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L’Unione europea ha trovato l’accordo sul ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. L’intesa è arrivata giovedì mattina a Bruxelles, al termine di un negoziato che si era trascinato per settimane e che nelle ultime ore era sembrato destinato a slittare oltre la pausa estiva, a poche ore di distanza dalla riunione degli ambasciatori di mercoledì sera, teoricamente l’ultima prima di agosto, che si era chiusa ancora una volta senza risultato, lasciando prevedere che l’accordo non sarebbe stato raggiunto nel breve periodo.

Il nodo cruciale rimaneva il divieto per le compagnie europee di trasportare gas russo verso clienti al di fuori dell’Unione, contro il quale la Grecia manteneva una netta posizione di veto. Le ragioni di Atene sono note e hanno a che fare con il peso specifico della sua marina mercantile: la flotta greca conta oltre cinquemila navi e trasporta circa un quinto del carico mondiale in termini di tonnellaggio, più di qualsiasi altro Paese, oltre a disporre della maggiore capacità al mondo nel segmento del Gnl. Tra gli operatori interessati c’è Dynagas, una delle poche compagnie in grado di impiegare navi rinforzate per il ghiaccio capaci di raggiungere il terminale russo sull’Oceano Artico. L’argomento portato al tavolo dal governo greco è che un divieto europeo non fermerebbe i traffici, ma spingerebbe semplicemente le navi a registrarsi altrove, sottraendole alla vigilanza dell’Unione.

La soluzione, riferiscono fonti diplomatiche, è passata da una proroga di lunga durata, un compromesso che ricalca nella logica quello già respinto da Atene nei giorni scorsi, quando sul tavolo c’era la possibilità per le navi europee di esportare Gnl russo verso Paesi terzi fino al gennaio 2029, con un tetto ai volumi e il divieto di nuovi contratti. La Grecia aveva chiesto invece un’esenzione a tempo indeterminato.

Il secondo elemento dell’accordo riguarda il petrolio. I Ventisette hanno deciso di congelare per dodici mesi il tetto al prezzo del greggio russo, che resta fissato a 44,10 dollari al barile. Senza l’intesa, il meccanismo di revisione automatica semestrale avrebbe prodotto un aggiustamento al rialzo, spinto dalla dinamica delle quotazioni legata alla guerra in Iran. Era esattamente lo scenario che i negoziatori volevano evitare, perché avrebbe tradotto la tensione mediorientale in maggiori entrate energetiche per il Cremlino. Il tetto era stato prorogato in via provvisoria fino al 23 luglio proprio in attesa di una decisione definitiva.

Il pacchetto, presentato dalla Commissione a giugno, colpisce i proventi russi da petrolio e gas, aggiunge alcune decine di istituti bancari alle liste e vieta l’ingresso nell’Unione ad altri 250 individui. Alcune componenti sono state ridimensionate lungo il percorso negoziale, tra cui il divieto di importazione dei prodotti ittici e le restrizioni ai visti per i militari russi.

Il negoziato conferma quanto osservato la scorsa settimana su queste colonne da Nicoletta Pirozzi, responsabile del programma “Ue, politica e istituzioni” dello Iai, che aveva definito quello in discussione uno dei pacchetti più incisivi adottati dall’inizio del conflitto, non solo per l’ampiezza delle liste ma perché interviene sui settori che alimentano l’economia di guerra russa, e sui meccanismi costruiti per aggirare le misure già in vigore, dalla flotta ombra alle transazioni in criptovalute in Paesi terzi. Un’economia, come aveva ricordato l’esperta, già segnata da inflazione elevata e da una contrazione dei proventi energetici del 40% all’inizio del 2026. E per la quale misure come quelle adottate dall’Ue pesano in modo concreto.

farmaceutica

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