Skip to main content

Il referendum, di per sé, è un voto politico trasversale. Lo è sempre stato e continua ad esserlo. È appena sufficiente ricordare lo storico referendum che ha cambiato definitivamente ed irreversibilmente la percezione che noi cattolici ed ex democristiani avevamo della geografia politica e cultuale del nostro paese sino a quel momento per rendersene conto. E del profondo pluralismo di opinioni che c’era anche al nostro interno. E cioè, il referendum del 1974 sul divorzio. Per non parlare della scelta fra la monarchia e la repubblica del giugno del 1946. Ora, e per fermarsi al referendum costituzionale sulla giustizia che si terrà nei prossimi mesi, noi prendiamo atto che, come da tradizione, gli stessi schieramenti politici sono frantumati al loro interno.

Certo, il centro destra, almeno formalmente, è granitico nel votare Sì al referendum sulla riforma della giustizia. Una unità che, del resto, è il frutto e la conseguenza di un progetto essenziale e decisivo del programma del centro destra in questa legislatura. Diversa, molto diversa, è la concreta situazione che si presenta nello schieramento alternativo, cioè la coalizione di sinistra e progressista. Tra le molte iniziative, è sufficiente ricordare quella di Firenze che si terrà nei prossimi giorni organizzata della sinistra per il Sì guidata da molti esponenti di primo piano del Partito democratico e che vede la partecipazione di un illustre ed autorevole giurista, nonché politico, di estrazione progressista come Augusto Barbera.

Ma anche nell’area Popolare o ex democristiana c’è un vivace e del tutto fisiologico dibattito e confronto tra i sostenitori del No e quelli che invece appoggiano il Sì al referendum costituzionale. L’amica Rosy Bindi è tra i principali protagonisti nella battaglia per il No e con il comitato che la vede in prima linea ci sono molti esponenti dell’ara cattolico democratica come, ad esempio, Giovanni Bachelet.  Un fatto del tutto legittimo, naturale e anche corretto. Al contempo, però, ci sono dei Popolari che invece si riconoscono nel Sì. E proprio nei prossimi giorni in una conferenza stampa a Roma verranno spiegate le ragioni politiche, culturali e storiche che portano molti Popolari ed ex democristiani a condividere le ragioni di questa riforma.

Al riguardo, non si può non ricordare, come mi ha suggerito tempo fa l’amico Stefano Ceccanti, che nelle tesi programmatiche del Ppi fondato nel 1994 alla Fondazione Sturzo da Mino Martinazzoli, Franco Marini, Rosa Russo Iervolino, Gerardo Bianco, Gabriele De Rosa e da molte altre donne e uomini che si riconoscevano nel filone del cattolicesimo popolare e sociale, contenevano al loro interno anche l’adesione al progetto della separazione delle carriere e, di conseguenza, dell’impianto della riforma della giustizia disegnata dal Ministro Vassalli.

Ricordo questo aspetto, peraltro non marginale, perché si tratta anche di essere coerenti con quello che si è detto, e soprattutto si è scritto, su questi temi delicati e decisivi anche per la qualità della nostra democrazia. E le posizioni politiche storiche di fondo, di norma, non possono cambiare a seconda delle simpatie – o delle antipatie – che si nutrono nei confronti di chi governa momentaneamente. Perché se così fosse il pensiero, la tradizione, la cultura e il progetto politico sarebbero del tutto sacrificati sull’altare della convenienza e del tatticismo. E sul tema della giustizia, seppur in mezzo a molte difficoltà e contraddizioni, è bene conservare una coerenza politica, e storica, di fondo. Ameno per noi Popolari ed ex democristiani.

Giustizia, adesso i Popolari per il Sì nel nome di Vassalli. L'opinione di Merlo

Nei prossimi giorni in una conferenza stampa a Roma verranno spiegate le ragioni politiche, culturali e storiche che portano molti Popolari ed ex democristiani a
condividere le ragioni della riforma della Giustizia. Nel nome dei principi fondativi del Ppi. La lettura di Giorgio Merlo

