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Dal dominio cyber al sistema-Paese. Il prossimo passo della Sicurezza Nazionale

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Il disegno di legge sul rafforzamento della difesa nazionale introduce una nuova cornice normativa per la tutela del cyberspazio militare. Un passaggio che apre a una riflessione più ampia sulla sicurezza del sistema-Paese, sulla protezione delle infrastrutture critiche e sulla capacità di resistere alle pressioni esterne. Dall’Intelligenza Artificiale alla cooperazione tra istituzioni, industria e Forze armate, la resilienza diventa una componente essenziale della deterrenza e dell’autonomia strategica italiana

Il disegno di legge governativo A.S. 2028, “Disposizioni per il rafforzamento e l’adeguamento della capacità di difesa nazionale”, attualmente all’esame del Senato, rappresenta un passaggio importante nell’evoluzione della sicurezza italiana. L’articolo 7 propone di introdurre nel codice dell’ordinamento militare una definizione dello spazio cibernetico di interesse nazionale per la difesa e la sicurezza militare dello Stato. Ne affida l’identificazione e l’aggiornamento al Ministro della difesa e precisa le responsabilità del Capo di stato maggiore della difesa, individuato quale autorità cyber del Ministero. Il testo prevede la tutela di questo spazio anche in tempo di pace, attraverso operazioni cibernetiche difensive, mantenendo ferme le competenze delle altre autorità e degli organismi preposti alla sicurezza nazionale.

Si tratta di una scelta coerente con l’evoluzione del contesto strategico, che rafforza l’inquadramento normativo di capacità già presenti nello strumento militare. Le operazioni nel cyberspazio sono strumenti ricorrenti di pressione, raccolta informativa, sabotaggio e preparazione delle operazioni militari. Attribuire responsabilità precise e definire una chiara catena di comando rappresenta quindi un passo necessario. L’ulteriore passo riguarda la capacità di collegare questi interventi alla resilienza dell’intero sistema-Paese.

La trasformazione della sicurezza nazionale richiede infatti che lo Stato continui a funzionare quando è sottoposto contemporaneamente a pressioni e attacchi provenienti da domini diversi. La difesa del territorio e dei suoi confini rimane essenziale. La sicurezza nazionale comprende però anche la protezione delle funzioni e delle interdipendenze dalle quali dipendono la vita del Paese e la sua libertà di decisione. Il rafforzamento delle capacità nei domini terrestre, marittimo, aereo, spaziale e cibernetico deve quindi accompagnarsi a una visione delle relazioni che li collegano.

La competizione strategica può mirare sia al controllo del territorio sia a compromettere il funzionamento del sistema nazionale. Un’interruzione delle reti energetiche, un attacco alle comunicazioni satellitari, il blocco di una catena logistica, una campagna di disinformazione o un’operazione cyber contro il sistema finanziario possono produrre effetti strategici anche senza un’offensiva militare convenzionale. Gli obiettivi possono essere molteplici: disorganizzare i servizi, danneggiare le infrastrutture, ridurre la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, aumentare i costi economici e limitare la capacità di reazione dello Stato.

Per questa ragione la sicurezza nazionale deve essere valutata anche attraverso la capacità dell’intero sistema-Paese di mantenere le proprie funzioni essenziali, ripristinare quelle compromesse e adattarsi a condizioni mutate. Le interdipendenze rendono possibile la propagazione degli effetti da un settore all’altro: un’interruzione dell’energia può compromettere comunicazioni, trasporti e servizi finanziari, ampliando le conseguenze dell’attacco iniziale.

La competizione strategica si sviluppa anche al di sotto della soglia del conflitto armato. Strumenti economici, tecnologici, informativi, cibernetici, spaziali e militari possono essere combinati, con intensità variabile, per esercitare pressione e modificare gli equilibri strategici. Questa continuità della competizione richiede capacità di prevenzione, risposta e adattamento anche in assenza di ostilità aperte.

