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La Relazione 2026 affronta la minaccia interna e quella terroristica dentro un quadro di trasformazione tecnologica che ne modifica profondamente la natura e la portata. Tra radicalizzazione online, microattori e crisi internazionali che si riverberano sul piano domestico. Il digitale emerge come moltiplicatore del rischio ma anche come decisivo strumento di prevenzione e contrasto.

La minaccia interna

Nel descrivere la minaccia interna, la Relazione chiarisce che, come ogni fenomeno geopolitico globale, “anche la minaccia interna è interessata dalla tecnologia, sebbene persistano sacche di antagonismo impermeabili all’evoluzione tecnologica”. Ma, insieme a questa consapevolezza, l’analisi introduce poi un elemento di netta discontinuità e di differenziazione. Rispetto alle forme tradizionali di estremismo, sottolineano gli 007 italiani, “l’approccio dei circuiti virtuali dell’estrema destra ‘suprematista e accelerazionista internazionale’ vede invece la tecnologia come elemento abilitante per rafforzare la propaganda”. Laddove la tecnologia abbia trovato varchi, ha potuto modificare e modellare l’evoluzione delle minacce, come rilevato dalla Relazione, che chiarisce come “In tal senso, la radicalizzazione online, l’accesso a strumenti digitali avanzati e la possibilità di azioni a distanza aumentano in modo significativo il potenziale di danno di singoli individui o gruppi”

Il punto, nella ricostruzione dell’Intelligence, è dunque la combinazione tra ambienti virtuali, strumenti tecnologici e attori individuali (o microgruppi) che possono, grazie alla pervasività del mezzo tecnologico, accrescere la propria capacità offensiva senza necessariamente appartenere a strutture organizzative tradizionali.

La minaccia terroristica

Oltre alla lettura della minaccia interna, l’analisi del contesto internazionale e ai suoi riflessi sul piano interno evidenzia come “le molteplici crisi internazionali influiscono significativamente sul panorama della minaccia terroristica, che ha assunto una dimensione sempre più complessa”

E, in questo contesto, il ricorso alle tecnologie emergenti viene descritto ancora una volta come un vero e proprio game-changer: “in tale contesto il ricorso alle nuove tecnologie da parte di individui e gruppi estremisti e terroristici rappresenta un moltiplicatore dei processi di radicalizzazione, di diffusione della propaganda e di sviluppo di canali di finanziamento”

Attacco ma anche difesa. La Relazione introduce anche un elemento di bilanciamento, evidenziando come “anche in questo contesto, comunque, l’IA rappresenta al tempo stesso un valido strumento per potenziare le attività di prevenzione e contrasto alla radicalizzazione e al terrorismo”.

Ne emerge un quadro nel quale la tecnologia è terreno di competizione e strumento di governo del rischio, ma anche moltiplicatore strategico di minacce e fenomeni sociali. Nel dominio digitale si alimentano radicalizzazione e propaganda, ma nello stesso spazio si gioca anche la partita della prevenzione, dell’anticipazione strategica e dell’analisi previsionale, che la Relazione 2026 indica come requisito essenziale per la sicurezza nazionale

Minaccia interna e terrorismo, cosa dice la relazione annuale dell’Intelligence

Nella Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2026, i capitoli rispettivamente dedicati alla minaccia interna e alla minaccia terroristica offrono un’analisi puntuale di come l’ecosistema digitale stia incidendo sui processi di radicalizzazione e sulle dinamiche estremiste e di come questi si stiano muovendo all’interno della Repubblica

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