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Il riarmo tedesco è pronto a procedere anche in verticale. Berlino ha svelato in questi giorni la sua prima strategia nazionale per la sicurezza spaziale. La “Space safety and security strategy”, approvata dai ministeri della Difesa e degli Esteri, non è un semplice testo che promette nuovi quadri normativi, ma il primo passo verso la nascita di un vero attore militare spaziale europeo. Non a caso, il documento arriva a poca distanza dall’annuncio del ministro della Difesa, Boris Pistorius, su un pacchetto da 35 miliardi di euro, che nei prossimi anni andrà a finanziare proprio gli obiettivi descritti nella strategia.

Dunque, addio allo spazio visto solo come un semi-dominio per osservare il pianeta. Il piano di Berlino è molto più ambizioso e parte dal riconoscimento che le orbite sono il futuro – e, in realtà, anche il presente – della superiorità strategica convenzionale. Il generale Michael Traut, a capo del Comando spaziale della Bundeswehr, ha parlato apertamente di sistemi per il rilevamento di missili balistici e veicoli ipersonici, di satelliti bodyguard, di vettori spaziali riutilizzabili e di assetti manovrabili (leggasi spazioplani) capaci di ispezionare e, se necessario, neutralizzare i sistemi avversari. Anche questa è una Zeitenwende per le politiche strategiche tedesche.

Tradizionalmente prudente, la Germania aveva sempre mantenuto una posizione di distacco rispetto alla militarizzazione dello spazio (nonché di ogni altro settore), affidandosi alle cooperazioni multilaterali e al rispetto delle norme internazionali, anche nel protestare contro ogni possibilità di installare armamenti al di fuori dell’atmosfera. Ma le minacce crescenti – dai missili ipersonici alle interferenze Gps, fino alla eccessiva dipendenza dalle infrastrutture statunitensi – stanno imponendo un cambio di paradigma a Berlino. Come ha sottolineato il ministro degli Esteri, Johann Wadephul, “la corsa al predominio nello spazio è in pieno svolgimento”. È quindi ancora più importante che la Germania protegga i propri interessi”. 

Con 35 miliardi di euro su cinque anni, la Germania diventerà il terzo maggiore investitore mondiale, dopo gli Stati Uniti (79 miliardi di dollari nel 2024) e la Cina (19 miliardi), in capacità spaziali strategiche. In termini di risorse annuali, Berlino spenderà circa 7 miliardi di euro all’anno, cifra simile all’attuale budget annuale dell’Esa, che per il 2025 è fissato intorno ai 7,68 miliardi di euro. Insomma, da sola la Germania è in grado di operare su una scala praticamente parallela rispetto ai principali programmi europei. 

Resta aperto il nodo della coesistenza tra le ambizioni nazionali e i programmi europei attualmente in cantiere, come la rete di comunicazione satellitare sicura Iris2. La Bundeswehr, ad esempio, intende sviluppare una propria costellazione nazionale entro il 2029, indipendentemente dagli eventuali progressi in ambito comunitario. Il che la dice lunga sulla fiducia che gli Stati membri ripongono in questa iniziativa, giudicata ancora non sufficientemente ambiziosa. 

Tuttavia, c’è dell’altro. Se il riarmo nei domini convenzionali (terra, mare e cielo) e in quello cibernetico possono comunque inserirsi in una serie di capacità comuni e già interoperabili in ambito Nato, quello nel dominio spaziale evidenzia la volontà di rendersi sì più d’aiuto, ma anche potenzialmente autonomi in un segmento che finora è stato appannaggio esclusivo delle Grandi Potenze. Un club che, negli ultimi ottant’anni, non ha annoverato alcun Paese europeo tra i suoi ranghi. La domanda sorge spontanea: stiamo assistendo alla (ri)nascita di una Grande Potenza? 

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