Finlandia e Norvegia riaprono un canale con il Cremlino, confermando il sostegno a Kyiv e specificando di parlare a nome proprio, non dell’Europa. Ma Putin non arretra sul Donbas e accusa Ue e Nato, mentre Copenaghen denuncia una frattura nel fronte europeo
Due leader europei hanno chiamato pubblicamente Vladimir Putin, rompendo una consuetudine pluriennale di “silenzio radio” con il Cremlino. Martedì il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre hanno parlato con il presidente russo per sollecitarlo a porre fine alla guerra in Ucraina. Così hanno rotto una consuetudine che dal febbraio 2022 vede le capitali dell’Europa occidentale evitare ogni contatto diretto con il Cremlino. Subito dopo, secondo un collaboratore di Volodymyr Zelensky, i due hanno sentito anche il presidente ucraino.
“La discussione è stata franca e sostanziale”, hanno scritto Stubb e Støre in una dichiarazione congiunta. “Siamo Paesi confinanti con la Russia. L’esito di questa guerra avrà un impatto diretto sulla nostra sicurezza e su quella europea. Porre fine alla guerra richiede discussioni dirette”. Il premier norvegese ha aggiunto che i costi umani e materiali del conflitto peseranno per generazioni e che nella telefonata è stata sottolineata l’importanza della de-escalation. Entrambi hanno ribadito che il sostegno a Kyiv proseguirà. Hanno anche precisato di aver parlato a nome dei rispettivi Paesi e non dell’Europa intera.
La mossa nasce da un calcolo preciso. L’isolamento di Mosca, accompagnato da sanzioni sempre più pesanti, ha lasciato gli europei ai margini di un negoziato guidato da Donald Trump. In molte capitali dell’Ue il presidente americano è considerato imprevedibile e incline ad assecondare il Cremlino a spese di Kyiv. Gli sviluppi di ottobre hanno rafforzato questa percezione: Putin ha accettato di fornire gasolio russo agli Usa, mentre Trump ha allentato le sanzioni e ha detto che per gli ucraini è tempo di sostituire Zelensky. Kyiv lamenta inoltre interruzioni nella condivisione di intelligence americana e nei servizi di internet satellitare da cui dipendono le sue forze armate. I rapporti tra Washington e l’Ucraina sono ai minimi da diciotto mesi.
Dal Cremlino, però, nessuna apertura. Il resoconto russo ripete le posizioni note. Una pace giusta e duratura sarebbe possibile solo considerando “pienamente e incondizionatamente” gli interessi legittimi della Russia. Le politiche “conflittuali” di Ue e Nato, sempre secondo Mosca, prolungherebbero le ostilità. Una fonte vicina al Cremlino ha riferito a Reuters che Putin avrebbe ribadito di non voler cedere sull’obiettivo di conquistare l’intero Donbas. I due interlocutori avrebbero risposto richiamando la necessità di una pace “giusta”. La stessa fonte indica in Emmanuel Macron l’ultimo leader dell’Ue ad aver parlato con Putin, in una telefonata di luglio mai resa pubblica e rimasta senza esiti. L’iniziativa ha però aperto una crepa nel fronte europeo. La premier danese Mette Frederiksen ha criticato la scelta di Helsinki e Oslo. Ha detto di non vedere alcun segnale di una reale volontà russa di pace, dichiarando che “l’Europa debba restare unita anziché andare da sola”.
















