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L’ingresso della Norvegia in Pax Silica conferma come gli Stati Uniti stiano accelerando la costruzione di una rete tecnologica e industriale occidentale pensata per ridurre le dipendenze strategiche dalla Cina nei settori più sensibili: semiconduttori, intelligenza artificiale, energia e materie prime critiche.

Washington dovrebbe annunciare questa settimana l’adesione di Oslo come quindicesimo membro dell’iniziativa lanciata dagli Stati Uniti nel dicembre 2025. Il framework, inizialmente presentato come piattaforma di coordinamento sulle supply chain, sta assumendo progressivamente una dimensione più ampia, trasformandosi in un ecosistema geopolitico centrato sulle filiere tecnologiche considerate “fidate”.

Il sottosegretario di Stato per gli Affari economici Jacob Helberg ha spiegato a Semafor che la scelta norvegese riflette il peso strategico del fondo sovrano di Oslo, il più grande al mondo, e delle sue riserve nel settore dei critical minerals. Contestualmente, il Dipartimento di Stato punta ad accompagnare l’annuncio con una serie di accordi commerciali tra grandi aziende, all’interno di quella che Helberg definisce qualcosa di traducibile con “approccio alla politica economica internazionale basato sui prodotti”.

La tempistica è significativa. L’annuncio arriva mentre l’amministrazione Trump prepara il summit di Pechino previsto nelle prossime settimane tra Donald Trump e Xi Jinping, segnale di come la competizione tecnologica con la Cina resti il quadro strategico di riferimento anche nei momenti di dialogo politico. Perché, sebbene senza esplicitarne l’obiettivo, Pax Silica è anche questo: un modo per rendere la catena tecnologica del silicio – elemento cruciale delle nuove tecnologie – al sicuro dalle dinamiche cinesi.

L’ingresso della Norvegia rafforza inoltre una tendenza ormai evidente in Europa. Finlandia, Svezia e Grecia si sono già avvicinate individualmente a Pax Silica, mentre Bruxelles continua a mostrare difficoltà nel definire una linea comune. In questo scenario, cresce l’attenzione attorno alla posizione italiana.

Roma, infatti, negli ultimi mesi ha intensificato il focus su sicurezza economica, filiere strategiche e materie prime critiche, temi considerati sempre più centrali anche nel rapporto con Washington. Non a caso, durante un evento organizzato al Wilson Center insieme a Decode39, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva sottolineato la necessità di rafforzare supply chain “affidabili e trasparenti” tra Italia e Stati Uniti nei settori chiave delle nuove tecnologie. Concetti simili a quelli successivamente affrontati da un altro evento ospitato sempre a Washington, ma in questo caso dall’ambasciata italiana, dove si è discusso di “trusted technologies”.

L’allargamento progressivo di Pax Silica potrebbe dunque rafforzare le ipotesi di un possibile coinvolgimento italiano nel framework americano? Un tema che potrebbe emergere anche durante la visita a Roma del segretario di Stato Marco Rubio prevista nei prossimi giorni. Per Washington, infatti, la sicurezza delle filiere tecnologiche rappresenta ormai uno degli assi portanti delle nuove relazioni transatlantiche, intrecciando sicurezza nazionale, politica industriale e competizione geopolitica con Pechino.

Pax Silica, anche la Norvegia entra nel blocco Usa per la sicurezza tecnologica

La Norvegia entra in Pax Silica, il framework guidato dagli Stati Uniti per mettere in sicurezza filiere strategiche legate ad AI, semiconduttori e critical minerals. L’allargamento del blocco rafforza le ipotesi di un possibile coinvolgimento italiano, mentre Washington punta a fare della sicurezza tecnologica uno dei pilastri delle nuove relazioni transatlantiche

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