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Grazie all’autorizzazione del gruppo Class editori pubblichiamo il commento di Edoardo Narduzzi apparso su Italia Oggi, il quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi.

Matteo Renzi ha un solo colpo in canna. Può puntare a centrare un solo obiettivo con la manovra fiscale da varare. La spietata legge della politica economica gli impone di darsi un solo target tra i molti possibili. Il premier deve decidere ed individuare l’obiettivo più importante per il suo governo tra inflazione; occupazione; bilancia commerciale e così via, e mirarlo con il massimo della precisione possibile.

Non dispone di molte risorse, una manciata di miliardi di euro, e governa un paese stremato che ha perso il 9,1% del Pil dalla fine del 2008, con la disoccupazione giovanile schizzata al 42,4%, la pressione fiscale che nel 2014 salirà ancora al 44,1% e un andamento tendenziale della crescita da zero virgola. Non deve farsi facili illusioni sui recenti investimenti dei fondi internazionali nel Belpaese, perché i grandi investitori mondiali stanno mettendo in Italia le noccioline della loro asset allocation globale, poco meno di un chip e molto meno di quanto hanno già riservato a Madrid. L’economia italiana ristagna e non attira investitori dall’estero.

Il sentimento delle imprese e degli imprenditori rimane anni luce distante da quello dei colleghi tedeschi e, se non cambia, la funzione più importante per lo sviluppo, quella degli investimenti, resterà anemica. Dunque, quale target deve darsi Renzi per sparare il suo unico colpo? Ridurre la disoccupazione, questo deve essere oggi l’obiettivo del governo. Il dibattito si è polarizzato tra un taglio di dieci miliardi all’Irpef dei redditi più bassi e un taglio analogo dell’Irap, pari a circa un terzo di questo atipico cuneo fiscale presente solo in Italia che penalizza come nessun altro tributo l’occupazione e gli investimenti. L’Irap è, in recessione, una vera e propria patrimoniale sulle imprese e se il ciclo recessivo diventa lungo un lustro produce un avvitamento del Pil.

Per questa ragione Renzi non può avere dubbi e deve mettere tutte le risorse di cui dispone in un abbattimento vero e profondo dell’Irap. Solo così le imprese, anche quelle internazionali, riprenderanno ad investire ed assumere e le aspettative cambieranno orientamento. Tagliare l’Irpef in questo contesto non produrrà né più domanda, né più lavoro, perché i consumatori sono imprigionati da un mood così negativo da essere bloccati in un’atipica trappola della liquidità. In media aumenteranno di più i risparmi dei consumi. E poi tagliando l’Irap Renzi può inviare un messaggio formidabile alle imprese Highlander, quelle che non sono morte durante la peggiore crisi di sempre e che addirittura sono cresciute. Loro, più di ogni altra componente del Pil italico, possono agire da acceleratore di una politica economica coraggiosa, amplificando gli obiettivi possibili.

Sono le aziende Highlander il miglior alleato del Premier per riportare, non in tempi biblici, il Pil oltre l’1%. E loro vogliono meno Irap per creare più occupazione.

Ecco perché Renzi deve tagliare l'Irap

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