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Giovani, Irpef e sanità. Cosa c’è nell’ultima manovra di Meloni

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L’ultima legge di Bilancio prima del ritorno alle urne sancisce la vocazione al pragmatismo dimostrata nelle ultime quattro manovre. Il baricentro si è spostato sui giovani, mentre sul ceto medio è stato evitato il passo più lungo della gamba con taglio dell’Irpef esteso ai redditi fino a 55 mila euro. E ci sarà un fondo per i neonati. Da banche e assicurazioni contributo di 5 miliardi

Una manovra nel segno della continuità. Come a dire, nessun tradimento della filosofia che ha accompagnato le quattro leggi di Bilancio che l’hanno preceduta, tutte firmate da Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti. L’ultima finanziaria prima che la parola venga restituita agli elettori cuberà, euro più, euro meno, complessivamente 26 miliardi di euro, inclusa quella flessibilità concessa dall’Europa all’Italia, e che vale 28 miliardi ma spalmati su due anni, che l’esecutivo ha voluto a tutti costi assemblare con la legge di Bilancio appena approvata dal Consiglio dei ministri. Con i mercati ancora nervosi (lo spread Btp/Bund non scende sotto i 100 punti base da settimane ormai) e con le pinze della procedura per deficit eccessivo ancora strette sullo Stivale, era difficile fare di meglio, a cominciare dall’allentamento dell’Irpef sul ceto medio, sotto forma di estensione dell’aliquota al 33% per i redditi fino a 55 mila euro.

E dunque, la manovra di bilancio per il 2027 conterrà alcune misure fiscali a favore dei giovani. Su questo erano tutti d’accordo nella maggioranza. Si parte da una flat tax del 5% per i neoassunti fino a 35 anni con contratto stabile fino a 30-35mila euro, accompagnata da una super deduzione fino al 140% per le aziende che assumono under 35. Ma ci sono anche delle varianti, come una no tax area più ampia per i giovani under 25. In arrivo anche aiuti sul fronte della sanità per gli anziani con più di 75 anni e a basso reddito (soglia Isee da definire). Non è tutto.

La manovra di bilancio potrebbe prevedere che chi ha questi requisiti abbia diritto a una card sanitaria da 300-500 euro (anche qui le cifre sono cambiate in continuazione durante la messa a punto dei provvedimenti) con la quale pagare prestazioni non fornite dal servizio sanitario nazionale, come le spese per il dentista, determinate protesi, esami e visite non coperti, ticket vari. E poi c’è il capitolo Irpef, il vero tormentone della manovra. Fino a qualche settimana fa governo e maggioranza assicuravano che sarebbe finalmente arrivato il taglio delle tasse sul ceto medio, attraverso l’aumento del secondo scaglione dell’Irpef (quello con aliquota del 33%) fino a 60 mila euro di imponibile (contro i 50 mila attuali), con risparmi d’imposta fino a mille euro l’anno. Ma con un costo per lo Stato di 2,7 miliardi annui. Troppi, visti i vincoli di bilancio. Alla fine, si è optato per fissare l’asticella a 55 miliardi.

Sembrava insomma fosse tramontato definitivamente il taglio dell’Irpef al ceto medio, ma la misura è riuscita a entrare nel testo della legge di Bilancio, almeno a 55mila euro di reddito. La maggioranza ha lavorato nelle ultime ore per reperire le risorse, 1,2 miliardi in tutto, per ampliare l’aliquota Irpef al 33% per i redditi sopra ai 50mila euro. Gli azzurri come sappiamo avevano proposto una misura in due fasi: per il 2027 fino a 55mila euro per poi salire a 60mila.

Ancora, l’esame del decreto legge per ridurre il costo dell’energia elettrica e del gas per famiglie e imprese all’ordine del giorno del Cdm, secondo quanto si apprende da diverse fonti di governo, è stato rinviato per la necessità, viene spiegato, di alcune modifiche tecniche. Fra i provvedimenti sul tavolo c’erano anche un decreto legislativo sulla riforma dell’artigianato e un altro sul riordino delle norme sui dehors. Mentre arriverà in manovra un fondo nuovi nati, strutturato come fondo previdenziale, che prevede a partire dal 2027 il versamento da parte dello Stato di 100 euro all’anno per ogni neonato, fino al compimento del diciottesimo anno. Lo si apprende da fonti di governo. La misura parte da una proposta del ministro dell’Economia, molto soddisfatto per la condivisione della misura da parte di tutti gli alleati.

Giorgetti, due settimane fa, parlando in audizione alla Camera sul Documento programmatico di bilancio, spiegava, rivolgendosi ai partiti, affinché abbiano a cuore la sostenibilità del debito italiano: “la credibilità finanziaria del Paese, ancora più in una fase come questa, è una risorsa che va assolutamente preservata con l’auspicabile più ampio consenso delle forze parlamentari. L’Italia ha dimostrato in questi anni di saper rispettare gli impegni assunti nell’ambito delle nuove regole europee di bilancio e di voler mantenere un percorso di finanza pubblica sostenibile senza rinunciare tuttavia a mettere in luce alcuni nodi irrisolti della nuova governance economica che solo con la sua concreta applicazione potevano emergere”. E così è stato, ancora una volta.


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