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Sul possibile prestito da 140 miliardi all’Ucraina, da garantire interamente mediante le riserve della Banca centrale russa messe sotto chiave in Europa, più precisamente nei caveau della finanziaria belga Euroclear, la pressione è alta. Mentre viene scritto questo articolo, alcuni emissari dell’Unione europea stanno incontrando altrettanti rappresentanti del governo belga, per tentare di dare una spallata a una situazione che giorno dopo giorno sembra essere sempre più ingessata. L’ultimo Consiglio europeo, infatti, ha partorito l’ennesimo nulla di fatto in materia di asset russi da utilizzare per finanziare lo sforzo bellico ucraino e la conseguente ricostruzione del Paese invaso dalla Russia.

Troppo forte la paura, inclusa quella del Belgio, di tutti quei Paesi che vedono nella messa in liquidazione delle riserve di Mosca una sorta di atto di eversione del diritto internazionale. Atto che potrebbe innescare una fuga precipitosa di tutti quei fondi che alimentano l’economia europea. Adesso però il tempo stringe e il 18 dicembre è in programma l’ultimo Consiglio europeo dell’anno. Fallito il quale, la questione dei beni russi potrebbe sprofondare nel limbo. E con il disimpegno americano in atto, l’Europa dovrà farsi carico a tutti gli effetti del sostegno all’Ucraina (circolano cifre intorno ai 5 miliardi all’anno). La domanda è, con quali soldi?

Per questo l’Unione sta cercando il consenso del Belgio (il quale ha affermato che avrebbe sostenuto il piano solo se altri Paesi dell’Ue ne avessero condiviso i rischi, una condizione che finora altre capitali hanno rifiutato), il Paese che ospita il grosso delle riserve, poco meno di 200 miliardi, circa l’86% del totale. A Palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea infatti sono convinti che un eventuale cedimento del Belgio possa dare a Ursula von der Leyen la necessaria forza per redigere un disegno di legge sul prestito di riparazione entro poche settimane, da sottoporre ai Paesi membri.

La pressione è alta e anche a Mosca la tensione deve essere altissima. La prova? Il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, ha dichiarato che i ripetuti avvistamenti di droni di questa settimana sul Belgio, gli ultimi risalgono a ieri sera, sono “probabilmente collegati alla controversia sull’uso dei beni russi congelati detenuti dal Belgio”. Insomma, il Cremlino osserva, con una certa preoccupazione. A questo punto, non resta che attendere. C’è chi preme per uno smobilizzo dei beni. Nella saga al rallentatore sui beni russi congelati, “la razionalità dovrebbe prevalere”, ha affermato Andrius Kubilius, Commissario europeo per la difesa, esortando gli Stati membri riluttanti a mettere da parte le loro preoccupazioni e a confiscare i fondi russi per rimpinguare urgentemente le casse dell’Ucraina. Accadrà.

L'Europa tenta la spallata sugli asset russi. Il rebus del Belgio

In queste ore gli emissari di Palazzo Berlaymont stanno cercando di convincere il governo belga a mettere da parte i timori per uno smobilizzo delle riserve della Banca centrale russa detenute nelle finanziarie del Paese. Missione complicata e delicata al tempo stesso. E forse i droni su Bruxelles e Liegi hanno una spiegazione

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