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Cromatismi di un tempo (poco)ordinario: alla Camera ci si accapiglia sulle quote rosa e va in scena la protesta in bianco.

Dicotomie di una fase politica sorniona la cui parola decisiva sembra essere (a dispetto delle invocate velocità) «dopo». Il dopo PD (si ricordi la “boutade” di Nardella sul cambio di nome) e il dopo Berlusconi (che agita il “cerchio” magico).

Altro che quote rosa. La partita vera che, giorno dopo giorno, in queste e nelle prossime settimane si gioca e si giocherà sembra essere una sola: o un dopo senza Renzi e Berlusconi (questa è la partita della minoranza PD e di una parte di FI), oppure un dopo con Renzi e Berlusconi ma senza PD e senza FI.

Ma in questo scenario che c’azzeccano le quisquilie di genere?

Poco o niente, ovviamente. Più o meno come il bianco nel giorno delle quote rosa.

Anche se il segnale è stato forte ed inequivocabile: tentare di disinnescare l’Italicum (che come fu detto da queste stesse colonne, in tempi per niente sospetti, fornirà i risultati scritti con le liste piuttosto che quelli raccolti nelle urne) per far saltare il tavolo delle riforme (ossia, la vera maggioranza oggi al Governo: Renzi-Berlusconi-Alfano).

Insomma, due piccioni con una fava!

Anche la repentina, quanto accorta, ridefinizione della riforma (e non l’abolizione) del Senato, deve ascriversi in questa “guerra” di nervi e di colpi bassi.

Mai come con questo lungo silenzio il Colle ha dato la rotta: si cammina sulle “uova” e il rischio della frittata è dietro l’angolo.

Più che velocità, serve SAGGEZZA. Anche a quel mondo rosa-bianco che, pur rivendicando un sacrosanto diritto, rischia e rischierà (perché la questione si ripresenterà puntualmente anche al Senato) di trasformarsi – forse, suo malgrado – nel più tipico dei “cavalli di Troia”.

Le idealità si preservano prima di tutto guardando in faccia la realtà e capendo, senza colpo ferire, dove “dorme il polpo”!

La lotta di rosa-bianco vestita

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