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Il Quad lega sicurezza economica e rotte marittime nella strategia per l’Indo-Pacifico

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Nel comunicato di Atlanta, Stati Uniti, India, Giappone e Australia rafforzano la cooperazione su filiere industriali, tecnologie e sicurezza dei commerci. La resilienza economica diventa il terreno di convergenza tra competizione strategica e protezione delle rotte marittime

La sicurezza economica, dalle catene di approvvigionamento alle principali rotte commerciali, occupa una posizione centrale nell’agenda del Quad. Riuniti il 31 ottobre ad Atlanta, i ministri degli Esteri di Stati Uniti, Australia, India e Giappone hanno ribadito l’impegno per un Indo-Pacifico libero e aperto, esprimendo preoccupazione per le pratiche di coercizione economica, le restrizioni arbitrarie alle esportazioni e le politiche industriali capaci di destabilizzare le filiere globali. Nel comunicato congiunto, dove la Cina non viene mai nominata ma fa da convitato di pietra e soggetto sottinteso, i quattro governi hanno inoltre richiamato la necessità di preservare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, nel Mar Rosso e nello Stretto di Bab el-Mandeb, collegando la stabilità degli scambi internazionali alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici e ai traffici commerciali.

Il documento restituisce l’immagine di un Quad sempre più concentrato sulla protezione delle infrastrutture materiali e tecnologiche da cui dipende la prosperità regionale – e più in generale, globale. La cooperazione economica e quella marittima emergono come dimensioni complementari di una stessa agenda: ridurre l’esposizione alle interruzioni delle forniture, rafforzare l’affidabilità delle reti commerciali e migliorare la capacità dei quattro Paesi di rispondere alle vulnerabilità condivise.

La dimensione industriale è particolarmente evidente nei riferimenti alla coercizione economica e alle pratiche non di mercato che producono sovraccapacità produttiva. Il comunicato non menziona esplicitamente la Cina, ma il linguaggio adottato lascia spazio a una lettura legata alla competizione economica e tecnologica con Pechino. L’ampiezza dell’agenda è indicativa: dai minerali critici ai semiconduttori avanzati e all’hardware per l’intelligenza artificiale, dalle reti 5G e 6G alle architetture Open RAN, fino alla sicurezza dei cavi sottomarini, agli standard di identità digitale e alla cybersicurezza, il Quad concentra la cooperazione sui materiali, sulle tecnologie e sulle infrastrutture che sostengono le economie digitali e ne condizionano la resilienza strategica.

La questione, tuttavia, supera il confronto con un singolo attore: riguarda la possibilità di limitare la dipendenza da fornitori concentrati e di rendere meno vulnerabili settori considerati strategici. È su questo terreno che si collocano le iniziative specifiche, per esempio quelle relative ai minerali critici. Sulla base del quadro di cooperazione annunciato a maggio, i quattro Paesi intendono sviluppare filiere di riciclo capaci di recuperare materiali strategici dai rifiuti elettronici e dagli scarti industriali. Washington ha annunciato anche un mini-contributo di 10 milioni di dollari per sostenere infrastrutture e impianti di recupero in India e nei Paesi Asean. L’obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza da singoli fornitori, coinvolgendo investimenti privati e facilitando la circolazione transfrontaliera dei materiali riciclabili.

La stessa logica emerge nella cooperazione sui semiconduttori e sull’intelligenza artificiale. Il Quad intende avviare un’iniziativa per individuare preventivamente i colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento dei chip avanzati e dell’hardware destinato all’intelligenza artificiale. I ministri hanno inoltre espresso l’intenzione di mobilitare fondi congiunti in assistenza tecnica e finanziaria per favorire l’accesso a sistemi affidabili di intelligenza artificiale nell’Indo-Pacifico. La sicurezza delle tecnologie avanzate viene così trattata come una questione di continuità industriale, oltre che di competitività.

Ma la resilienza delle filiere dipende anche dalla sicurezza dei collegamenti attraverso cui transitano merci ed energia. Il riferimento a Hormuz, Mar Rosso e Bab el-Mandeb, ossia all’arco indo-mediterraneo, introduce una dimensione geografica più ampia rispetto al perimetro tradizionale dell’Indo-Pacifico. I quattro governi ribadiscono la necessità di garantire il passaggio delle navi e degli equipaggi senza l’imposizione di pedaggi, nel rispetto del diritto internazionale richiamato dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.

Il passaggio non equivale all’annuncio di nuove operazioni del Quad in Medio Oriente, ma segnala che la sicurezza delle rotte esterne alla regione, in particolare modo quelle che escono dall’Indo-Mediterraneo che connette Europa e Asia, viene considerata rilevante per la stabilità economica dell’Indo-Pacifico. La protezione dei flussi commerciali ed energetici assume quindi un significato strategico che affianca gli sforzi per diversificare le catene produttive.

Sul piano operativo, la cooperazione marittima continua a svilupparsi attraverso strumenti di sorveglianza, condivisione delle informazioni e interoperabilità. Il comunicato richiama la seconda missione “Quad-at-Sea”, svolta tra Chennai e Perth a bordo di un pattugliatore della Guardia costiera indiana, e annuncia la prima esercitazione nell’ambito dell’Indo-Pacific Maritime Surveillance Collaboration, prevista durante “Sea Dragon 2027”. Sono iniziative ancora circoscritte, che però indicano la volontà di consolidare capacità comuni nella conoscenza e nel monitoraggio delle attività marittime e, in definitiva, sotto forme di interoperabilità.

Il collegamento tra sicurezza economica e marittima emerge anche dalle infrastrutture. Il Quad sta lavorando con le Fiji alla modernizzazione dei porti di Suva, Lautoka e Rokobili, mentre prosegue la cooperazione per sviluppare cavi sottomarini affidabili e ridondanti. Porti, reti digitali e collegamenti commerciali costituiscono componenti di un sistema la cui vulnerabilità può produrre conseguenze economiche e strategiche.

A questa dimensione si aggiunge il tentativo di coinvolgere maggiormente il settore privato. Il primo Quad Business Leaders’ Forum e il prossimo incontro a Tokyo delle agenzie di credito all’esportazione indicano l’intenzione di affiancare al coordinamento diplomatico strumenti capaci di sostenere investimenti e accordi commerciali.

Le priorità delineate ad Atlanta hanno implicazioni anche per l’Italia, la cui proiezione indo-mediterranea riflette la crescente interdipendenza tra la sicurezza dell’Euro-Mediterraneo e quella dell’Indo-Pacifico. La protezione delle rotte che attraversano Hormuz, Bab el-Mandeb e il Mar Rosso, collegando l’Asia ai mercati europei, risponde a interessi condivisi, così come la diversificazione delle filiere industriali e la sicurezza delle tecnologie avanzate. Dalla cooperazione con gli Stati Uniti su 6G, Pax Silica e minerali critici ai rapporti con India, Giappone e Australia, Roma partecipa già, attraverso iniziative bilaterali e multilaterali, a diverse direttrici strategiche richiamate dal Quad. Una convergenza che evidenzia come la sicurezza economica e marittima dell’Indo-Pacifico sia sempre più connessa agli interessi industriali, commerciali e geopolitici italiani.

(Foto: X, @SecRubio)


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