Eurogruppo ed Ecofin sanciscono le due visioni europee diverse della crisi energetica, che secondo il Fmi può impattare fino a 2.200 euro a famiglia. L’Italia chiede lo sganciamento degli aiuti all’economia dal Patto di stabilità, al pari della Difesa. Ma per Bruxelles non se ne parla. Per il momento
L’inflazione tornata a mordere, una crisi energetica di cui non si vede la fine, l’idea degli eurobond che non smette di irritare i Paesi frugali. E, in mezzo, due approcci diversi per la gestione dell’emergenza. Prima l’Eurogruppo, poi l’Ecofin, hanno sancito l’ennesima spaccatura in seno all’Europa, sul terreno dell’impennata dei costi di gas e petrolio, scaturita dalla chiusura, a oltranza, dello stretto di Hormuz. E proprio nel giorno in cui, calcoli del Fondo monetario, sulle famiglie italiane potrebbe abbattersi una mannaia da oltre 2.200 euro, sotto forma di maggior spesa per le bollette.
Da una parte una pattuglia di governi, Italia in testa, che chiedono un bazooka economico per far fronte alla più grande crisi energetica degli ultimi decenni. Dall’altra, la rigidità di Bruxelles, molto poco disposta sia a prendere in considerazione sia la sospensione del Patto di stabilità (qui l’intervista all’economista Daniel Gros), sia lo sganciamento degli aiuti a famiglie e imprese dal calcolo del deficit, come già accade per la Difesa. Ora, a Cipro, al vertice dei 27 di fine aprile, se ne è già parlato, ma è stata solo la prima tappa di una strada impervia, che potrebbe avere uno snodo cruciale nel Consiglio europeo di giugno, qualora la situazione nello stretto non dovesse risolversi.
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è arrivato alla riunione dei suoi omologhi europei, con un’idea ben chiara in testa. Ottenere per la spesa energetica uno spazio simile a quello riconosciuto alla difesa nelle nuove regole fiscali. La richiesta ha un valore pratico prima ancora che politico. Sotto la clausola nazionale per la difesa, il margine può arrivare fino a 1,5% del Pil l’anno nel periodo 2025-2028, applicare una logica analoga all’energia consentirebbe al governo di sostenere famiglie e imprese senza caricare l’intero intervento sul percorso di rientro, peraltro reso ancora più impervio dopo che l’Italia non è riuscita a portarsi su un livello di disavanzo del 3% rispetto al Pil, rimanendo così imbrigliata nella procedura di infrazione.
Per Bruxelles, però, non è dello stesso avviso. E questo nonostante nel bilancio europeo in corso esistano circa 300 miliardi di euro destinati all’energia, dei quali 95 miliardi risultano ancora non utilizzati. Queste risorse, però, sono pensate soprattutto per investimenti: elettrificazione, reti, efficienza e capacità energetica prodotta nel perimetro europeo. E poi, per ulteriore flessibilità, si può aspettare.
“Per il momento, il nostro consiglio è di attenerci a misure temporanee e mirate con un impatto fiscale limitato”, ha messo in chiaro il commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, nel corso della conferenza stampa al termine della riunione dei ministri dell’Eurogruppo, rispedendo al mittente l’idea che, davanti alla crisi energetica data per la guerra in Iran, occorra una clausola di salvaguardia generale a livello europeo, al pari della spesa per la Difesa, per ottenere maggiore spazio di bilancio. “Va detto che i ministri hanno espresso visioni divergenti sulla necessità di flessibilità di bilancio addizionale. Quindi il nostro consiglio di usare la flessibilità esistente e di usare gli stabilizzatori automatici. Ma ovviamente come Commissione continuiamo a monitorare attentamente e siamo pronti a reagire se la situazione peggiorasse”.
Giorgetti però non ha intenzione di gettare la spugna. “Se le condizioni lo richiederanno siamo pronti a intervenire per proteggere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese. Sarebbe il responsabile non farlo perché il costo che ne deriverebbe in termini di danni persistenti all’economia e al tessuto sociale sarebbe ingiusto e inaccettabile. Mi auguro che su questa consapevolezza si crei una condivisione a livello europeo”. Tradotto, non è finita.
















