Skip to main content

Per la Cina è forse la fine di un’era. Quella del predominio assoluto, o quasi, sulle terre rare sparse per il mondo. Il fatto è che il mondo si è messo improvvisamente in moto, una specie di grande risveglio improvviso, da un torpore durato troppo a lungo. Lo dicono una serie di elementi che, se messi in sequenza, danno la cifra di un quadro in chiara evoluzione. Premesso che ad oggi Pechino è ancora proprietaria del 70% delle miniere, con annessa infrastruttura di raffinazione, dislocate per il globo, sia dall’Europa, sia dagli Stati Uniti arrivano i primi segnali di un cedimento della linea cinese.

Il Vecchio continente, tanto per cominciare, ha cominciato a stoccare minerali critici, tanto che l’Italia si è resa disponibile, e probabilmente ci riuscirà, a ospitare uno dei depositi dentro il quale ammassare scorte di materie prime strategiche. Una scelta in scia con quanto fatto fin qui dagli Stati Uniti, anche se Washington ha agito su due binari. In primis, lo stesso Donald Trump ha lanciato il Project Vault, una iniziativa da 12 miliardi di dollari complessivi per creare una scorta di minerali strategici e mettere al sicuro le catene di approvvigionamento. Verrà finanziata per 1,67 miliardi da fondi privati, mentre per i restanti 10 miliardi il consiglio di amministrazione della Us Export-Import Bank ha già approvato il prestito.

C’è poi la fitta rete di accordi sottoscritti da Washington con alcuni Paesi terzi fuori dall’orbita cinese: Ucraina, Canada, Brasile, Australia. Obiettivo, aprire un canale di approvvigionamento che non sia quello riconducibile al Dragone. Ora però, c’è di più. Vale a dire uno smottamento tutto interno alla Cina, sotto forma di movimento di investimenti. Sono, infatti, sempre di più i capitali destinati alle materie prime che prendono il largo dalla Repubblica popolare: in altre parole, le grandi aziende che finora si sono approvvigionate di minerali critici dalle miniere cinesi, non lo stanno facendo, cercandosi altri fornitori.

Potrebbe sembrare, a prima vista, l’onda lunga del riassetto geominerario in atto. E forse è davvero così. Tanto che ad oggi ci sono una trentina di grandi progetti per la ricerca e l’estrazione di materie critiche che sono completamente fuori dall’orbita del Dragone. 33, per la precisione, le iniziative in pista per iniziare a operare in alcune parti del mondo, tra cui Europa, Africa e Australia entro cinque anni. La Cina, come appare evidente, non figura. Vale la pena ricordare le parole di pochi giorni fa di George Bennett, amministratore delegato di una delle più grandi aziende di estrazione e raffinazione di minerali, la Rainbow Rare Earths. “Ci sono voluti Trump e le guerre commerciali per concentrare davvero l’attenzione dell’Occidente sulle terre rare e per rendersi conto che non si può avere un paese, la Cina, che domina un mercato così strategico”. E forse ora sta succedendo.

Il mercato snobba la Cina sulle terre rare. La fine del monopolio è vicina?

Sono sempre di più gli investimenti destinati all’estrazione e alla raffinazione di minerali critici che prendono il largo dal Dragone, guardando a contesti ed ecosistemi diversi. Uno smottamento di capitali che segue il riassetto globale delle materie prime inaugurato dagli Stati Uniti

Il discorso di Draghi, letto da Frederick Kempe (Atlantic Council)

Nella lettura di Frederick Kempe, presidente dell’Atlantic Council, l’intervento di Mario Draghi a Lovanio certifica la fine dell’ordine post-bellico e mette l’Europa davanti a una scelta non più rinviabile: restare un grande mercato o diventare una potenza, con il federalismo come strumento di sopravvivenza strategica

Come i satelliti russi Luch minacciano le comunicazioni europee

Mosca intensifica le attività di sorveglianza orbitale: nel mirino asset civili e governativi dell’Ue e della Nato. In gioco la compromissione delle informazioni, lo spionaggio, la manipolazione dei comandi

Così l’Fbi (con l’aiuto di Delcy) ha arrestato Saab, il prestanome di Maduro

La storica operazione congiunta è avvenuta a Caracas, con il visto del governo ad interim di Delcy Rodriguez. L’imprenditore colombiano era stato rilasciato in uno scambio di prigionieri dal governo di Joe Biden. L’accusa di evasione fiscale in Italia (anche per la moglie)

Techno Polis - Quali opportunità per l'università nell'era dell'intelligenza ibrida 

Di Andrea Stazi

La sfida per l’Italia è colmare il gap delle competenze digitali, dove il Paese si posiziona ancora sotto la media Ue. La strategia vincente non è competere contro l’IA sulla pura efficienza procedurale, ma formare laureati che sappiano lavorare con essa. L’analisi di Andrea Stazi, ceo e co-founder di Techno Polis

Washington prova a costruire un fronte comune sulle filiere strategiche dei minerali critici

Il Critical Minerals Summit di Washington segna un passaggio chiave nella strategia occidentale sulle filiere dei minerali critici, tra sicurezza economica, politica industriale e cooperazione tra alleati. Sullo sfondo, la dipendenza dalla Cina e il tentativo statunitense di costruire strumenti comuni su prezzi, investimenti e approvvigionamenti

Verso la riforma della Difesa. Berutti Bergotto definisce le priorità della Marina

Intervenendo a Parigi, il numero uno della Marina militare ha evidenziato le principali sfide con cui la flotta italiana deve fare i conti oggi, tra attori emergenti, piattaforme sempre più tecnologiche e un organico che necessita di essere incrementato sia sotto il profilo quantitativo sia sotto quello qualitativo. Nel frattempo, si attende il testo della riforma della Difesa promossa dal ministro Crosetto

Gli hacker russi tentano l'assalto (senza successo) a Milano-Cortina. Ecco cosa sappiamo

Da Washington Antonio Tajani ha annunciato di aver anticipato un attacco informatico contro bersagli legati alle Olimpiadi. L’azione è stata rivendicata dal collettivo filorusso NoName057(52), che la collega al sostegno italiano all’Ucraina e alla linea pro-atlantica del governo guidato da Giorgia Meloni

Sulle terre rare serve concorrenza e libero mercato contro il monopolio cinese. La linea di Tajani

È significativa la presenza del ministro degli esteri Antonio Tajani a Washington in occasione della coalizione internazionale sui minerali critici. Cinquanta Paesi, tra cui Regno Unito, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, India, Corea del Sud, Israele (oltre all’Ue rappresentata commissario europeo Stéphane Séjourné) hanno deciso di non foraggiare più uno status quo che, di fatto, è incorniciato nel monopolio cinese

Terre rare, l'Italia in corsa per lo stoccaggio europeo

Un po’ come gli Stati Uniti, decisi a creare una gigantesca scorta di minerali critici, anche Roma è pronta a ospitare uno dei depositi per lo stoccaggio di materie prime. Obiettivo, sganciare per quanto possibile l’Europa dalla Cina

×

Iscriviti alla newsletter