La spesa per la difesa dell’Unione europea continua a crescere e potrebbe raggiungere 454 miliardi di euro nel 2026, con una quota sempre maggiore destinata agli equipaggiamenti. L’aumento dei bilanci, però, non si traduce automaticamente in capacità comuni, perché gli acquisti restano soprattutto nazionali, la cooperazione è limitata e ricerca e sviluppo crescono più lentamente. La sfida sarà trasformare più risorse in programmi condivisi, interoperabilità e innovazione
L’Unione europea sta destinando alla difesa una quantità crescente di risorse, con l’obiettivo di rafforzare capacità militari rimaste a lungo sottofinanziate. L’aumento riguarda quasi tutti gli Stati membri, ma non coincide automaticamente con una maggiore capacità europea. Il risultato dipende da come vengono impiegati i fondi, dal livello di coordinamento degli acquisti e dallo spazio riservato a ricerca, innovazione e programmi comuni.
I nuovi dati dell’Agenzia europea per la difesa mostrano due tendenze parallele. Da una parte, i bilanci crescono rapidamente e una quota sempre maggiore viene destinata agli equipaggiamenti. Dall’altra, la spesa continua a essere organizzata soprattutto su base nazionale, con livelli di cooperazione limitati e investimenti tecnologici che avanzano meno velocemente degli acquisti.
Bilanci verso i 454 miliardi
La spesa per la difesa dei 27 Paesi dell’Unione europea ha raggiunto 418 miliardi di euro nel 2025, il 20% in più rispetto all’anno precedente, e dovrebbe salire a 454 miliardi nel 2026. In rapporto al Pil, il dato passerebbe dal 2,2 al 2,4%. Ventitré Stati membri hanno già raggiunto nel 2025 la soglia del 2%, mentre 24 hanno aumentato i bilanci militari in termini reali.
Le stime per il 2026 incorporano però solo in parte gli effetti dei prestiti Safe e della flessibilità fiscale prevista dalla clausola di salvaguardia nazionale. Non tutti i beneficiari hanno incluso queste misure nelle proiezioni preliminari. I 454 miliardi rappresentano quindi una previsione e non una disponibilità già consolidata.
La priorità va agli equipaggiamenti
Nel 2025 oltre il 32% della spesa complessiva è stato destinato agli investimenti, sopra il parametro europeo del 20%. Nel 2026 la quota è prevista al 36%. La componente dominante resta l’acquisto di equipaggiamenti, che ha assorbito 115 miliardi di euro, con una crescita reale del 26% sul 2024.
Circa l’85% degli investimenti è confluito in questa voce e la percentuale dovrebbe avvicinarsi all’87% nel 2026. La concentrazione delle risorse risponde alla necessità di colmare carenze materiali immediate, ma lascia quote inferiori a personale, infrastrutture, operazioni, manutenzione e ricerca. L’aumento dei bilanci continua quindi a privilegiare le esigenze di breve periodo rispetto allo sviluppo strutturale delle capacità.
Cooperazione e ricerca non tengono il passo
Gli acquisti collaborativi hanno rappresentato il 24% della spesa per equipaggiamenti nel 2025, con forti differenze tra gli Stati membri. Le iniziative nazionali continuano a prevalere e i cicli di acquisizione restano poco sincronizzati, limitando economie di scala, interoperabilità e convergenza di lungo periodo.
Anche gli strumenti europei sono ancora in una fase iniziale. Solo un numero limitato di Paesi ne ha sfruttato pienamente le possibilità, mentre resta incerto l’impatto economico degli importi annunciati.
La ricerca e sviluppo è salita a 17 miliardi nel 2025 e dovrebbe raggiungere 20 miliardi nel 2026, ma pesa appena il 4% della spesa totale. Pur crescendo in termini reali, non tiene il ritmo degli acquisti. L’Europa dispone dunque di risorse maggiori, ma la loro efficacia dipenderà dalla capacità di coordinare gli investimenti e trasformarli in programmi comuni, tecnologie operative e capacità condivise.
















