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Se anche il grande saggio della politica d’Oltremanica Tony Blair ha deciso di esprimersi per la necessità di una netta discontinuità con ciò che sta facendo il primo ministro inglese Keir Starmer, (azzoppato dall’exploit di Farage alle amministrative) significa che non restano più appoggi di sorta al titolare del numero 10 di Donwning Street, che ha già incassato la sfiducia di alcuni suoi ministri e dei sindacati. L’ex premier laburista lo ha accusato di non avere un piano politico per il paese proprio e ha mosso una serie di aspre critiche alla guida del Labour. Il tutto mentre la Russia intensifica le attività contro il paese che, di contro, avrebbe necessità di una maggiore stabilità politica.

Non è un paese serio ed è governato da un caos bizzarro: è dura la critica dell’ex leader laburista a Starmer, a cui Blair non fa sconti, attaccando a testa bassa lo stato attuale del suo partito. Lo accusa di essersi rifugiato in una “zona di comfort” di sinistra, priva di un “piano coerente” per trasformare la Gran Bretagna.

Dalle frequenze radiofoniche del programma Today di BBC Radio 4, Blair ha dichiarato che “è possibile che stiamo per avere il settimo Primo Ministro in 10 anni: un Paese serio non può permettersi una cosa del genere, la cosa bizzarra della situazione attuale è che stiamo tutti parlando di politica quando la cosa fondamentale è parlare di politiche. Se non si decide quale sarà la propria linea politica, non ha senso cambiare il leader”. Una lezione che sarebbe attuale anche per il centrosinistra italiano.

Sir Tony ha esortato i parlamentari laburisti a “costringere le persone a dichiarare la propria posizione” qualora decidessero di indire una competizione per la leadership, con Andy Burnham e Wes Streeting come potenziali successori di Starmer. Ma non è tutto perché ha puntato il dito contro alcune criticità che esistono nel paese, come l’impennata della spesa sociale britannica, i danni conseguenziali arrecati alla crescita economica, l’esigenza di fermare il programma Net Zero di Ed Miliband e anche il meccanismo di indicizzazione delle pensioni.

Un passaggio a parte merita il Green deal su cui anche Blair mostra forti perplessità quando dice che le emissioni della Gran Bretagna sono inferiori all’1% delle emissioni globali, “non possiamo risolvere il cambiamento climatico e imporre costi a carico delle nostre imprese e dei nostri consumatori per accelerare l’obiettivo di zero emissioni nette, quando il resto del mondo non lo fa – non ne capisco la logica, né la chiusura della nostra industria petrolifera e del gas in circostanze in cui, ripeto, non conosco nessun altro Paese al mondo che lo stia facendo”.

Sui rapporti con l’Ue ha insistito su due punti: annullare la Brexit, come proposto da Streeting, “non è la soluzione ai problemi della Gran Bretagna”; in secondo luogo l’eccessiva attuale debolezza politica dell’Uk non consentirebbe di avere negoziati seri con l’Ue. Il paese intanto resta sotto forte attacco russo come ha ammonito l’agenzia di spionaggio britannica. Secondo la direttrice del GCHQ, Anne Keast-Butler, Mosca ha preso di mira “infrastrutture critiche, processi democratici, catene di approvvigionamento e la fiducia del pubblico”, è di fatto accusata di condurre una “guerra ibrida” non dichiarata contro il Regno Unito e altri Paesi della Nato.

Starmer sempre più solo, anche Blair critica i laburisti

Dalle frequenze radiofoniche del programma Today di BBC Radio 4, Blair ha dichiarato che “è possibile che stiamo per avere il settimo primo ministro in 10 anni: un Paese serio non può permettersi una cosa del genere, la cosa bizzarra della situazione attuale è che stiamo tutti parlando di politica quando la cosa fondamentale è parlare di politiche. Se non si decide quale sarà la propria linea politica, non ha senso cambiare il leader”

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