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Quando scompare un caposcuola come Aldo Loiodice, c’è sempre il rischio che il galateo dell’Accademia soffochi sfaccettature e brillii di passioni e di umanità che fanno di un professore in cattedra una persona che ha vissuto, amato, creduto, anche sofferto e talvolta sfiorato la felicità. Insomma: un uomo in carne ed ossa.

Aldo Loiodice è stato certamente un costituzionalista di rilevante spessore scientifico, un amministrativista geniale, un apprezzato consulente di governi, italiani e non solo, ma anche una persona piena di curiosità, che attraversava la vita come un percorso da cui trarre meraviglie. Possibilmente con un po’ di sana ironia, che è quella leggerezza necessaria a mettere distanze tra sé e le cose, per asciugarne l’accanimento e lasciarne la sostanza, il frutto. Per questo il suo insegnamento a generazioni di studenti non si fermò sulla soglia delle pandette, ma varcò quelle giovani vite nel momento in cui tutto deve ancora compiersi e l’urgenza del fare può prendere le direzioni più diverse. Forse è questo ciò che vorremmo sempre chiedere ad un buon maestro.

Loiodice ebbe un impatto “olistico” con la sua vita pubblica e privata, attraversata da un forte sentimento religioso – mai invasivo – che seppe tradursi in uno statuto etico molto forte capace di ispirare vita e professione. Intelligenza giuridica vivacissima, fu tra i primi nel mondo del Diritto a comprendere la potenza delle nuove tecnologie della comunicazione e il loro rapporto ambiguo con la democrazia. Ricordo che per far comprendere agli studenti come funzionasse il rapporto tra informazione e democrazia faceva l’esempio dell’agorà ateniese, dove in un contesto di democrazia diretta i cittadini si riunivano per deliberare. Lo stare insieme consentiva di scambiare opinioni, di confrontare punti di vista, di consolidare scelte che si giovavano della circolazione delle notizie e del loro attingimento diretto.

Nella modernità, ricordava, lo schema non cambia, ma cambiano i numeri: troveranno mai 60 milioni di italiani una piazza capace di contenerli e, ove mai questa piazza ci fosse, potrebbe consentire il flusso di scambi, di interlocuzioni, di dibattiti che la piazza ateniese offriva ai suoi cittadini? Ecco allora che i media suppliscono a questa difficoltà insormontabile consentendo che l’informazione raggiunga tutti e questo consentirà ad ognuno di farsi un’opinione politica e di votare consapevolmente.

Come raggiungere, allora, questo “stato di grazia” che ci riporti al privilegio delle decisioni nell’agorà? Attraverso il pluralismo delle fonti d’informazione, che richiede da parte del cittadino un di più, uno sforzo per non farsi ottundare da un solo e magari debordante e prevaricatore medium. Si capisce oggi quanto importante fosse quel ragionamento se lo trasferiamo nella stagione attuale dell’AI e della pervasività assoluta delle piattaforme digitali.

Loiodice capì che le tecnologie digitali avrebbero cambiato il mondo e che quel cambiamento, senza un ancoraggio etico molto forte, non avrebbe potuto essere un mutamento in meglio. Guardò dal lato del diritto alle forme possibili di regolazione. Perché la sua fede quasi illuministica sulle possibilità del progresso si sposava perfettamente con la sua fede cristiana, sempre venata dell’ottimismo del credente. Non aveva paura dell’AI, ma della nostra incapacità di normarla.

Ma non fu solo il diritto la sua vita. Aldo Loiodice amò anche tante altre cose, per esempio i monti altoatesini, la musica di Frank Sinatra, la cucina pugliese. Fu un Maestro perché amò la vita. E la vita lo riamò.

Aldo Loiodice, il maestro che univa diritto, etica e passione per la vita. Il ricordo di Pisicchio

Aldo Loiodice è stato un maestro capace di tenere insieme rigore giuridico, profondità etica e passione civile, anticipando il ruolo delle tecnologie nella democrazia e richiamando al valore del pluralismo. Il suo insegnamento, nutrito di fede, curiosità e ironia, ha formato generazioni di giuristi e cittadini. Il ricordo di Pino Pisicchio

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