Una simile realtà richiede un’architettura della sicurezza capace di collegare Forze armate, intelligence e cybersicurezza con industria, ricerca, università, infrastrutture critiche, settore energetico, spazio, telecomunicazioni, sistema finanziario e pubblica amministrazione. La sicurezza nazionale diventa così una proprietà dell’intero sistema-Paese, da costruire attraverso responsabilità definite e capacità di cooperazione.

È una direzione già riconosciuta dalla Nato. I requisiti di resilienza aggiornati nel 2026 richiamano la continuità del governo e dei servizi essenziali, il sostegno civile alle operazioni militari e il coordinamento fra amministrazioni, imprese e società. La sfida consiste nel tradurre questi principi in pianificazione condivisa, risorse disponibili ed esercitazioni che verifichino la tenuta delle interdipendenze.

La guerra in Ucraina rende evidente questa esigenza. La capacità di resistenza del Paese dipende anche dal mantenimento e dal ripristino delle reti elettriche, delle comunicazioni, della produzione, dei trasporti e dei servizi pubblici, sostenuti dagli aiuti internazionali. Gli attacchi alle infrastrutture e alle reti di comunicazione mostrano come la pressione militare possa estendersi alle condizioni che consentono alla società e all’economia di funzionare. La lezione strategica è che nessuna di queste componenti, considerata isolatamente, può assicurare la tenuta nazionale.

Anche l’indirizzo strategico cinese attribuisce rilievo all’integrazione delle capacità nazionali. Nel marzo 2023 Xi Jinping ha richiamato esplicitamente la necessità di coordinare risorse strategiche, innovazione scientifica, infrastrutture, riserve e resilienza delle filiere industriali. Questa impostazione indica l’importanza assegnata da Pechino alla mobilitazione delle diverse componenti della potenza nazionale. Il vantaggio competitivo dipende anche dalla capacità di farle cooperare e di adattarne l’impiego al mutare delle condizioni.

In questo percorso l’intelligenza artificiale potrà assumere un ruolo rilevante, soprattutto se sviluppata su una solida base scientifica, tecnologica e industriale nazionale. Per l’Italia, coltivare questa capacità significa rafforzare la propria autonomia nella gestione dei dati, nello sviluppo dei sistemi e nel sostegno alle decisioni strategiche. Oltre ad automatizzare alcune attività, può sostenere il processo decisionale, contribuire all’analisi di grandi quantità di dati provenienti da domini differenti, individuare vulnerabilità, simulare scenari e aiutare a riconoscere le interdipendenze tra infrastrutture critiche. Il suo contributo dipenderà dalla qualità e dalla protezione dei dati, dalla verifica dei risultati e dalla capacità delle istituzioni di mantenere un giudizio autonomo e la responsabilità delle decisioni.

Il vantaggio strategico dipenderà quindi dalla qualità delle singole capacità e dalla rapidità con cui uno Stato riuscirà a comprenderne le interazioni, coordinarne l’impiego e adattare il comportamento del proprio sistema nazionale. L’efficacia di una tecnologia deve essere valutata anche per il contributo che offre alla continuità delle funzioni essenziali.

Per questo motivo la resilienza contribuisce alla deterrenza. Uno Stato che continua a funzionare sotto pressione riduce la possibilità che l’avversario ottenga, attraverso la coercizione, i risultati politici perseguiti. La capacità di assorbire un attacco, limitarne gli effetti e ripristinare i servizi incide quindi sul calcolo strategico di chi valuta se attaccare.

Il rafforzamento del dominio cyber costituisce un passaggio essenziale di questo percorso. La sfida consiste nel costruire un’architettura capace di integrare Difesa, industria, ricerca, infrastrutture critiche, spazio, intelligenza artificiale, economia e leadership politica in un sistema adattivo. Questa integrazione deve accompagnarsi a capacità ridondanti, autonomia operativa e possibilità di ripristino delle funzioni compromesse.

La capacità dell’Italia di affrontare la competizione strategica dipenderà dalla qualità delle proprie capacità nei diversi domini e dalla loro integrazione in un sistema-Paese capace di rimanere operativo, coeso e adattabile.


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