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Dopo l’editoriale di Formiche.net, e l’intervento di Marcel Vulpis per il Pli, pubblichiamo la lettera di Silvia Enrico, coordinatrice nazionale di Ali (Alleanza Liberaldemocratica per l’Italia)

Caro direttore,

sulla necessità che i liberali sparsi in Italia – in una miriade di movimenti – si uniscano, non saprei che altro aggiungere se non che ALI è nata proprio con tale obbiettivo tanto ambizioso quanto folle per ridare una speranza ad ogni italiano che si senta prima di tutto un cittadino libero e che voglia vivere in un Paese che di quella libertà non abbia paura, ma al contrario sia in grado di valorizzarla.

ALI vuole essere parte attiva nella creazione di una forte rappresentanza politica della nostra area di rifermento quella liberale-democratica, assente da troppo tempo sulla scena politica. Credo che anche da queste prime righe si evinca facilmente che non ritengo né la Forza Italia di ieri, né il PDL, né – oggi – nuovamente Forza Italia rappresentativi dell’area liberale: perché non basta definirsi tali, non importa quel che si dichiara, ma importa quel che si fa e quel che si è disposti a fare di liberale anche assumendosi il rischio di, diciamo così, una non immediata popolarità.

Ed è proprio questo secondo me il vero nodo che dovrà essere sciolto: avremo questo coraggio? Avremo il coraggio non solo di dire che in Italia ci vogliono meno stato, meno burocrazia, meno tasse, più libertà individuale, più libertà per l’impresa, ma di farlo se ce ne verrà data occasione. I liberali italiani avranno questo coraggio e questa generosità? Avranno la capacità di ridare dignità ad una area culturale e politica calpestata questi ultimi vent’anni? Avranno la capacità di fare comprendere in modo semplice ed efficace agli italiani che il contrario di politiche liberali sta  condannando il Paese ad un inesorabile declino. Che meno stato non significherà necessariamente meno welfare, ma meno sprechi e più spazio alla capacità imprenditoriale dei privati. Sapremo convincere gli italiani che l’unica cosa di cui avere veramente paura è la resa davanti ad un destino che, seppur descritto da sempre più voci come ineluttabile, può ancora essere vinto?

Ecco, caro direttore, molte le domande con cui tutti gli esponenti liberali, a parer mio, devono necessariamente confrontarsi prima di dichiarare la volontà di unirsi. Il centro del dibattito non può e non deve essere “facciamo uno sforzo su noi stessi per smussare gli angoli e limare le differenze al nostro interno”, ma “assumiamoci la responsabilità di attuare ciò che riteniamo giusto senza compromessi o tentennamenti, senza farci attrarre dalle molte sirene che, tipicamente prima di eventi elettorali, suoneranno suadenti”.

Ali questa volontà l’ha impressa nel suo dna fondante. Se anche solo per un attimo immagino che quello che oggi sembra fantascientifico (ancor più dell’invasione della Terra da parte degli alieni) dovesse trasformarsi in realtà: la rinascita politica della nostra area, beh…posso garantire che il coraggio ad ALI non mancherà. L’unico vantaggio di appartenere mani e piedi a quella che viene definita la società civile italiana è l’aver acquisito la profonda consapevolezza che tradire nelle azioni i nostri ideali condannerebbe noi stessi, le nostre famiglie, le nostre imprese, i nostri figli ad una marginalità infinitesimale.

Quanto agli aspetti “caratteriali” che ogni tanto vengono citati in qualche articolo, noi siamo dotati di un buon carattere e di un discreto senso dell’umorismo: nessun problema a confrontarci e lavorare con tutti coloro i quali siano rispettosi e in buona fede.

Silvia Enrico

Coordinatrice Nazionale di ALI (Alleanza Liberaldemocratica per l’Italia)

Come mettere le Ali ai veri liberali?

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