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Sta assumendo in queste ore una dimensione kafkiana la politica britannica, con un volto di ieri, Nick Farage, che nel breve volgere di pochi mesi torna in auge grazie al positivo risultato ottenuto alle elezioni amministrative, mentre il premier in carica Keir Starmer non solo deve fronteggiare un vistoso calo di popolarità causato da politiche improntate ad una forte austerità, ma sta per perdere l’appoggio di due “pilastri” storici come la base del partito laburista e i sindacati. Emerge un quadro politico caratterizzato da una elevatissima frammentazione, che si sta trasformando progressivamente in instabilità, ancora più pericolosa dal momento che il frangente internazionale, sempre più complesso, richiederebbe invece tutt’altro. Se si votasse oggi, probabilmente un’eventuale coalizione di destra-centro avrebbe la maggioranza assoluta.

Gli attori che chiedono le dimissioni

Sharon Graham, leader del sindacato Unite, ha affermato che “il destino di questo governo laburista è segnato”, aggiungendo che “potrebbe essere l’inizio della fine per il partito stesso”. Il momento è delicato, visto che la parola dimissioni è stata ufficialmente pronunciata da chi Starmer pensava fosse ancora al suo fianco. Troppo forte la delusione del mondo Labour per un risultato che, come anche ammesso dal sindaco di Londra, è davvero inquietante se si pensa che le elezioni generali erano state salutate come la resurrezione dei laburisti. Si staglia dunque nel Regno Unito una deriva caratterizzata dal rapido consumo di leadership e indirizzi: lo dimostra una volta di più il modus con cui la debacle alle amministrative è stata raccontata nelle ore immediatamente successive alle une.

“It’s time to go”, titolano i tabloid: l’invito proviene da parlamentari, ministri e sindacati che gli hanno chiesto apertamente di definire un calendario per le sue dimissioni, in seguito alle umilianti sconfitte subite in Inghilterra, Scozia e Galles. Addirittura il sindaco di Greater Manchester, Andy Burnham, ha dichiarato che i suoi alleati sono pronti a lanciare la sfida a Sir Keir già dalla prossima settimana.

L’inquilino di Downng street ha replicato di volersi assumere la “responsabilità” del disastro elettorale, ma ha insistito sul fatto che non si sarebbe “tirato indietro”. Ma non è tutto: ci sono anche l’ex ministra Louise Haigh, alleata di Burnham (ha dichiarato che è “assolutamente chiaro” che Sir Keir “non può condurci a nuove elezioni”) e l’ex membro del governo Jon Trickett (“cala il sipario per Keir, gli elettori ci hanno mandato un messaggio chiaro: il partito e il governo, compresa la leadership, devono cambiare immediatamente se vogliamo riprenderci”).

Il destracentro Reform-Tory: gli scenari politici

Reform: è questo il fronte che, se si votasse oggi, diventerebbe il vincitore. Farage ne è conscio e gioca di conseguenza con la consueta dialettica, al fine di ottenere l’inevitabile e fisiologico dividendo politico. Lo ha fatto quando ha rimarcato che sarebbe stato “molto triste” vedere Sir Keir estromesso, aggiungendo che “è la risorsa più grande che abbiamo”. L’ironia in questo caso è anticamera ad una campagna elettorale che sembra già avviata. Per cui se da un lato i faragiani salutano le urne come un “cambiamento davvero storico nella politica britannica” che mette Reform sulla buona strada per vincere le prossime elezioni generali, dall’altro i conservatori hanno festeggiato la riconquista di Westminster, ma sono stati sconfitti dal partito Reform nel collegio elettorale di Kemi Badenoch nell’Essex.

Certo, i Tory hanno perso più di 500 seggi e il controllo di sei consigli comunali, ma la sua leader Kemi Badenoch ha insistito sul fatto che ci sono motivi per essere ottimisti e ha affermato che “una buona strategia richiede tempo”. Se si votasse oggi, Farage otterrebbe 284 seggi e quindi avrebbe bisogno di solo un piccolo aiuto per raggiungere la maggioranza richiesta di 326. I 96 seggi dei conservatori sono i primi indiziati.

“It's time to go”, Starmer al capolinea? Tutti i rischi di una nuova instabilità

Il momento è delicato, la parola dimissioni è stata ufficialmente pronunciata da chi Starmer pensava fosse ancora al suo fianco. Troppo forte la delusione del mondo Labour per un risultato che, come anche ammesso dal sindaco di Londra, è davvero inquietante se si pensa che le elezioni generali erano state salutate come la resurrezione dei laburisti. Oggi Farage e Badenoch potrebbero conquistare il Parlamento

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