare il servizio, mentre Rubio ha ribadito mercoledì che le scelte sull’accesso ucraino spettano a SpaceX e a Musk, non alla Casa Bianca. Una linea difficile da conciliare con la ricostruzione del Wsj, secondo cui sarebbe bastata una telefonata presidenziale per sbloccare la situazione.

La posta in gioco è anzitutto militare. Starlink regge le comunicazioni sul campo di battaglia e le operazioni con droni, e la limitazione del servizio ha penalizzato sia le missioni d’attacco sia quelle di difesa aerea condotte con velivoli senza pilota contro la Russia. Lo sfondo è quello di relazioni tra Kyiv e Washington mai così tese. Trump ha annunciato un accordo per l’acquisto di diesel russo, ha rinunciato a nuove sanzioni contro Mosca, ha chiesto all’Ucraina di fermare gli attacchi alle raffinerie russe e ha invitato gli ucraini a sostituire Zelensky. Intanto i combattimenti proseguono: giovedì la Russia ha colpito Kyiv con missili balistici e l’Ucraina ha lanciato centinaia di droni verso Mosca, nonostante l’ultima spinta americana per chiudere il conflitto. La vicenda conferma quanto la tenuta ucraina dipenda da un’infrastruttura privata, e quanto questa resti esposta alle oscillazioni della politica americana.


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