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Artemis, la Luna e le nuove intese spaziali Italia-Usa. Intervista ad Andrea Mascaretti

Tutto è pronto a Cape Canaveral per il lancio della missione Artemis II, che porterà quattro astronauti in orbita cislunare e che rappresenta il primo passo del ritorno dell’essere umano sulla Luna. Nel frattempo, le priorità della Nasa sono cambiate, ma non l’intenzione di coinvolgere da vicino l’Italia e le sue competenze industriali nella corsa al prossimo allunaggio. Airpress ne ha parlato con Andrea Mascaretti

Mentre parte il countdown per il lancio della missione Artemis II, atteso poco dopo la mezzanotte italiana, Airpress ha dialogato con Andrea Mascaretti, deputato e presidente dell’Intergruppo parlamentare per la space economy, sul ruolo dell’Italia all’interno della missione e sulle nuove intese firmate a Washington tra il ministro Urso e l’amministratore della Nasa Jared Isaacman.

Partiamo dal contesto. Come si inserisce il lancio di Artemis II nelle relazioni spaziali tra Italia e Stati Uniti?

Il programma Artemis non è solo un’impresa scientifica, è la cornice dentro cui si sviluppano le nostre relazioni strategiche con gli Stati Uniti nello spazio. Il nome stesso ha un legame con la nostra storia: Artemide è Diana, la gemella di Apollo nella mitologia romana. Il programma prende il nome dalla gemella di Apollo, il programma che ha portato dodici astronauti americani sulla Luna. C’è quindi un pezzo della nostra storia, della nostra cultura, che si collega anche al futuro del pianeta. E in questo scenario l’Italia, con gli accordi firmati in questi giorni, si riconferma protagonista.

Che pensa degli incontri di questi giorni del ministro Urso negli Stati Uniti?

Quegli incontri sono stati fondamentali, direi decisivi. L’Italia era già posizionata molto bene grazie alla sua expertise nella realizzazione di moduli per stazioni orbitali, una competenza riconosciuta a livello internazionale, già dimostrata con la Stazione Spaziale Internazionale. Nel quadro originario del programma Artemis, aveva già ricevuto commesse importanti per la realizzazione di buona parte del Lunar Gateway, la stazione cislunare che avrebbe dovuto orbitare intorno alla Luna e fare da punto di snodo tra la Terra, la Luna e le future missioni verso Marte.

E perché si è resa necessaria una ridefinizione degli accordi?

Perché la Nasa ha cambiato strategia. Si è passati dall’idea di costruire prima una stazione orbitale intorno alla Luna (il Lunar Gateway, appunto) all’obiettivo di realizzare direttamente una base lunare permanente. Un cambio di priorità comprensibile, vista la velocità con cui evolvono le tecnologie in questo settore, ma che senza nuovi accordi avrebbe potuto mettere a rischio il ruolo conquistato dall’Italia. Non era scontato, infatti, che i moduli per una base lunare sarebbero stati affidati agli stessi soggetti che lavoravano sulla stazione orbitale. La preoccupazione era reale.

E invece?

Invece con questi accordi la Nasa ha affidato all’Italia la realizzazione dei primi moduli abitativi per la permanenza di lunga durata sulla Luna. Non semplici moduli di transito, ma strutture pensate per ospitare gli astronauti in modo stabile sulla superficie lunare. Saranno costruiti a Torino, negli stessi stabilimenti dove si prevedeva di realizzare i moduli per il Lunar Gateway. È un risultato che definirei straordinario, significa che le capacità dell’industria spaziale italiana sono state confermate e valorizzate anche nel nuovo scenario. Come ha detto il ministro Urso: “la casa degli astronauti sarà made in Italy”. Una formula che ci piace molto e che rende bene l’idea.

L’altra notizia di grande impatto è che anche un astronauta italiano andrà sulla Luna. Come valuta questa prospettiva?

È una notizia straordinaria e capisco perché entusiasmi così tanto. Non sappiamo ancora chi, ma la prospettiva è già di per sé molto significativa. Detto questo, ci tengo però a sottolineare che, per quanto la presenza di un astronauta italiano sulla Luna sia un fatto eccitante e simbolicamente potentissimo, sono ancora più entusiasta per il riconoscimento industriale e tecnologico. Si tratta di un grande successo, i moduli abitativi lunari realizzati dall’Italia misurano in modo concreto la capacità del nostro sistema produttivo spaziale. Questo è il vero indicatore della nostra eccellenza nel settore.

Però il valore simbolico conta, no? Soprattutto per le nuove generazioni

Assolutamente, e proprio per questo lo considero importante. Mi auguro, con un cuore gonfio di orgoglio, che questo possa accendere il sogno nei giovanissimi italiani e influenzare le loro scelte di futuro. Siamo all’inizio di una grande avventura, la conquista dello spazio sta assumendo una dimensione economica concreta, con servizi prima inimmaginabili che oggi cambiano già la vita delle persone. Penso alle telecomunicazioni satellitari che portano telemedicina e istruzione universitaria telematica in villaggi remoti dell’Amazzonia o del Sahara, luoghi che fino a poco tempo fa vivevano in isolamento rispetto alla civiltà globale. Questa è solo una piccola parte di quello che si aprirà con il programma Artemis: scenari prima impensabili, che nasceranno dalla capacità di sfruttare stabilmente la Luna, le risorse presenti sugli asteroidi e di spingerci anche oltre. In Italia non c’è ancora piena consapevolezza di quanto il nostro Paese sia eccellente in questo settore. Oggi, con quello che è stato fatto e con quello che faremo, tutti lo sapranno e questo tema sarà probabilmente al centro della terza edizione degli Stati generali della Space economy il prossimo autunno.

Seguirà il lancio di questa sera?

Sì, rientro da Roma e seguirò la missione da Milano con grande interesse ed emozione. È la prima volta che quattro astronauti (tra cui una donna) tornano in orbita lunare dopo decenni. L’ultima missione Apollo che portò uomini sulla Luna fu quella di Cernan e Schmitt, gli ultimi due astronauti a camminarvi. Artemis II non atterrerà sulla Luna, ma testerà la capsula Orion in orbita lunare. Si tratta della stessa capsula che sarà poi utilizzata per riportare fisicamente gli esseri umani sulla superficie con Artemis IV, prevista per il 2028. Siamo davvero a un momento storico, all’inizio di una nuova era per l’umanità.


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