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Prima il progetto, poi la visione politica. E infine il sistema di alleanze che lo rende possibile. È lungo questo crinale che si è sviluppata a Jolanda di Savoia, nel cuore della Bonifica ferrarese, la giornata organizzata da BF Spa per fare il punto sulla prima BFuture Farm nella Repubblica del Congo, uno dei progetti simbolo del Piano Mattei. Un appuntamento che ha riunito istituzioni, imprese, finanza e cooperazione internazionale, restituendo l’immagine di un modello nel quale l’agricoltura diventa strumento di politica estera, sviluppo economico e stabilizzazione del continente africano. Il presidente esecutivo di BF Spa e amministratore delegato di BF International, Federico Vecchioni, ha ricordato come la scelta di presentare i risultati proprio a Jolanda non sia casuale.

Le conclusioni politiche hanno finito per offrire la chiave di lettura dell’intera giornata. Per il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani la BFuture Farm rappresenta infatti uno degli esempi più concreti del Piano Mattei.

“L’Africa è il continente destinato a crescere e dallo sviluppo dell’Africa dipende il futuro del nostro mondo”, ha osservato, ribadendo che la strategia italiana punta a esportare competenze e non modelli di sfruttamento. “In Congo siamo presenti con le nostre aziende per creare posti di lavoro e benessere. Il ruolo di BF è strategico, cruciale. Questo è un modello di cooperazione”.

Da qui la necessità di favorire joint venture per trasformare direttamente in Africa le materie prime, rafforzando quella “diplomazia della crescita” che passa anche dal nuovo Piano export, dall’obiettivo dei 700 miliardi di esportazioni e dalle 620 borse di studio destinate agli studenti africani.

Ad affiancare la dimensione industriale è intervenuto Vincenzo Gesmundo, presidente di BF International, che ha posto l’accento sulla portata etica dell’iniziativa. “Sono presidente di BF International per una sola ragione: sono il custode di un’idea”.

Un progetto che, ha spiegato, “al di là della grande dimensione economica» vive soprattutto nella sua dimensione sociale. “Ogni ettaro che realizzeremo sarà contro la povertà. Ogni investimento sarà per la prosperità”.

Per Gesmundo il settore primario «può giocare una partita a testa alta» e il crescente interesse del mercato dimostra che «anche la finanza può guardare all’agricoltura», mentre il percorso verso la quotazione di BF International rappresenta un ulteriore passaggio di questa strategia.

Una visione condivisa dall’ambasciatore della Repubblica del Congo in Italia, Henri Okemba, che ha definito l’iniziativa “il segno tangibile di due visioni”: quella del presidente congolese e quella del Piano Mattei promosso dal governo italiano. “Questo giorno resterà nella storia dei nostri Paesi”, ha affermato, ricordando come Brazzaville abbia avviato una nuova politica di modernizzazione fondata sulla diversificazione economica, sull’agricoltura, sul digitale e sul turismo. Dopo i primi 10 mila ettari, il governo congolese ha già individuato altri due siti, per complessivi 20 mila ettari, destinati ad ampliare il partenariato con BF. “BF mette in primo piano il mio Paese e crea le condizioni per nuovi investimenti. Viva la cooperazione tra Italia e Congo”.

Attorno a questo asse si è consolidata la rete dei partner del Sistema Italia. Il direttore del CIHEAM Bari, Biagio Di Terlizzi, ha sottolineato come “rafforzare il capitale umano significhi creare sviluppo sostenibile”, attraverso percorsi di formazione rivolti ai funzionari e ai tecnici congolesi e investimenti nelle strutture educative e sanitarie.

L’amministratrice delegata di Simest, Regina Corradini d’Arienzo, ha ricordato che “siamo partner di questa storia dal primo giorno”. La scelta, ha spiegato, è quella di “creare un fondo dedicato all’Africa insieme agli operatori locali”, un modello di investimento di lungo periodo pienamente coerente con la filosofia del Piano Mattei.

Per il direttore generale di Enpaia, Roberto Diacetti, il progetto “segna un nuovo umanesimo”, perché “accanto alle infrastrutture fisiche costruisce anche infrastrutture umane”, aprendo la strada a nuove forme di welfare dedicate alle comunità coinvolte.

Dello stesso avviso Antonio Buonfiglio, direttore generale della Fondazione Enasarco: “Le casse previdenziali sono investitori di lungo periodo. Il Piano Mattei sarà ricordato se saprà produrre sviluppo condiviso. Accanto alla sicurezza alimentare esiste anche una sicurezza sociale”.

A chiudere il quadro è stato il vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Vincenzo Colla.

“Il sistema integrato pubblico-privato crea qualità. Se non si costruiscono buone relazioni non si fanno progetti. State facendo qualcosa per il bene del Paese e noi siamo al vostro fianco”, ha detto, indicando proprio nella leale cooperazione tra istituzioni e imprese uno degli elementi distintivi dell’iniziativa. Un modello che, da Jolanda di Savoia al Congo, punta a trasformare l’agricoltura in uno dei principali strumenti della proiezione internazionale dell’Italia.

Tajani rilancia la diplomazia della crescita. L’agricoltura come leva della nuova presenza italiana in Africa

Il progetto di BF Spa diventa uno dei simboli del Piano Mattei: per il ministro Tajani un modello di cooperazione italiana in Africa, fondato su sviluppo e lavoro. L’ambasciatore Okemba lo definisce un passaggio storico nei rapporti tra Roma e Brazzaville, aprendo la strada a nuovi investimenti e partnership. Sempre più solida la collaborazione fra pubblico e privato

Dal Piano Mattei ai campi del Congo. Così la BFuture Farm diventa un modello di cooperazione industriale

A un anno dall’avvio della BFuture Farm di Malolo, nella Repubblica del Congo, il progetto promosso da BF International è già una realtà: 6.000 ettari recuperati, infrastrutture in costruzione, innovazione tecnologica, formazione e servizi per le comunità locali. Presentati ieri a Jolanda di Savoia i risultati di uno dei progetti più avanzati del Piano Mattei. Per il presidente esecutivo di BF Spa e amministratore delegato di BF International, Federico Vecchioni, la farm rappresenta un’infrastruttura agroindustriale capace di rafforzare la sicurezza alimentare, trasferire competenze e promuovere uno sviluppo sostenibile

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