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La crisi nello Stretto di Hormuz riporta la sicurezza marittima al centro dell’agenda europea. La missione Aspides, già attiva nel Mar Rosso, potrebbe essere estesa e rafforzata con nuove navi messe a disposizione dagli Stati membri. L’obiettivo è inserirla nel lavoro della Coalizione dei volenterosi, evitando di costruire da zero un nuovo dispositivo e dando all’Europa un ruolo più visibile sulle rotte energetiche e commerciali.

Nella conferenza al termine del Consiglio Difesa, Kaja Kallas, vicepresidente della Commissione europea, ha allargato il quadro alle priorità discusse dai ministri, dal sostegno all’Ucraina al rafforzamento dell’Agenzia europea per la difesa. Ha richiamato anche il Libano e Unifil, ma si è soffermata soprattutto sul dossier marittimo, dove la crisi di Hormuz si intreccia con la presenza navale europea.

Per Kallas, lo Stretto di Hormuz si colloca ormai in una zona grigia tra guerra e pace, dove la diplomazia resta necessaria ma non basta da sola. L’Unione, ha spiegato, deve sostenere “tutte le iniziative diplomatiche per ottenere una soluzione e prevenire l’escalation”, mentre la possibile chiusura di un passaggio così rilevante avrebbe effetti diretti sulla sicurezza delle rotte. In questo quadro, “le operazioni navali dell’Ue in questa regione possono avere un ruolo importante”.

Il passaggio chiave riguarda Aspides. La missione già contribuisce alla protezione delle navi nel Mar Rosso e, secondo Kallas, potrebbe estendere le proprie attività allo stretto senza dover costruire un nuovo dispositivo. Non servirebbe ripartire da zero, perché “dobbiamo soltanto cambiare il piano operativo” e “il mandato già ci permette di farlo”, naturalmente “quando le condizioni sono appropriate”. La discussione continuerà nel confronto con la Coalizione dei volenterosi.

Sul rapporto tra Aspides e i volenterosi, Kallas ha chiarito che l’operazione europea è già nella regione e può quindi rappresentare la strada più rapida. Il limite resta operativo. “Ci servono più vascelli, più navi”, ha detto, spiegando che gli Stati membri stanno valutando nuovi contributi navali per rafforzare la missione.

Il messaggio politico è che l’Ue può presentarsi come attore collettivo, usando una missione già esistente invece di disperdere risorse in iniziative separate. “Se lavoriamo insieme con l’operazione Aspides, potremmo contribuire anche alla coalizione dei volenterosi come Europa”, ha detto Kallas, definendo questa opzione “il modo più veloce per farlo” e anche “il modo per rendere l’Europa forte nella regione”. La missione è già sul posto, ma non ci sono ancora abbastanza navi.

L’Europa guarda ad Aspides per rispondere alla crisi di Hormuz

La crisi di Hormuz spinge l’Unione europea a valutare un uso più ampio di Aspides, la missione navale già operativa nel Mar Rosso, come strumento rapido per rafforzare la sicurezza delle rotte energetiche e commerciali. Kaja Kallas ha indicato questa come la via più veloce per dare all’Europa una presenza più visibile nella regione, pur chiarendo che serviranno più navi e ulteriori decisioni politiche degli Stati membri

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