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Le parole di Solov’ëv sono un atto ostile. Cosa può fare l’Italia secondo Curti Gialdino

Di Carlo Curti Gialdino

Il caso Solov’ëv, dopo gli attacchi a Meloni e Mattarella, travalica la polemica televisiva e diventa un nodo diplomatico. Per l’Italia, oltre alla protesta formale, si apre la strada di una risposta più incisiva, fondata sulla reciprocità diplomatica e sul riequilibrio delle presenze tra Roma e Mosca. L’opinione del vicepresidente dell’Istituto diplomatico internazionale Carlo Curti Gialdino

Vladimir Solov’ëv – il cui cognome in russo significa “usignolo” – è da anni il volto della rete statale Russia 1, dove regolarmente gorgheggia secondo lo spartito dell’altro Vladimir, il Capo.

Ma quando l’usignolo inizia a sputare epiteti volgari contro il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e attacca ancora il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la questione non è più di estetica del brutto televisivo, diventa un caso che esige una ferma risposta sul piano del diritto diplomatico.

L’Ambasciatore russo a Roma, Alexej Paramonov, convocato alla Farnesina dopo gli insulti a Giorgia Meloni, ha tentato la via della derisione sostenendo che l’Italia avrebbe preso una “cantonata”: Solov’ëv sarebbe un privato cittadino le cui opinioni non impegnano Mosca.

Il paravento del “canale online privato”, evocato dall’Ambasciatore per proteggere Solov’ëv, è un insulto all’intelligenza diplomatica. In un regime che criminalizza ogni singola parola non allineata, l’idea che un conduttore televisivo possa minacciare l’Italia a titolo personale è semplicemente grottesca. Solov’ëv non è un influencer isolato; è un terminale della propaganda di Stato.

È “l’usignolo di Putin”, che usa varie piattaforme per evitare il coinvolgimento statale, mantenendo però intatto il mandato assegnato dal Cremlino

Il diritto internazionale, come interpretato dalla giurisprudenza, conosce la figura dell’organo di fatto quando si è in presenza di soggetti che agiscono sotto il controllo globale del Governo.

In un Paese dove la libertà di stampa è azzerata, Solov’ëv è a tutti gli effetti un funzionario al servizio della narrazione ufficiale russa.

L’attacco al Presidente Mattarella non è l’uscita infelice di un conduttore, ma un atto di ostilità politica della Federazione, che offende la dignità della Repubblica.

Che cosa può fare l’Italia? Oltre alla protesta formale, la risposta è nell’Articolo 11 della Convenzione di Vienna del 1961 sulle relazioni diplomatiche.

Questa norma stabilisce che lo Stato ospitante può esigere che il numero di diplomatici stranieri sia mantenuto entro limiti ragionevoli e normali. Oggi viviamo un paradosso: la Russia vanta a Roma un esercito di funzionari, mentre l’Italia a Mosca ne ha pochissimi.

L’Italia può fissare un tetto massimo, costringendo la Russia a tagliare il personale fino a pareggiare i conti con la nostra presenza a Mosca.

Non saremmo soli: Paesi Bassi, Estonia e Repubblica Ceca hanno da anni applicato l’Articolo 11 per neutralizzare apparati di influenza russi sovradimensionati. Invocare la parità numerica non è un atto di rottura, ma l’applicazione di uno standard di sicurezza comune.

I fatti parlano chiaro: lo scorso 15 aprile, nella cornice di Villa Abamelek, la residenza di Paramonov, è andata in scena la presentazione del saggio “Dalla deterrenza alla coercizione. La nuova dottrina nucleare della Russia”, opera collettiva dei politologi russi Sergej Karaganov, Sergej Avakyants e Dmitrij Trenin.

Il cerchio si chiude: mentre l’Ambasciatore usa la residenza per ventilare l’uso del nucleare, di fronte ad una platea in cui era presente pure un ex ambasciatore d’Italia, Solov’ëv dagli studi di Mosca insulta le nostre istituzioni. Villa Abamelek non è più solo una residenza diplomatica, ma il quartier generale di una narrazione intimidatoria.

Se l’Ambasciatore parla di “cantonate”, l’Italia risponda con il codice alla mano: la cortesia diplomatica non è una licenza di impunità. È ora di smetterla con i gorgheggi dell’usignolo a spese della dignità nazionale italiana: ci vuole una risposta politica e giuridica risolutiva.


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