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Negli ultimi mesi, le relazioni tra Corea del Nord e Russia hanno subito una trasformazione significativa, segnando un salto di qualità nelle loro già consolidate interazioni strategiche che tocca piani regionali, internazionali e globali. Nell’ultima evoluzione di questa liason il presidente russo, Vladimir Putin, ha presentato alla Duma di Stato un progetto per la ratifica del Trattato di partenariato strategico globale tra la Federazione Russa e la Corea del Nord, firmato il 19 giugno 2024 durante la sua visita a Pyongyang. Questo trattato impegna entrambi i Paesi a fornire reciproca assistenza militare in caso di attacco, oltre a prevedere una cooperazione logistica e difensiva molto estesa.

L’aspetto militare di questa partnership ha già iniziato a produrre risultati concreti. Lo dimostrano fonti ucraine che raccontano di migliaia di soldati nordcoreani attualmente in fase di addestramento in Russia, pronti a essere dispiegati sul fronte ucraino entro la fine dell’anno. Sebbene non vi siano ancora prove di un coinvolgimento diretto delle forze nordcoreane nei combattimenti, la loro presenza ingegneristica e il supporto ai sistemi missilistici russi sono inoltre già stati documentati: genieri e tecnici nordcoreani forniscono supporto ai lanciatori di missili KN-23 forniti per sostenere l’invasione su larga scala russa.

Ma il trattato apre la strada anche a un’ulteriore collaborazione tra Russia e Corea del Nord nel settore nucleare e spaziale, nonostante le sanzioni imposte dalle Nazioni Unite. E qui, prima di andare avanti, vale la pena ricordare che la Russia è membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che delibera su queste misure (dimostrazione tra le altre che il sistema onusiano ha disfunzioni di fondo). Putin ha chiaramente dichiarato che Mosca non considera più valide tali sanzioni, sottolineando la necessità di sviluppare sistemi di pagamento alternativi per evitare il controllo occidentale (ossia, dichiara che il suo Paese sta cercando il modo di aggirare le misure decise dall’Onu, organizzazione in cui la Russia occupa una delle cinque posizioni più importanti). Questa alleanza rappresenta una svolta per Pyongyang, che ora dispone di un sostegno concreto per il suo ambizioso programma nucleare e spaziale. Degli effetti ne risentirà il dossier ucraino e coreano, gli equilibri internazionali in Europa e nell’Indo Pacifico e in generale le dinamiche degli affari globali.

Perché Mosca cerca Pyongyang (e viceversa?)

L’isolamento internazionale della Russia, aggravato dalle sanzioni occidentali a seguito dell’invasione dell’Ucraina, ha reso indispensabile per Mosca trovare nuovi partner militari e tecnologici. La Corea del Nord, insieme a Iran e in misura più ambigua alla Cina, offre a Putin un accesso vitale a risorse strategiche, in particolare munizioni e tecnologie avanzate per sostenere l’offensiva in Ucraina. Con la sua lunga esperienza nel settore missilistico e nucleare, la Corea del Nord può fornire un supporto critico alla Russia, che potrebbe includere l’aggiornamento di tecnologie chiave come i missili balistici e i sistemi di difesa aerea.

Contemporaneamente, l’accordo potrebbe essere un’arma a doppio taglio per Kim Jong-un. Il satrapo nordcoreano — che soffre un profondo isolamento diplomatico sottoposto a una fitta serie di sanzioni che ne escludono l’economia dal circuito internazionale — potrebbe vedere l’opportunità di inviare truppe in Ucraina, ottenendo in cambio benefici economici e militari con la Russia simili a quelli che la Corea del Sud ottenne durante la guerra del Vietnam. Ma questa mossa comporta anche rischi interni significativi, soprattutto se le famiglie dell’élite di Pyongyang, dovessero opporsi a un coinvolgimento in una guerra lontana e devastante — consapevoli che tali scelte potrebbero non essere apprezzate dalle popolazioni, che già soffrono condizioni di vita in costante depauperamento.

