Nove senatori chiedevano di chiarire chi avesse deciso le restrizioni ai servizi satellitari per Kyiv, che hanno ostacolato l’intercettazione dei droni russi. Il no del Pentagono riaccende il dibattito sul peso di Musk nella Difesa americana e spinge gli europei a cercare alternative
L’ufficio dell’ispettore generale del Pentagono ha respinto la richiesta bipartisan di indagare sui rallentamenti che a ottobre hanno colpito i servizi satellitari Starlink e Starshield in Ucraina. Una scelta che riaccende a Washington il dibattito sul peso di Elon Musk nelle comunicazioni della Difesa americana, mentre Kyiv denuncia gli effetti concreti delle restrizioni sul campo.
A chiedere l’inchiesta erano stati nove senatori, quattro repubblicani e cinque democratici, dopo che funzionari ucraini avevano segnalato una riduzione deliberata della velocità sia sulla rete commerciale Starlink sia sulla sua versione militare, Starshield. Secondo Kyiv, le limitazioni hanno ostacolato l’intercettazione dei droni d’attacco russi, che richiedono tempi di reazione rapidissimi. Nella risposta data martedì all’Associated Press, l’ispettorato ha indicato che le questioni sollevate sarebbero meglio affrontate dall’Air Force. Una formula che a Capitol Hill viene letta come un rifiuto di fatto, nonostante l’organismo fosse nelle condizioni di procedere.
“È preoccupante”, ha commentato la senatrice democratica della commissione Esteri Jeanne Shaheen, sottolineando che amministrazione Trump e SpaceX hanno fornito versioni contrastanti sull’origine delle interruzioni e che serve una verifica indipendente per accertare le responsabilità. Il nodo sta proprio nel capire chi sia il decisore, con Musk che ha ammesso la responsabilità di SpaceX nel rallentamento di Starlink in Ucraina, accusando Kyiv di aver violato i termini di servizio (accusa respinta dalle autorità ucraine), sottolineando che qualsiasi modifica a Starshield dipenda dal governo statunitense. Il presidente Donald Trump ha invece negato di aver ordinato restrizioni, mentre il vicepresidente JD Vance ha lasciato intendere un coordinamento tra Casa Bianca e Musk.
I senatori volevano accertare se funzionari del Pentagono o di altre agenzie avessero diretto, autorizzato o anche solo conosciuto in anticipo modifiche alla condivisione d’intelligence, alle capacità di allerta o ai servizi satellitari destinati all’Ucraina. La portavoce dell’ispettorato, Mollie Halpern, ha precisato che la decisione potrebbe essere rivista in presenza di nuovi elementi.
Non è la prima volta che Musk interviene sulla connettività ucraina. Nel 2022, nelle prime fasi dell’invasione, il patrono di SpaceX aveva disposto il blackout di Starlink in aree come Kherson e Donetsk, citando il timore di un’escalation russa. Proprio i dubbi sul controllo esercitato da un singolo privato avevano contribuito, secondo fonti parlamentari, alla nascita di Starshield. Le ultime vicende dimostrano però che neppure la versione militare garantisce piena autonomia all’utente finale.
Una lezione che non sfugge agli europei. Dopo i rallentamenti registrati nelle scorse settimane, la finlandese Iceye ha annunciato una partnership con Nokia e con il ministero della Difesa ucraino per esplorare forme di cooperazione nello spazio, con l’obiettivo dichiarato di costruire comunicazioni satellitari sovrane. Un segnale che la dipendenza da infrastrutture critiche controllate da attori privati, per giunta vicini al potere politico di Washington, è ormai percepita come una vulnerabilità strategica.
















