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Firme, liste, programmi e fuori programmi. Non sarà semplice per il generale al Sisi accostarsi ad un appuntamento elettorale ufficialmente con il vento in poppa, ma minato da una serie di variabili che di fatto potranno condizionare la vita politica egiziana. Quel che è certo è che sino al prossimo 26 maggio l’ex capo delle forze armate avrà da risolvere una serie di nodi che ancora lo frappongono dalla carica più ambita del Paese.

CANDIDATI
Da pochi giorni è stata sciolta anche l’ultima riserva di natura burocratica. Il generale Sisi è candidato ufficialmente alle elezioni egiziane, avendo espletato la formalità relativa alla presentazione delle firme necessarie. La legge ne prevede 25mila, Sisi ne ha portate 200mila. Il generale che ha detronizzato Mohammed Morsi dopo che nel 2012 aveva vinto regolari elezioni all’indomani della caduta di Hosni Mubarak, risulta ad oggi l’unico candidato alle presidenziali ma due sono i nomi dei potenziali competitor: il primo è stato già in corsa nel 2012 raggiungendo il 20% dei consensi, si chiama Hamdeen Sabahi, ed è espressione delle istanze avanzate dal mondo del movimentismo giovanile. Il 59enne leader della Corrente Popolare Egiziana, è giornalista e poeta, e guida anche il Fronte di Salvezza Nazionale. Si tratta di un vero e proprio attivista che ha nel suo curriculum il primato di 17 carcerazioni subite con l’accusa di dissidenza politica. Dopo aver sostenuto i moti di piazza Tahir, nel 2012 ha conquistato il 21,5% dei voti. Terzo nome quello di Mortada Mansour, presidente della squadra di calcio del Zamalek Sporting Club, a cui due anni fa non era riuscita la candidatura. Classe 1952, Mortada Mansour è un avvocato e alla guida del suo club ha ottenuto molti successi sportivi, come il premio trofeo di Africa, il campionato CAF Champions nel 2003, anno in cui si è aggiudicato anche il campionato di Premier egiziano. Particolare che potrebbe valergli il voto dei numerosissimi tifosi sportivi.

URNE
Per la sesta volta in tre anni il Paese è chiamato nuovamente alle urne, ed ecco che il nome di Sisi nelle ultime settimane è accreditato di un consenso crescente, dal momento che in molti strati sociali della popolazione aumenta la voglia di stabilità e di ritorno all’ordine. Dopo gli slanci rivoluzionari delle manifestazioni di piazza Tahir infatti poco o nulla è cambiato nel Paese, se non una persistente voglia di rinnovamento che però si è scontrata con l’abbattimento dell’unico leader democraticamente eletto nel post Mubarak: Mohammed Morsi. Ma cosa è cambiato rispetto a quando un plebiscito aveva sostenuto la cacciata di Mubarak? Dopo la deposizione di Morsi ecco che in Egitto è riaffiorata lentamente una nuova consapevolezza, quella relativa alla repressione contro i Fratelli Musulmani che non è più limitata alla semplice dialettica politica, piuttosto si assiste al bavaglio verso le manifestazioni, a leggi contro le proteste non organizzate preventivamente, senza dimenticare le oltre 500 condanne a morte, e la propaganda contro quelle tv considerate nemiche come al Jazeera.

STRATEGIA
Come riportato da Markus Bickel sulla Frankfurther Allgemeigne Zeitung la tensione giudiziaria è alle stelle nel Paese. E’ iniziato il processo ai giornalisti qatarioti di Al Jazeera al Cairo, accusati di aver manomesso alcune prove circa la cooperazione con i Fratelli Musulmani. I giornalisti sono stati arrestati lo scorso dicembre in un albergo al Cairo. Al Jazeera respinge le accuse, e rimanda il tutto ad una serie di organizzazioni per i diritti umani e all’Unione europea.

MOBILITAZIONE
Ecco che a turbare i sonni di Sisi ci pensa l’Alleanza nazionale per il sostegno della Legittimità pro-Morsi che ha lanciato sulla sua pagina Facebook un appello a partecipare mercoledì 16 aprile ad una grande mobilitazione. L’occasione è il terzo anniversario dello scioglimento del partito dell’ex presidente Hosni Mubarak. In rete viene epitetata come una “giornata rivoluzionaria e di rivolta contro la minoranza golpista criminale che tortura gli egiziani”. In questo senso va anche letta la bomba esplosa a Giza. Sisi è avvisato.

twitter@FDepalo

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