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Che la strada per la normalizzazione istituzionale e politica della Siria fosse stretta e densa di insidie e trappole era un elemento noto (a tutti) sin dall’inizio della fase post-Assad, anche per questa ragione gli occhi di Stati Uniti, Russia, Turchia e Isis si incontrano e si intrecciano nei destini di Damasco e Aleppo, passando per Tartus. Ma ad aggiungere sale sulle ferite della guerra civile ci sono le contrapposizioni sul campo, le mire sui giacimenti di petrolio e le ombre iraniane che incrementano la tensione. La pax siriana è di nuovo a rischio?

La contrapposizione sul campo

Mercoledì le scuole, le università e gli uffici governativi sono rimasti chiusi e le autorità hanno annunciato la sospensione dei voli da e per l’aeroporto di Aleppo fino a giovedì sera. Il governo accusa le Sdf di aver preso di mira strutture civili, causando la morte e il ferimento di numerosi civili, la maggior parte dei quali donne e bambini. Per questa ragione le autorità siriane hanno ordinato ai civili dei quartieri curdi nel nord di Aleppo di evacuare mentre si preparano a lanciare un’operazione contro le Forze democratiche siriane. Queste ultime, invece, sostengono che i quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafieh ad Aleppo sono sotto “assedio totale” da parte delle forze affiliate al governo da oltre sei mesi, respingendo le accuse secondo cui le aree rappresenterebbero una minaccia militare e ribadiscono di non avere “alcuna presenza militare nella città di Aleppo”, aggiungendo di essersi ritirati pubblicamente e in base a un accordo documentato, dopo il quale la responsabilità della sicurezza è stata trasferita alle forze di sicurezza interna, sancendo di fatto il corto circuito tra le due fazioni.

Le conseguenze

Dunque dietro gli attacchi su Aleppo si riapre la battaglia per il futuro della Siria, mentre l’accordo del marzo scorso sull’integrazione delle Sdf nello Stato avrebbe dovuto essere attuato entro la fine del 2025. La prima conseguenza è il crollo del rapporto tra governo di Damasco e le Sdf, ora mutatosi in confronto militare a tutti gli effetti. I 14 anni di guerra hanno fisiologicamente consegnato un Paese fragile, la cui ripresa del Paese che rappresentano un elemento oggettivo di scontro sul territorio.

Il fallimento dell’accordo di integrazione rischia di scatenare una guerra più ampia che potrebbe coinvolgere la Turchia, che considera le Sdf come terroristi. Non solo Ankara, Washington è in prima linea nella possibile rivalutazione tattica di un sostegno militare alle Sdf, bilanciando la loro alleanza contro l’Isis. Mosca, da sempre vicina a Damasco, potrebbe essere spinta a mediare o imporre un cessate il fuoco. Il quarto incomodo? L’Isis che potrebbe essere portato a sfruttare questa sorta d vuoto di sicurezza e quindi riattivare la lotta armata da un lato e la politica della pressione sui vari player dall’altro.

Complotto iraniano?

Una prima lettura del momento altamente complesso in atto in Siria arriva da Israele, secondo cui l’Iran starebbe complottando per assassinare il presidente siriano al-Sharaa. Il Mossad ritiene che, in attesa del nuovo round di negoziati in programma a Parigi tra funzionari siriani e israeliani, altri attori ostili abbiano interesse a sabotare la nuova fase nel Paese, che di fatto sbarra la strada alla rete iraniana di influenza nella regione. L’ipotesi sullo scatto di Teheran si mescola al possibile attivismo dei generali pro Assad in esilio a Mosca che avrebbero stanziato milioni di dollari per reclutare potenziali combattenti in Siria.

Quante insidie (anche iraniane) sulla strada per la normalizzazione della Siria

Scontri e tensioni, con l’ombra di Teheran. La prima conseguenza è il crollo del rapporto tra governo di Damasco e le Sdf, ora mutatosi in confronto militare a tutti gli effetti. Il quarto incomodo? L’Isis che potrebbe essere portato a sfruttare questa sorta di vuoto di sicurezza e quindi riattivare la lotta armata da un lato e la politica della pressione sui vari player dall’altro

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