Phisikk du role - Le parole di zio Sam

Sarebbe il caso che le comunità delle nazioni che ancora continuano a credere nel valore assoluto della diplomazia e della politica, entrambe poggiate su un lessico compatibile, cominciassero a non lasciar cadere le parole forti, come se a pronunciarle fosse un vecchio zio un po’ così a cui si deve comprensione perché ha una certa età. Perché Zio Sam se può governare una nazione dovrà assumersi anche l’impegno di qualche regola. Cominciando dalle parole. La rubrica di Pino Pisicchio

Tutte le debolezze dei "bloccatori” di riforme. L'antidoto (liberale) di Sterpa

Di Alessandro Sterpa

Il blocco delle riforme è diventato un mestiere, più che una posizione di merito. C’è una differenza tra conservazione e ostruzionismo ideologico. È prassi consolidata l’uso strumentale della Costituzione per difendere lo status quo. Nel paradosso italiano, chi governa riforma e chi si dice progressista frena. Ma sondaggi e mobilitazione debole indicano una possibile inversione: a fermarsi, stavolta, potrebbero essere i “bloccatori”. La via liberale indicata da Alessandro Sterpa, costituzionalista e professore dell’Università della Tuscia 

Dalle rotte ai campi di sterminio, la Libia analizzata da al Ghwell

Di Hafed al Ghwell

La Libia è diventata il terminale violento delle rotte migratorie africane, dove detenzione, estorsione e uccisioni costituiscono un vero e proprio sistema economico. Un sistema alimentato dal collasso regionale e dalla strategia europea di contenimento, che ha spostato a sud il costo umano della deterrenza. L’opinione di Hafed Al-Ghwell, senior fellow e direttore del programma Nord Africa allo Stimson Center

“Ma anche no” di don Rosini è un appello a tornare cattolici. La lettura di Delle Site

Di Benedetto Delle Site

Un saggio contro le semplificazioni del nostro tempo. In “Ma anche no” don Fabio Rosini smonta la logica dell’aut-aut e rilancia l’“et-et” come cifra autentica del pensiero cattolico: tenere insieme verità e carità, giustizia e misericordia, senza cadere nel relativismo né nel manicheismo. Un libro che invita al discernimento, al distacco dalle idolatrie ideologiche e a una fede capace di abitare la complessità senza paura. La recensione di Delle Site 

L’apparato di sicurezza iraniano non è all’altezza della minaccia israeliana. Teti spiega perché

Di Antonio Teti

Le crepe dell’intelligence iraniana non sono contingenti, ma strutturali, poiché esse riflettono un sistema concepito per il controllo interno più che per la competizione strategica esterna. E il futuro della sicurezza iraniana dipenderà dalla capacità di trasformare le ammissioni di fallimento in riforme reali. L’analisi di Antonio Teti

Luci ed ombre nell’intervento Usa in Venezuela. La versione di Polillo

Sarà certamente stata, sul piano militare, una delle “più spettacolari operazioni degli Stati Uniti dalla Seconda guerra mondiale”. Ma lo è stata anche da un punto di vista politico? Il problema merita una riflessione più approfondita. L’analisi di Gianfranco Polillo

Polizze catastrofali, un cammino stop and go. L'opinione di Pedrizzi

Originariamente l’adempimento introdotto con la finanziaria del 2024 era previsto con scadenza al 30 dicembre di quell’anno, ma una serie di proroghe avevano di volta in volta fatto slittare il termine, fissando date differenziate in base alle dimensioni delle aziende: per le grandi imprese al primo giugno 2025, per le medie imprese al primo ottobre e per le aziende più piccole a fine 2025. Poi, però…

Benedetta Europa! Così papa Leone indica la via in un mondo che cambia

Di Giancarlo Chiapello

Papa Leone XIV invita l’Europa a ritrovare identità e ruolo nel mondo, superando polarizzazioni e subalternità culturali. Una via che unisce radici cristiane, responsabilità politica e speranza attiva contro nazionalismi e riarmo

Il risiko per la contesa dei territori e delle risorse. L'analisi di Becchetti

Possibile che nel mondo di oggi, dove il coordinamento delle masse attraverso gli strumenti digitali può essere immediato, non ci siano meccanismi in grado di trasformare la volontà di pace e di vita normale del 99% delle persone in realtà? Ecco perché la vera sfida strutturale della comunità globale è capire come possono comunità scientifica e civile neutralizzare e riparare quei meccanismi perversi che hanno creato i corto circuiti di cui stiamo soffrendo in questi giorni

×

Iscriviti alla newsletter