Il terzo vertice Russia-Africa conferma la capacità di Mosca di mantenere relazioni con numerosi governi del continente, nonostante un peso economico limitato. Tra cooperazione militare, forniture agricole e operazioni informative, il Cremlino cerca di consolidare la propria presenza mentre l’Europa deve confrontarsi con partner africani sempre meno disposti a legami esclusivi
Il terzo vertice Russia-Africa, organizzato questa settimana a Mosca, ha riunito rappresentanti di 48 Paesi africani, tra cui circa 22 capi di Stato, rispetto ai 17 presenti all’edizione del 2023. Un risultato diplomatico per Vladimir Putin, che conferma la capacità del Cremlino di mantenere un’interlocuzione con una parte significativa del continente, nonostante lo Zar russo sia per buona parte isolato dall’Occidente e soffra le difficoltà economiche legate allo stallo militare prodotto dall’invasione ucraina.
La presenza economica russa in Africa resta relativamente modesta rispetto a quella europea o cinese, ma Mosca ha costruito una rete di relazioni fondata su cooperazione militare, forniture di armamenti, sostegno politico e accordi settoriali. Una strategia che consente al Cremlino di esercitare influenza anche senza disporre delle risorse finanziarie dei suoi principali concorrenti.
La sicurezza rimane uno degli strumenti privilegiati. Nel Sahel e nella Repubblica Centrafricana, la Russia ha sviluppato rapporti con governi interessati a diversificare i propri partner militari. La riorganizzazione delle attività precedentemente gestite dal gruppo Wagner ha inoltre rafforzato il controllo diretto dello Stato russo sulle operazioni nel continente. L’Africa Corp, che ha preso gli spazi dei mercenari dopo la fine della società che per anni contribuito all’attività espansionistica strategica russa, si muove ora sotto un più stretto e diretto controllo del Ministero della Difesa e delle intelligence.
A questa presenza si affianca una dimensione informativa sempre più strutturata, ancora in grado di diffondere la narrazione strategica del Cremlino nonostante sia ormai stata tracciata e denunciata. Nel rapporto The bear and the bot farm: Countering Russian hybrid warfare in Africa, pubblicato dall’European Council on Foreign Relations, Will Brown descrive una strategia che continua a combinare operazioni militari, propaganda e reti di influenza locali. Secondo l’analista, Mosca sfrutta ancora il risentimento verso le ex potenze coloniali, soprattutto la Francia, per continuare a rafforzare racconti favorevoli alla Russia e orientare le scelte politiche dei governi africani.
Brown evidenzia anche la trasformazione del modello russo dopo la fine della leadership di Evgenij Prigozhin, creatore e per anni motore della Wagner e un tempo intimo di Putin poi caduto in disgrazia dopo un tentativo eversivo, morto in un incidente aereo. Mentre le attività militari sono state progressivamente ricondotte all’Africa Corps, l’Africa Initiative opera sul versante mediatico e informativo. Il risultato è una presenza più direttamente collegata alle strutture statali russe, nella quale la comunicazione politica accompagna gli strumenti tradizionali di sicurezza. Il rapporto sottolinea tuttavia anche i limiti di questa influenza, soprattutto quando il sostegno russo non produce miglioramenti tangibili nella sicurezza locale.
A questo si abbinano anche altre iniziative pratiche e operative. Al vertice di Mosca, Putin ha cercato di ampliare l’agenda oltre la cooperazione militare. Il presidente russo ha promesso maggiori forniture di cereali e fertilizzanti, sostenendo che nei primi nove mesi del 2026 la Russia abbia esportato verso l’Africa 13 milioni di tonnellate di prodotti agricoli. La sicurezza alimentare offre a Mosca un ulteriore canale diplomatico, mentre i rischi climatici, i conflitti regionali e le difficoltà commerciali legate alla guerra in Ucraina mantengono elevata la vulnerabilità di diversi Paesi africani.
Il significato del vertice riguarda però anche le strategie dei governi africani. La partecipazione a Mosca non implica necessariamente un allineamento politico con il Cremlino. Riflette piuttosto la crescente disponibilità a diversificare le relazioni internazionali, scegliendo partner differenti in funzione delle esigenze economiche, militari e diplomatiche.
I vertici Africa+1 stanno proliferando anche perché molti governi africani privilegiano ormai una diplomazia selettiva, nella quale sicurezza, investimenti e infrastrutture possono essere negoziati con interlocutori diversi. È l’effetto del multi-allineamento. La moltiplicazione dei summit offre maggiori margini di manovra, ma aumenta anche la competizione tra le potenze esterne.
Per l’Europa, il vertice di Mosca rappresenta quindi un richiamo alla necessità di rendere più continuativa la propria presenza. E l’Italia, che guida il processo europeo con il Piano Mattei e l’inserimento in esso di progetti abbinati al Global Gateway (e alle iniziative del G7), osserva con attenzioni certe dinamiche. Il contrasto alla disinformazione russa, che facilita la penetrazione di Mosca nel continente, richiede collaborazione con media e attori locali, oltre agli strumenti diplomatici e di sicurezza. Ma la capacità europea di conservare influenza dipenderà anche dall’attuazione degli impegni economici e dalla risposta, pratica e operativa, alle priorità africane.
La partecipazione al summit conferma che Mosca conserva un peso diplomatico superiore alla propria presenza economica. Resta da vedere quanto questa influenza possa tradursi in relazioni durature. Per i governi africani, intanto, la competizione tra partner esterni amplia le possibilità di scelta, senza eliminare i rischi di nuove dipendenze.
















