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La bussola indicata dal segretario di Stato americano Marco Rubio (“per me è stato molto rassicurante ascoltarlo” ha detto Von der Leyen), fondamentale per i tempi ma fisiologica per densità di contenuti espressi, si sta rivelando molto utile anche al fine di intrecciare le esigenze degli alleati e la programmazione di tutti i soggetti in campo (in Ue e fuori dall’Ue). La Conferenza sulla sicurezza di Monaco sta mettendo a confronto gli spunti e le tematiche di quel nuovo ordine mondiale che già si sta materializzando e l’indirizzo ribadito (per l’ennesima volta) da Rubio, ovvero che Stati Uniti ed Europa sono legate per sempre, al netto delle riforme da fare in Europa, è mastice valoriale anche per chi intende allargare strumentalmente il solco geopolitico nell’Atlantico. In questo senso le rassicurazioni dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, e del senatore democratico statunitense Chris Coons intervenuti oggi a Monaco lo dimostrano ampiamente.

QUI BRUXELLES

Che l’Ue stia già provando a camminare con le proprie gambe alla voce difesa e sicurezza non è un’ipotesi né una delle tante opzioni sul tavolo, ma ormai una solida realtà. E l’ulteriore conferma giunta dall’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue dal desco di Monaco si inserisce nel ragionamento fatto da Rubio. Kallas, per questa ragione, ha invitato i membri dell’Ue a cambiare il loro approccio in materia di difesa nazionale esortandoli a “pensare più in termini europei, non nazionali”, dal momento che la minaccia è europea, quindi la risposta dovrebbe essere europea, ha affermato. Passaggio ribadito anche dal vicesegretario generale della Nato Radmila Sekerinska, secondo cui i membri dell’alleanza su entrambe le sponde dell’Atlantico, “devono produrre più” armi ed equipaggiamento militare. Una Nato più forte fa bene a se stessa e all’Ue, dal momento che l’invasione russa dell’Ucraina ha anche messo a nudo le deficienze strutturali della difesa europea.

Inoltre l’elemento della clausola specifica è stato sottolineato dalla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen quando ha citato l’articolo 42.7 del trattato. Ovvero l’Ue dovrebbe prendere sul serio la propria clausola di difesa reciproca, per cui quell’articolo è stato proposto come via di fuga per la sicurezza dell’Europa, dal momento che obbliga i paesi a fornire “aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro potere” in caso di attacco portato ad una nazione del blocco. “L’Europa deve farsi avanti e assumersi le proprie responsabilità. Certo, ci è voluta una terapia d’urto – ha affermato – E sono stati superati limiti che non possono più essere superati”.

QUI WASHINGTON

“Gli Stati Uniti accolgono con favore l’aumento dell’impegno nella spesa per la difesa da parte dei partner europei della Nato negli ultimi mesi”, ha dichiarato il senatore democratico statunitense Chris Coons a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco all stampa tedesca. “Apprezziamo profondamente gli investimenti fatti dai nostri partner e alleati della Nato. Abbiamo più risorse dedicate alla difesa che negli ultimi decenni. La Germania, in particolare, sta davvero intensificando i suoi sforzi, la delegazione statunitense presente offre un sostegno forte e duraturo alla Nato e ai rapporti tra Stati Uniti e Unione europea”. Per cui il richiamo di Rubio all’Europa, affinché sostenga l’amministrazione Trump a rimodellare l’ordine globale, concentrandosi sulla sovranità, la reindustrializzazione e la forza militare, non è uno slogan né un invito di matrice politica, ma naturale indirizzo programmatico per una Europa che vuole diventare grande e indipendente, anche in chiave esterna (vedi riflessi su Pechino e Mosca). “Vogliamo che l’Europa sia forte. Crediamo che l’Europa debba sopravvivere”, ha affermato Rubio: una presa di posizione spiccatamente europea e non che aumenta un ipotetico divario. Di svolta necessaria al vecchio continente negli ultimi cinque anni hanno parlato praticamente tutti gli esponenti del mondo politico e istituzionale (tra cui Draghi, Letta, Meloni).

QUI TAIPEI

Interessante è stato anche il momento di confronto sulle note tensioni fra Cina e Taiwan, che hanno riguardato a Monaco le analisi dei player presenti. Taiwan ha accusato la Cina di ipocrisia e di rappresentare una minaccia per la sicurezza globale e regionale per bocca del ministro degli Esteri di Taiwan, Lin Chia-lung, che così ha replicato agli attacchi dell’omologo cinese, Wang Yi. Il ministro degli Esteri cinese aveva avvertito che alcuni Paesi stanno cercando di “separare Taiwan dalla Cina” e ha attribuito al Giappone la responsabilità delle tensioni tra le due sponde dello Stretto. Per tutta risposta Lin si è detto contrario alle affermazioni di Wang secondo cui la Cina starebbe difendendo la Carta delle Nazioni Unite: “In effetti, la Cina si è recentemente impegnata in provocazioni militari nelle aree circostanti e ha ripetutamente e apertamente violato i principi della Carta delle Nazioni Unite sull’astenersi dall’uso della forza o dalla minaccia della forza. Questo approccio smaschera ancora una volta una mentalità egemonica che non fa corrispondere le parole ai fatti”.

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