Skip to main content

Anche la moda sente il flagello della guerra in Medio Oriente. I bombardamenti in Iran e altri Paesi della regione hanno provocato la cancellazione di molti voli e la chiusura dello spazio aereo. Questa misura sta generando una serie di disagi per i grandi retailer internazionali, che vedono ritardi e annullamenti delle spedizioni originarie del Bangladesh, India e Pakistan. Le conseguenze sulle catene di forniture globali dei brand di moda, specialmente di fast fashion, sono imminenti.

Secondo l’agenzia Reuters, fabbricanti che lavorano per grandi catene di distribuzione di moda hanno segnalato che molta merce, che aveva come destinazione finale il mercato europeo, si trova bloccata nel sud dell’Asia per la sospensione dei voli nel Golfo. Le linee aeree Emirates, Qatar Airways e Etihad Airways hanno cancellato molti voli, mentre l’aeroporto di Dubai (uno dei più grandi del mondo) ha sospeso le attività per diversi giorni. Non è ancora prevista una normalizzazione della situazione.

I Paesi del sud dell’Asia sono i principali produttori della moda internazionale, giacché forniscono le catene internazionali di grandi distribuzioni. Si tratta, ad esempio, di multinazionali come Inditex, H&M e Primark, che hanno gran parte della produzione in Bangladesh, India e Pakistan.
Sparrow Group, fornitore di Inditex, M&S, Next e Primark, tra altri negozi, sostiene che molti container sono bloccati all’aeroporto di Daca. Shovon Islam, consigliere delegato della fabbrica Sparrow Group, ha spiegato a Moda.es che “la merce doveva volare verso il Regno Unito via Dubai, ma la sospensione dell’aeroporto emiratino ci ha messo in una difficile situazione”.

Questi ritardi, e la riduzione dei voli disponibili, stanno già causando un aumento del trasporto, e questo si traduce in un aumento dei costi di produzione e dei prodotti. Alexander Nathani, della società indiana Kira Leder, ha spiegato che i costi delle giacche di pelle da Mumbai fino in  Austria sono duplicati.

E tutto potrebbe peggiorare ancora. Nel settore avvertono che, in caso di disagi nel trasporto marittimo a causa del conflitto, come accaduto con la chiusura dello stretto di Hormuz, i prezzi potrebbero aumentare ancora di più.

Non più Zara? Gli effetti della guerra nel fast fashion

La chiusura dello spazio aereo per il conflitto nella regione mediorientale ha bloccato le spedizioni dal Bangladesh, India e Pakistan, provocando ritardi nelle consegne e ulteriori aumenti dei costi

Tecnologia, la partita transatlantica si gioca contro Pechino. Il report Cepa

Dall’intelligenza artificiale ai semiconduttori, dal quantum allo spazio: la cooperazione tra Washington e Bruxelles non è più un’opzione, ma una necessità strategica. A dirlo è il Center for European Analysis, con una roadmap che mette la Cina al centro della sfida

Sull'energia abbiamo superato momenti peggiori. Parla Squeri (FI)

Gas e petrolio arrivano in Italia attraverso rotte non ancora del tutto interessate dagli eventi bellici in atto. Giusto intervenire sulle accise mobili, la misura avrà il suo impatto. Il decreto bollette rischia di diventare legge fuori tempo massimo ma ha ancora il suo senso e la sua ambizione. Intervista a Luca Squeri, deputato e responsabile energia di Forza Italia

Iran, perché il G7 valuta il rilascio delle riserve di petrolio

Il petrolio torna sopra i 100 dollari mentre la guerra nel Golfo minaccia le rotte energetiche globali. Il G7 valuta il rilascio delle riserve strategiche, ma teme che l’escalation militare trasformi la crisi in un nuovo shock petrolifero mondiale

Il mercato globale degli armamenti cambia forma. E l'Italia accelera

Il nuovo report dello Sipri certifica una svolta nel commercio globale delle armi. L’Europa è diventata il primo mercato di importazione mondiale, con volumi triplicati rispetto al quinquennio precedente. Trainata dalla guerra in Ucraina e da un riarmo diffuso tra i paesi Nato, la domanda europea ridisegna le gerarchie del settore. In questo contesto, l’Italia scala la classifica degli esportatori fino al sesto posto mondiale

Come la Russia utilizza l’antisemitismo nella guerra cognitiva contro l’Occidente

Un report dell’Istituto Gino Germani analizza l’uso dell’antisemitismo come strumento di disinformazione e destabilizzazione da parte della Russia, dalle misure attive sovietiche fino alle campagne digitali dell’era Putin

L’Italia è un Paese ricco sempre più povero. Polillo spiega perché

L’Italia cresce poco e continua a scontare squilibri strutturali: bassa produttività, finanza pubblica sotto pressione e risorse patrimoniali inutilizzate. I dati Istat e le analisi di Bankitalia mostrano un Paese ricco ma rallentato, che necessita di riforme e investimenti mirati. L’analisi di Gianfranco Polillo

Iran, così l'Ue tende la mano ai Paesi del Golfo

La traccia di Kallas è quella che vede l’Europa non più custode del vecchio ordine mondiale, ma costruire il proprio percorso: per cui sarà intermediaria tra la produzione industriale dell’Ucraina e le esigenze militari dei Paesi del Medio Oriente. Una mossa che si inserisce nella logica della ridefinizione del settore di “difesa e sicuezza” che già con il programma Safe aveva iniziato a trasformare procedure e consapevolezze

I caschi blu cinesi in Libano e la longa manus di Pechino in Medio Oriente. Scrive Volpi

Di Raffaele Volpi

La presenza silenziosa di Pechino nelle missioni Onu del Mediterraneo orientale e il significato geopolitico di un impegno che oggi assume una nuova rilevanza nel contesto delle tensioni regionali. La riflessione di Raffaele Volpi

Cipro e Turchia, i fronti caldi della Nato nella partita iraniana

Cosa pensa la Nato dopo il secondo attacco in cinque giorni portato contro un proprio membro? A Cipro intanto va in scena l’apertura dell’ombrello europeo di difesa, con navi e consapevolezze. Macron, Mitsotakis e Christodoulides lanciano un messaggio a Teheran

×

Iscriviti alla newsletter