A livello geopolitico, la cooperazione tra Corea del Nord e Russia si inserisce in una dinamica più ampia che coinvolge anche la Cina. Sebbene Pechino e Mosca condividano l’obiettivo complesso di contrastare l’egemonia statunitense e occidentale — cambiando i connotati della governance globale (anche tramite riforme onusiane a proprio vantaggio) — i loro interessi non sono perfettamente allineati. La Cina, in particolare, potrebbe non gradire l’eccessiva vicinanza tra Mosca e Pyongyang, soprattutto considerando che Pechino è il principale alleato economico della Corea del Nord e ha sempre cercato di mantenere una posizione di controllo sulla penisola coreana. Pyongyang come satellite della Repubblica popolare è da decenni una leva contro gli Stati Uniti, spina nel fianco di uno dei grandi alleati attorno a cui si dipana la strategia indo-pacifica americana.

Gli Stati Uniti, a loro volta concentrati su più fronti tra cui Ucraina e Medio Oriente, potrebbero non essere in grado di reagire rapidamente a questa nuova dinamica. Tuttavia, il coinvolgimento nordcoreano nelle operazioni in Ucraina potrebbe spingere Washington a rafforzare il coordinamento con i suoi alleati nell’Indo Pacifico — come Giappone, Australia e ovviamente Corea del Sud — per contrastare eventuali provocazioni del satrapo di Pyongyang e strutturare un sistema di deterrenza rafforzato. Questa alleanza Russia-Corea del Nord è in definitiva un ulteriore segnale della necessità di mantenere alta l’attenzione anche in un contesto multipolare sempre più fluido.

Effetto globale dalla Penisola

La cooperazione con la Russia rafforza infatti Pyongyang e altera in modo significativo gli equilibri della Penisola Coreana. Sentendosi più sicura del proprio standing e delle proprie capacità (anche militari, testate sul campo di battaglia ucraino), grazie al sostegno russo, la Corea del Nord ha intensificato le sue provocazioni nei confronti del Sud. Un esempio recente è l’abbattimento di infrastrutture stradali e ferroviarie che collegavano le due Coree, un chiaro segnale della volontà di Pyongyang di tagliare collegamenti, e dunque le relazioni, con il Sud, proiettando forza e inviando un messaggio non solo a Seul, ma anche a Washington.

Pyongyang potrebbe vedere un’opportunità per sfidare ulteriormente la Corea del Sud. Tuttavia, va verificato se l’attuale fase passerà da un allineamento di interessi tattico a un’alleanza strategica a lungo termine. Le relazioni tra Mosca e Pyongyang, storicamente, non sono mai state stabili o completamente affidabili. Un eventuale fallimento di Pyongyang nel lancio di un nuovo satellite militare, ad esempio, potrebbe portare Kim a rivolgersi nuovamente a Mosca per assistenza, ma è altrettanto probabile che il regime nordcoreano continuerà a giocare la carta dell’autosufficienza, cercando di mantenere una certa indipendenza anche all’interno di questo delicato asse revisionista di cui è parte — con Russia, Cina e Iran. Un asse che è riunito da interessi comuni contro l’Occidente, ma che non è ancora di fatto cementato in alleanze militari e soprattutto socio-culturali.

In definitiva, ciò che stiamo osservando non è un’evoluzione specifica di un conflitto circoscritto, ma un fenomeno che riflette dinamiche geopolitiche globali, in cui le alleanze militari e strategiche stanno ridefinendo gli equilibri di potere in Europa e nell’Indo Pacifico — dimostrazione di come ormai i destini delle due macro-regioni geostrategiche siano interconnessi. Il consolidamento dell’asse d’interesse tattico Mosca-Pyongyang potrebbe far parte di questa nuova era multipolare e multidimensionale, in cui le potenze revisioniste sfidano l’ordine internazionale liberale. È in questo contesto che si giocherà il futuro della guerra russa in Ucraina, e della stabilità tanto nella penisola coreana che dunque a livello globale.

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