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Un’importante fazione dei Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP) ha annunciato di essersi dissociata dalla direzione centrale. Il gruppo del Mehsud attraverso un suo alto rappresentante, Azam Tariq (membro anche del comitato direttivo centrale del TTP), ha dichiarato mercoledì che la separazione avviene per motivi ideologici.

Tariq ha detto che i suoi uomini sono contrari alla gestione dell’attuale leadership, sempre più spostata verso atti criminali (rapine, estorsioni, uccisioni ingiustificate, azioni per conto di finanziatori stranieri – al-Qaeda? – in Afghanistan, che creano divisioni e infondata propaganda contro i talebani afghani).

Nel video dell’annuncio, girato in una località imprecisata lontana sia dagli occhi dei droni che da quelli degli ex compagni, si è parlato anche del futuro leader della “gente del Mehsud”. Si tratta di Khalid Mehsud, membro dell’omonima tribù, comandante in Sud Waziristan.

Negli ultimi mesi, la guida centrale del TTP è stata caratterizzata da violente lotte intestine. Alla morte di Hakimullah Mehsud, capo storico ucciso l’1 novembre 2013 da un missile sparato da un drone americano, la leadership fu affidata a Mullah Fazlullah, più noto come “Radio Mullah“. Un capo mai del tutto condiviso, che non è stato in grado di sedare le faide interne – anche, forse, per colpa della lontananza: secondo le informazioni di intelligence conosciute, sembra che si trovi al sicuro in Afghanistan. Adesso addirittura, sembra che la rottura definitiva arrivi per mano di Khan Said, anziano che aveva proposto il nome di “Radio Mullah”, e che adesso sarebbe il manovratore dietro Azam Tariq e Khalid Mehsud.

Non è chiaro se tutti i 2600 uomini della tribù Mehsud lasceranno il TTP, oppure solo un sottoinsieme: è legittimo aspettarsi nei prossimi giorni nuove rivendicazioni, e nuove vendette.

Così come non è chiaro, quanto e come la scelta della separazione, possa influire sui colloqui di pace intavolati da qualche tempo tra talebani e governo – e i prossimi saranno giorni cruciali anche per capire questo.

Il dialogo sta entrando in una fase delicata, dove o si concretizza il risultato (la tregua) o si inasprisce la lotta dei ribelli. Secondo alcuni analisti, il governo pakistano aveva fin dall’inizio messo la divisione interna del TTP, tra gli obiettivi segreti delle trattative. D’altronde, la fazione rappresentata da Said – quindi quella attualmente secessionista – era sempre stata più orientata alla via diplomatica; diversamente, Fazlullah aveva preso una posizione via via più intransigente (il 19 maggio, per esempio, aveva promesso di combattere per l’imposizione della legge islamica in tutto il Pakistan fino al martirio).

Certo è, che sui colloqui pesa la nuova offensiva militare lanciata dall’esercito proprio l’indomani delle dichiarazioni di Fazlullah. Il 21 maggio un’ampio raid aereo aveva colpito diverse postazioni talebane nelle aree di Miranshah, Mir Ali, Datta Khel e Ghulam Khan, uccidendo una sessantina di persone. Tutti combattenti, secondo il ministero della Difesa, ma al-Jazeera aveva raccolto testimonianze che tra le vittime c’erano anche dei civili.

Agli attacchi, avevano seguito rappresaglie, con attentati e scontri in varie aeree tribali, che avevano portato alla morte 12 militari e 19 talebani.

Fazlullah, che ha avvisato i suoi combattenti di prepararsi ad una guerra mortale, avrà nuovi nemici tra gli ex-amici – con la divisione in fazioni che amplificherà la violenza in Pakistan.

@danemblog

 

I talebani pakistani si separano in fazioni

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