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Dopo l’incontro con una delegazione bipartisan di senior staffer del Congresso Usa, Giulio Terzi di Sant’Agata, senatore di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione Politiche Ue di Palazzo Madama, rilancia il nodo delle attività cinesi di influenza in Europa e negli Stati Uniti, fronte meno evidente della competizione che avvolge parlamenti, diaspore, social, associazioni e tutto ciò che resta abbastanza opaco da non diventare un caso diplomatico, ma abbastanza incisivo da orientare il dibattito pubblico.

Questo il dossier finito al centro dell’incontro tra Terzi e una delegazione congressuale bipartisan della Commissione speciale sulla Cina della Camera dei Rappresentanti americana. Un confronto promosso, ha spiegato Terzi, su iniziativa dell’Ambasciata americana e volto a costruire risposte comuni verso le attività di influenza riconducibili a Pechino, quelle che Terzi definisce legate a “interessi, anche non dichiarati”, perseguiti da attori vicini alla Repubblica popolare cinese “sia in Europa che negli Stati Uniti”.

La delegazione americana, ha riferito l’ex ministro degli Esteri, ha illustrato il lavoro della Commissione speciale sulle “attività coercitive, sovversive e illecite” condotte all’estero da entità riconducibili al Partito comunista cinese. Dentro questo perimetro rientra anche il sistema del Fronte unito, una delle architetture più sensibili dell’apparato politico di Pechino, una macchina di influenza che gli Stati Uniti osservano da anni per la sua capacità di intrecciare pressione politica, accesso a reti economiche, mobilitazione associativa e proiezione narrativa.

L’incontro con gli interlocutori americani ha richiamato il Fara, il Foreign Agents Registration Act, la legge che obbliga chi agisce per conto di governi stranieri in attività politiche o di influenza a registrarsi e dichiarare pubblicamente il rapporto, consentendo così di avere chiarezza su chi parla, per conto di chi, con quali risorse e con quale mandato.

In Europa, invece, il tema resta più frammentato. Bruxelles ha iniziato a parlare con maggiore chiarezza di Fimi, Foreign Information Manipulation and Interference, cioè manipolazione informativa e interferenza straniera. Nonostante ciò, il passaggio da una diagnosi condivisa a strumenti omogenei rimane ancora incompleto, lasciando esposte le democrazie europee.

In una conversazione con Formiche.net., Laura Harth, direttrice del Safeguard Defenders, ha così analizzato l’incontro: “La Commissione speciale rappresenta una straordinaria fonte di analisi sulla molteplicità delle minacce poste dal Partito comunista cinese, sia in patria sia all’estero, e sulle azioni necessarie per contrastarle a difesa delle libertà e della sovranità che ci sono care. Al contrario, l’Italia è l’unico Paese del G7 che non solo non ha adottato neppure una politica per contrastare l’influenza e l’ingerenza malevole del Partito comunista cinese, ma il Parlamento non ha nemmeno iniziato a discutere di questi temi. Questa inerzia non fa che incoraggiare il Pcc, che – come il governo sa bene ma sceglie di ignorare – dispone in Italia di una vasta rete di proxy e non si astiene da comportamenti sempre più aggressivi sul suolo italiano”.

In questa prospettiva, il caso delle stazioni di polizia clandestine cinesi all’estero è dunque uno dei casi più delicati. Secondo Terzi, gli interlocutori americani hanno espresso “preoccupazione” per queste strutture, attraverso cui Pechino sorveglierebbe e intimidirebbe le comunità cinesi fuori dai propri confini, “riferendosi anche a quelle nei Paesi europei e in Italia”. Tema che, negli Stati Uniti, ha già avuto un seguito giudiziario, con procedimenti legati a una stazione non dichiarata a New York.

Terzi ha poi ricordato anche il lavoro svolto in Senato. Le Commissioni Affari esteri e Difesa e Politiche Ue hanno approvato una risoluzione sulle Fimi dopo un ciclo di audizioni con esperti e rappresentanti istituzionali. L’obiettivo, ha spiegato, è “prevenire e contrastare strategie di entità straniere di disinformazione e manipolazione cognitiva”, riconoscendo il peso dell’influenza straniera per la sicurezza nazionale, la tenuta democratica e la protezione dei processi decisionali.

Per questo Terzi parla di “attenzione comune” tra le due sponde dell’Atlantico. Stati Uniti ed Europa condividono una vulnerabilità comune, quella delle società aperte, pluraliste, permeabili. Sono proprio queste caratteristiche a renderle democratiche ma, allo stesso tempo, più esposte a chi usa la libertà degli altri come terreno operativo.

Terzi rilancia il coordinamento transatlantico contro le ingerenze cinesi

L’incontro tra il senatore Giulio Terzi di Sant’Agata e una delegazione di senior staffer del Congresso americano riporta al centro il tema delle interferenze cinesi in Europa e negli Stati Uniti. Dalle attività del Fronte unito alle stazioni di polizia clandestine, fino al modello Fara, la cooperazione transatlantica intende favorire la costruzione di una risposta comune e coordinata contro strategie di influenza, disinformazione e manipolazione cognitiva. “La Commissione speciale rappresenta una straordinaria fonte di analisi sulla molteplicità delle minacce poste dal Partito comunista cinese, sia in patria sia all’estero”, commenta Laura Harth su Formiche.net

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