Skip to main content

Il difficile compromesso sull’Ucraina tra Schlein e Conte. L’opinione di Guandalini

CONDIVIDI SU:
Aggiungi Formiche su Google

Circola la perplessità che il campo largo non sia in grado di decollare. C’è di mezzo la questione Ucraina. Che fare? Proseguire a riarmare Kyiv rinunciando a porsi la domanda fino a quando? Dentro il Pd si agitano i riformisti ma la stragrande maggioranza del partito la pensa come Conte. Prima delle elezioni è indispensabile trovare un accordo su questo anche con l’ala centrista della futura coalizione. L’opinione di Maurizio Guandalini

Una persona che sa nei dintorni del Pd mi racconta che sull’Ucraina, per essere credibili, occorre andare su Conte e il suo “basta armi a Kyiv”. Vuol dire che la ‘Schlein-Ucraina’ dell’intervista al Foglio è stata inefficace. Occorre superare quel: “E chiunque non riconosca in questa storia chi è l’aggredito e chi è l’aggressore sbaglia. Il Pd ha sempre sostenuto, ripeto, convintamente, l’Ucraina con tutti i mezzi necessari”. È così vero che nel Parlamento europeo sul tema del conflitto russo-ucraino il gruppo Pd via via ha espresso 4-5 posizioni diverse.

L’abbiamo scritto diverse volte. Qui la discriminante per tessere il legame della coalizione di centrosinistra è la questione Ucraina. Materia di politica estera delicata che va chiarita al millimetro da chi vuole governare. Non basta accordarsi su un generico no al riarmo. Star lì ad auspicare che tanto si troverà una mediazione tra i partiti del centrosinistra (quali?) è qualcosa che sa di vecchia politica. Attendista. Si sperava nell’arrivo della pace prima delle elezioni politiche del 2027 che avrebbe risolto lo spinoso dossier. Non sarà così. Inoltre è poca roba sventolare la convinzione di essere testardamente unitaria, come fa Schlein. Non fa altro che alimentare un superficiale approccio ai problemi quando è necessario sviscerarli, ponderarli uscendo da routinari atteggiamenti indistinti. Si veda l’uscita dal Pd della Picierno. Fa un altro partito alleato con Calenda. Applaude all’intervista al Foglio della segreteria Pd, entusiasta delle magnifiche ragioni a sostegno dell’Ucraina, ma sono le stesse di sempre quelle della Schlein, da quando la Picierno per nome e per conto del Pd era assurta alla vicepresidenza del Parlamento europeo (ora dimettersi no?) e successivamente ha iniziato ad agitarsi in preda di una febbre russofobica col pretesto di Kyiv. Non sarà che c’è molta confusione sul tema?

È consigliabile un rapido confronto. Un esercizio al quale devono applicarsi anche i centristi di Renzi & C. Non è possibile uscire dalla finestra del Pd (forse Gori e altri) e rientrare dalla porta della casa riformista. È inopportuno fuggire dai problemi. Ripresentando un elemento distintivo di sostegno all’Ucraina raggruppato in un bouquet sguarnito di ragioni per convogliarle nella carta d’identità del nuovo Centro che si differenzia, obbligatoriamente dal nucleo temporaneo del Campo Largo (Pd, 5 Stelle, Avs). Per la serie il programma del centrosinistra non può essere solo l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica nel 2029, anche se non è poca roba.

Su pace, guerra, armi, Costituzione, ruolo degli organismi comunitari, internazionali, Onu, alleanze per la difesa, Nato e altro occorre chiarirsi per filo e per segno, ora, quando non si capisce più nulla, principi e funzioni sono interpretati nel mélange più astruso.

Tralascio i ragionamenti già fatti anni addietro e parto dalla necessità inderogabile di storicizzare 5 anni di conflitto russo-ucraino, osservando le posizioni di Europa e Italia. Che ormai, ci suggerisce il nostro interlocutore, sono ben oltre la stantia constatazione dell’aggredito e dell’aggressore, associato a “con l’Ucraina senza se senza ma”. Slogan come “la pace giusta e duratura” e ‘”e armi per fare la pace” che hanno, in realtà, coperto un insano immobilismo. Ben direzionato anche dai dibattiti sui giornali e nei talk tv riempiti da tifoserie pronte a fare la morale democratica ai filo-putiniani (?) mentre gli italiani giorno dopo giorno provavano un forte distacco da questo modo di procedere.

Una guerra tira l’altra. Droni ucraini nel Mar Caspio contro navi iraniane. 5 anni di guerra ucraina hanno portato come risultato un allargamento del conflitto. E delle armi. Titolo del Corriere “I droni rivoluzionano il fronte. Ma si continua a morire come nella prima guerra mondiale”. Il Mar Nero chiuso come Hormuz, non partono più le navi di cereali verso il Vecchio continente. E l’Europa oggi che fa come suo massimo storico? Invia altri soldi e armi a Kyiv. Quello che sta facendo da sempre. Privandosi di ogni spinta negoziale. Diplomatica. Perché non c’è accordo tra i Paesi europei. Una modalità che alimenta l’escalation e porta a ulteriori distruzioni e morti. Per quale obiettivo? Vincere la guerra? L’idea di poter “sconfiggere una potenza atomica” è un controsenso logico.

La Presidente Moratti in un dibattito su Sky ha osservato giustamente che la colpa di questo stato di cose è da ricondurre a una Europa che non è comune sulla difesa, sulla politica estera e via elencando. Perché l’Europa è Europa quando mira a dare soldi per riarmare una nazione e alimentare una guerra ed è muta quando si tratta di proporre vie negoziali abdicando al suo ruolo terzo, originario, inserendosi, come dovrebbe fare, nelle strategie militari di Zelensky, chiedere al leader di Kyiv dove vuole arrivare, se le manifestazioni di piazza contro nascondono qualcosa sul traffico di armi e tangenti e per finire cosa fare nei prossimi anni visto l’andazzo regressivo del conflitto? Siamo arrivati al 21esimo pacchetto di sanzioni con l’obiettivo iniziale di ridurre in ginocchio la Russia in poco tempo, mandare a casa Putin, spezzare l’economia mentre i dati, della comunità europea di giugno, ci dicono che il Pil cresce del 2%, che il debito pubblico è al 20% e che il valore del rublo è tornato ai valori prima della guerra.

Il dossier ucraino occorre rivoltarlo come un calzino. Senza esitare. Prima di farlo divenire materia del contendere in una eventuale corsa alle primarie (che è sempre saggio non fare) del campo largo. Per il Centro, che può essere solo quello di Renzi guidato da Silvia Salis (i vari Onorato e compagnia non portano voti e sono privi di appeal) consiglio di appellarsi alla dottrina sociale e cristiana della Chiesa verso la quale mi auguro che un buon riformista centrista ex democristiano dovrebbe far riferimento. Sempre.


×

Iscriviti alla newsletter