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Nelle scorse settimane, Budapest ha diffuso i dettagli di un nuovo sistema di visti rapidi che consente ai cittadini di otto Paesi di entrare in Ungheria senza controlli di sicurezza o altre restrizioni. Tra questi otto Paesi, rientrano anche la Federazione Russa e la Bielorussia. La decisione ungherese, che ha optato per questa via per permettere l’ingresso di personale impegnato nella costruzione di una centrale nucleare basata su progetti russi, ha scatenato immediate reazioni di carattere polemico. A partire da quella del presidente del Partito popolare europeo Manfred Weber, che ha scritto una lettera (visionata dal Financial Times) al presidente del Consiglio europeo Charles Michel per sollevare la questione al prossimo vertice dei leader in ottobre.

Weber afferma che questa mossa consentirebbe ai russi non controllati di viaggiare senza ostacoli in gran parte dell’Unione europea e solleva “serie preoccupazioni per la sicurezza nazionale”, affermando che la necessità di un nuovo sistema di immigrazione in Ungheria è “discutibile” e avvertendo che potrebbe “creare gravi scappatoie per le attività di spionaggio e potenzialmente permettere a un gran numero di russi di entrare in Ungheria con una supervisione minima, ponendo un serio rischio per la sicurezza nazionale. Questa politica potrebbe anche rendere più facile per i russi spostarsi nell’area Schengen, aggirando le restrizioni previste dal diritto dell’Unione”. Nel documento si chiede ai leader Ue di “adottare le misure più severe per proteggere immediatamente l’integrità dello spazio Schengen, limitare il rischio per la sicurezza che è già sorto e impedire agli Stati membri di prendere iniziative simili in futuro”.

Le regole europee permettono ai governi nazionali di prendere decisioni sull’immigrazione legale e sui permessi di lavoro. I cittadini extracomunitari in possesso di un visto possono generalmente circolare liberamente all’interno dell’area Schengen. E in base alle sanzioni introdotte dopo lo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022, ai russi non è vietato recarsi all’interno dell’Unione, anche se le compagnie aeree con sede in Russia non sono più autorizzate a volare nel blocco e centinaia di persone collegate al Cremlino sono inserite in divieti di viaggio individuali e in liste di congelamento dei beni.

La Commissione europea ha dichiarato martedì 30 luglio che avrebbe contattato Budapest “per chiarire la portata di questo schema e se rientra o meno nell’ambito di applicazione delle norme europee”. Un portavoce della Commissione ha aggiunto che la Russia è una “minaccia alla sicurezza dell’Ue” e che tutti gli strumenti adottati a livello nazionale devono “garantire la sicurezza dell’Unione e tenere conto anche della sicurezza dell’area Schengen”.

Nell’ultimo mese, sono state molteplici le polemiche che hanno coinvolto il Paese magiaro. A partire da quelle suscitate dal tour diplomatico intrapreso dal leader ungherese Viktor Orbàn a Mosca e Pechino, dopo essersi recato a Kyiv, per favorire l’avvio di negoziati di pace. Più recenti sono invece quelle riguardanti la fornitura petrolifera, in cui Budapest si è unita a Bratislava per chiedere facilitazioni nello sganciamento dal petrolio russo.

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