Tokyo accelera sulla riforma dell’intelligence e punta a rendere operativo, già da luglio, il nuovo National Intelligence Bureau. Una cabina di regia più forte per coordinare le informazioni di fronte alle nuove esigenze strategiche, come lo spionaggio economico e le nuove forme di competizione tecnologica
Il governo di Sanae Takaichi punta a creare un nuovo National Intelligence Bureau, chiamato a diventare il centro di raccordo delle informazioni intelligence raccolte dai diversi apparati dello Stato, e vorrebbe renderlo operativo già a partire da luglio 2026.
La riforma
Takaichi lo aveva indicato come una delle priorità del suo governo già a gennaio, in una conferenza stampa nella quale aveva legato il rafforzamento dell’intelligence alla capacità del Giappone di “prevenire le crisi” e “proteggere strategicamente gli interessi nazionali”. In quell’occasione, la premier aveva messo nello stesso quadro tre tasselli: la nascita del nuovo bureau, l’istituzione di un meccanismo più rigoroso di screening degli investimenti stranieri e l’approvazione di norme in materia di intelligence e controspionaggio.
Da qui la proposta di istituire, all’interno del governo, un National Intelligence Council presieduto dal primo ministro e composto dai ministri competenti, affiancato da un National Intelligence Bureau ottenuto elevando l’attuale Cabinet Intelligence and Research Office. Il nuovo organismo dovrà aggregare e utilizzare in modo più efficace i flussi informativi provenienti dalle diverse agenzie.
Il Giappone dispone di strutture informative storicamente distribuite tra più centri decisionali, con competenze ripartite tra polizia, ministero degli Esteri, apparati di sicurezza interna, difesa e uffici del gabinetto. Tokyo non parte quindi da zero, ma da un sistema che il governo ritiene non più adeguato alla velocità e alla natura delle minacce contemporanee. La riforma punta quindi a rafforzare il coordinamento centrale, riducendo dispersioni e ritardi, e a dare al vertice politico una capacità più strutturata di leggere insieme segnali militari, tecnologici, economici e informativi.
Il 23 aprile, la Camera bassa della Dieta ha approvato il provvedimento che istituisce il nuovo consiglio nazionale per l’intelligence e il relativo bureau operativo. Secondo il Japan Times, il testo prevede che il council sia guidato dal primo ministro, mentre il bureau fungerà da segretariato e nodo di coordinamento dell’intero sistema. L’obiettivo del governo è chiudere l’iter entro luglio, rendendo plausibile l’avvio della nuova struttura già nel corso dell’estate.
Il dossier è ora passato alla Camera alta. Durante i dibattiti, sono stati affrontati nodi strategici quali il rischio che la centralizzazione dell’intelligence si traduca in un ampliamento opaco delle capacità investigative dello Stato, i rischi legati all’introduzione di nuovi poteri per raccogliere informazioni dai cittadini e non la non estensione dei poteri già esistenti.
A rendere il tema ancora più urgente è la consapevolezza che le sfide alla sicurezza nazionale non si limitano alla dimensione militare convenzionale. Tokyo teme lo spionaggio economico, l’acquisizione opaca di tecnologie sensibili, l’infiltrazione nelle catene del valore e le campagne di influenza rivolte all’opinione pubblica. Non a caso, nel discorso alla Dieta, Takaichi ha affiancato alla riforma dell’intelligence la necessità di prevenire “interferenze straniere indebite”.
La guerra in Ucraina, il riarmo cinese, l’instabilità nello Stretto di Taiwan e la saldatura crescente tra sicurezza economica e sicurezza nazionale hanno progressivamente eroso l’idea che Tokyo potesse continuare a operare con strumenti pensati per un’altra stagione. La costituzione del National Intelligence Bureau vuole rispondere alle nuove necessità strategiche, e , a differenza dell’aumento della spesa militare o dell’apertura all’export di armamenti, non produce immagini immediate. Incide, però, sulla capacità dello Stato di anticipare e interpretare le nuove minacce e decidere quando e come contrastarle.
















