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Da giugno l’Italia alla guida del Comitato Onu per lo spazio

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La presidenza italiana del Copuos per il biennio 2026-2027 porta Roma in una posizione di primo piano nella governance civile dello spazio. L’impostazione illustrata a New York punta su tre assi, rendere più inclusivo l’accesso all’economia spaziale, rafforzare regole e sostenibilità del settore e ampliare la partecipazione degli Stati al Comitato. In gioco c’è il ruolo dell’Italia in un confronto sempre più centrale tra cooperazione, sviluppo e governance globale dello spazio

Da giugno l’Italia guiderà il Comitato delle Nazioni Unite per gli usi pacifici dello spazio extra-atmosferico (COPUOS) per il biennio 2026-27. L’annuncio è arrivato a New York durante l’evento “From Orbit to Impact”, con l’intervento dell’ambasciatore Gianluca Greco, vice rappresentante permanente d’Italia presso le Nazioni Unite.

La presidenza porta Roma al centro del confronto multilaterale sulle attività spaziali civili. Greco ha riassunto l’impostazione italiana in tre parole. “Affrontiamo questa responsabilità con un forte senso del dovere, apertura e ambizione”. Il dovere rimanda al ruolo del Comitato come sede di riferimento per la cooperazione internazionale. L’apertura indica la necessità di risposte condivise a sfide che superano i singoli Stati. L’ambizione riguarda l’uso delle soluzioni spaziali a beneficio degli obiettivi di sviluppo sostenibile e della vita dei cittadini.

Accesso, capacità e industria

Il primo asse sarà il capacity building, cioè il rafforzamento delle capacità. Per l’Italia, rendere più inclusivo l’accesso allo spazio significa guardare oltre le sole capacità di lancio e valorizzare servizi, dati, applicazioni, ricerca e competenze. “Lo spazio non è solo un dominio scientifico”, ha detto Greco, “ma anche un ecosistema economico in grado di stimolare l’innovazione, l’imprenditorialità e la diversificazione industriale”.

Questa impostazione riguarda soprattutto i Paesi in via di sviluppo, per i quali l’ingresso nell’economia spaziale può passare da applicazioni a valle, startup, università e capitale umano qualificato. Restano però barriere legate a infrastrutture, competenze tecniche, preparazione istituzionale e finanziamenti. Da qui il ruolo attribuito al Comitato e all’ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico nel sostenere formazione, assistenza tecnica e condivisione delle conoscenze.

Regole e rappresentatività

Il secondo asse riguarda la governance. La crescita delle attività spaziali rende più urgente un quadro condiviso di regole e comportamenti responsabili. Greco ha collegato questo passaggio alla sostenibilità del settore, ricordando che “un’industria sostenibile e Paesi resilienti dipendono da un ambiente spaziale sicuro, protetto e sostenibile”. In questa prospettiva, l’Italia intende riaffermare il Trattato sullo spazio extra-atmosferico come base giuridica internazionale.

L’altra priorità è rendere il Comitato più universale, con una partecipazione più ampia degli Stati membri e nuove adesioni. La cornice politica sarà anche la quarta Conferenza delle Nazioni Unite sull’esplorazione e gli usi pacifici dello spazio extra-atmosferico, Unispace IV, definita da Greco “un’opportunità da non perdere” per rilanciare l’impegno globale sulla cooperazione pacifica nello spazio.


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