Dopo la fine del veto ungherese, Bruxelles rilancia il processo di allargamento verso Est. Per l’Ucraina si apre una fase decisiva che intreccia riforme interne, sicurezza europea e guerra con la Russia
L’Ucraina e la Moldavia compiono oggi un nuovo passo nel loro percorso di avvicinamento all’Unione europea, con l’avvio ufficiale della prima fase dei negoziati di adesione, e in particolare con l’apertura del primo cluster negoziale dedicato allo Stato di diritto, alla democrazia e al funzionamento delle istituzioni (apertura che consente ora di avviare i negoziati anche sugli altri capitoli dell’acquis comunitario, dal mercato unico alle politiche economiche, ambientali e sociali). Dopo il riconoscimento dello status di Paesi candidati e la decisione formale di aprire i negoziati nel giugno 2024, il processo era rimasto bloccato a causa del veto posto dall’Ungheria di Viktor Orbán, ma con il ricambio ai vertici del potere di Budapest portato dalle elezioni ungheresi dello scorso aprile il suddetto veto è venuto meno, consentendo agli Stati membri di raggiungere l’unanimità necessaria.
In una dichiarazione congiunta, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa hanno definito l’allargamento una “scelta strategica”, lodando la determinazione dimostrata da Kyiv e Chișinău nel portare avanti le riforme nonostante le difficoltà. Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha espresso apprezzamenti su questo sviluppo, sottolineando come rappresenti un importante sostegno politico e morale al Paese. Secondo Heather Grabbe, senior fellow del think tank Bruegel ed ex consigliera della Commissione europea per l’allargamento, l’avvio dei negoziati costituisce l’inizio concreto del percorso verso l’adesione, ma rappresenta anche un banco di prova per l’Ucraina, chiamata ad adottare e applicare migliaia di norme europee.
Bruxelles riconosce i progressi compiuti da Kyiv, in particolare sul fronte della lotta alla corruzione, ma ritiene che il ritmo delle riforme debba accelerare. Secondo funzionari europei, l’Ucraina avrebbe completato soltanto circa il 15% delle misure previste dal piano concordato lo scorso dicembre con il commissario europeo all’Allargamento Marta Kos. Tra le priorità figurano il rafforzamento dell’indipendenza delle agenzie anticorruzione Nabu e Sapo, l’adozione di una nuova strategia nazionale contro la corruzione e la riforma delle procedure di nomina di giudici e procuratori. Se il processo dovesse procedere senza rallentamenti, negli ambienti europei si ritiene che i negoziati tecnici potrebbero concludersi nell’arco di circa quattro anni, fermo restando che la decisione finale sull’adesione resterà eminentemente politica e richiederà il consenso unanime dei Ventisette.
Accanto agli aspetti istituzionali, il negoziato assume un’importante dimensione strategica. L’ipotesi avanzata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz di una forma di “adesione associata”, con rappresentanza nelle istituzioni europee ma senza diritto di voto, non ha trovato un consenso sufficiente tra gli Stati membri, anche se il principio di un’integrazione graduale sembra guadagnare terreno. Secondo Grabbe, l’Unione dovrebbe concentrarsi soprattutto sull’integrazione dell’Ucraina nelle politiche comuni di sicurezza e difesa, considerando che il Paese dispone oggi di uno degli eserciti più esperti del continente e di una consolidata esperienza nell’impiego di tecnologie militari avanzate, in particolare dei droni. Per Bruxelles, mantenere credibile la prospettiva europea di Kyiv non rappresenta soltanto un impegno nei confronti dell’Ucraina, ma anche un investimento diretto nella futura sicurezza del continente.
Nel frattempo, la guerra continua a imperversare. Nella notte tra domenica e lunedì la Russia ha lanciato uno dei più massicci attacchi delle ultime settimane contro l’Ucraina, impiegando 70 missili e 611 droni. A Kyiv sono morte almeno quattro persone e circa 140 mila residenti sono rimasti temporaneamente senza elettricità, mentre un incendio ha gravemente danneggiato la Cattedrale della Dormizione del complesso monastico della Lavra delle Grotte di Kyiv, patrimonio mondiale dell’Unesco e simbolo della storia religiosa e culturale del Paese. Zelensky ha definito l’attacco uno dei più gravi colpi inferti al patrimonio cristiano ucraino dall’inizio della guerra, mentre il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha annunciato l’intenzione di investire l’Unesco e gli altri organismi internazionali affinché reagiscano a quella che Kyiv considera una nuova dimostrazione della strategia russa contro infrastrutture civili e beni culturali.
















