La missione della ministra Bernini a Gibuti rafforza il ruolo della ricerca e della formazione nella proiezione internazionale italiana. Nel cuore del Corno d’Africa, cooperazione scientifica, sicurezza e innovazione si intrecciano in una strategia che corre in parallelo con il Piano Mattei. L’obiettivo è consolidare una rete di partenariati accademici e scientifici nei settori strategici per lo sviluppo del Paese, valorizzando il sistema italiano della conoscenza come leva di dialogo e crescita condivisa
La missione della ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini a Gibuti rafforza una traiettoria già avviata dall’Italia in Africa: quella della diplomazia della ricerca e della formazione come strumento di cooperazione e di presenza internazionale. Una missione costruita attorno alla collaborazione scientifica e accademica, che corre lungo una direttrice propria ma che trova punti di contatto con il più ampio disegno del Piano Mattei.
Due percorsi distinti e complementari: da una parte il consolidamento dei rapporti bilaterali attraverso università, ricerca e innovazione; dall’altra una strategia nazionale più ampia per rafforzare la cooperazione con il continente africano.
È in questa prospettiva che va letta la visita della ministra, che ha avviato a Gibuti un percorso di collaborazione accademica e scientifica con le istituzioni locali.
Al centro degli incontri con il presidente della Repubblica Ismail Omar Guelleh e con i rappresentanti del governo gibutiano ci sono stati i settori considerati strategici per lo sviluppo del Paese: energie rinnovabili, gestione delle risorse idriche, intelligenza artificiale, agritech, scienze marine, salute e cambiamenti climatici.
La missione conferma una linea che Bernini porta avanti da tempo: fare del sistema universitario e della ricerca italiana una componente stabile della proiezione internazionale del Paese.
Non soltanto attrazione di studenti e ricercatori, ma anche costruzione di partenariati scientifici, trasferimento tecnologico e formazione delle competenze necessarie ad accompagnare i processi di sviluppo dei Paesi partner.
Nel caso di Gibuti, il valore della cooperazione accademica si intreccia inevitabilmente con il peso strategico del Paese. Situato in uno degli snodi più delicati del Mar Rosso, Gibuti rappresenta un punto di osservazione privilegiato sugli equilibri del Corno d’Africa, regione dove sicurezza, commercio globale, infrastrutture e competizione internazionale si sovrappongono.
Una centralità che spiega anche la presenza italiana nell’area e il ruolo della Base Militare Italiana di Supporto “Amedeo Guillet”.
Durante la missione Bernini ha visitato proprio la base e la fregata “Carlo Bergamini”, portando il saluto delle istituzioni italiane al contingente impegnato in un quadrante fondamentale per la sicurezza marittima. Un passaggio che restituisce la dimensione complessiva della relazione tra Italia e Gibuti: una relazione nella quale cooperazione scientifica, sicurezza e tutela delle infrastrutture strategiche rappresentano tasselli complementari.
Tra questi ultimi rientra anche la visita alla stazione di transito dei cavi sottomarini per le telecomunicazioni, infrastrutture decisive per la connettività globale. Il progetto promosso dalla Fondazione Med-Or, che consentirà alle autorità gibutiane di rafforzare le capacità di ispezione e protezione dei cavi, mostra come la dimensione tecnologica sia ormai parte integrante delle nuove forme di cooperazione internazionale.
La missione di Bernini, dunque, si colloca dentro un quadro più ampio senza esserne una semplice declinazione.
Il Piano Mattei rappresenta una delle cornici strategiche attraverso cui il governo intende rafforzare il rapporto con l’Africa; la diplomazia della ricerca rappresenta invece uno degli strumenti attraverso cui l’Italia costruisce relazioni durature, fondate sulla conoscenza, sull’innovazione e sulla crescita delle competenze.
È proprio questa complementarità a definire il ruolo crescente dell’università nella politica estera italiana: un ponte tra istituzioni, territori e sistemi produttivi, capace di trasformare il sapere scientifico in una leva di cooperazione e di presenza internazionale.















