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Il Dipartimento di Stato americano incontra sette armatori greci, nello stesso giorno in cui un terzo del governo americano è ad Atene per i lavori della Cooperazione energetica transatlantica intergovernativa (P-TEC), dinanzi ai rappresentanti di 25 Paesi europei e alti dirigenti di multinazionali e aziende energetiche. Il focus dei lavori è sulla fornitura di gas naturale ai Paesi dell’Europa sudorientale, alla luce delle decisioni europee di vietare gradualmente le importazioni di gas naturale russo nell’Ue entro la fine del 2027.

Ecco la ragione principale per cui il peso geopolitico della Grecia è destinato ad aumentare, anche se rapportato a scenari in evoluzione come Israele, Cipro ed Egitto. Passaggio ribadito dal premier Kyriakos Mitsotakis ricevendo il commissario europeo alla politica esters Kaja Kallas, quando ha sottolineato che è la Grecia la porta per far entrare il gas (non russo) in Europa. Tesi corroborata dalle parole del segretario all’Energia Usa Chris Wright: “La Grecia è il punto di ingresso ideale, una potenza marittima storica, con l’infrastruttura per portare il Gnl americano in Europa”, ha affermato, illustrando insieme al segretario degli Interni Doug Bergham tutta la politica energetica di Trump ai partecipanti al meeting energetico. “Siamo impegnati a condividere valori. Esiste un rapporto significativo tra Grecia e Stati Uniti, finalizzato alla prosperità e alla pace. Gli Stati Uniti venderanno energia ai loro amici e alleati, in modo che non la acquistino dai terroristi. Produrremo quanto più gas possibile per abbassare i prezzi”, ha aggiunto Bergham. Il disegno della Casa Bianca è chiaro e ricalca i primi passi degli accordi siglati in occasione della prima amminsitrazione Trump, quando i destini energetici del Mediterraneo iniziarono a mutare: di fatto gli Stati Uniti hanno deciso che la sostituzione completa del gas russo può essere tale solo usando al meglio le infrastrutture greche, in particolare i due terminali di Revithoussa e Alexandroupolis, senza dimenticare l’attuazione del secondo Fsru promosso da Gastrade nel porto di Alexandroupolis.

Pollice in su dal premier ellenico secondo cui “siamo diventati un Paese chiave per il gas naturale e il suo trasporto, ora più che mai, l’energia è legata alla situazione geopolitica e questo incontro simboleggia il forte legame tra Stati Uniti e Grecia”. Ma non solo, perché rafforza le direttrici di marcia collegate al dossier energetico, ovvero il disimpegno dell’Europa dal gas naturale russo e la creazione di un mercato unico europeo dell’energia che renda l’Europa non ricattabile. Il riferimento di Mytsotakis è alla decisione storica presa dall’Ue, ovvero il divieto all’importazione di gas naturale russo che rappresenta un’opportunità per disegnare la mappa energetica dell’Europa di domani. Un disimpegno deve essere attuato rapidamente, perché secondo il premier greco “non possiamo permettere che il gas naturale entri in Europa dalla Russia indirettamente, passando per la porta secondaria, come, ad esempio, dalla Turchia. La Grecia è la porta d’accesso per il gas naturale che sostituirà quello russo”.

In precedenza e, a dimostrazione del solido link esistente fra Washington eAtene, era stato firmato un accordo per la partecipazione di ExxonMobil con una quota del 60% nella joint venture Energean-Helleniq Energy, che ha i diritti di esplorazione di idrocarburi nel “Lotto 2” nel Mar Ionio, con l’obiettivo di realizzare trivellazioni esplorative. L’accordo è stato firmato alla presenza del segretario all’Energia degli Stati Uniti Chris Wright, del segretario degli Interni (e capo del Consiglio nazionale per la sovranità energetica) Doug Bergham, del ministro dell’Ambiente e dell’Energia Stavros Papastavros e dell’ambasciatrice degli Stati Uniti ad Atene Kimberly Guilfoyle, di John Ardill, vicepresidente per l’esplorazione globale di ExxonMobil, Andreas Siamis, Ceo di Helleniq Energy, e Matthew Rigas, Ceo di Energean Group.

È la Grecia la porta per far entrare il gas (non russo) in Europa

Il disegno della Casa Bianca è chiaro e ricalca i primi passi degli accordi siglati in occasione della prima amministrazione Trump, quando i destini energetici del Mediterraneo iniziarono a mutare: di fatto gli Stati Uniti hanno deciso che la sostituzione completa del gas russo può essere tale solo usando al meglio le infrastrutture greche, in particolare i due terminali di Revithoussa e Alexandroupolis

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