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La storia si ripete e, di nuovo, torna lo spettro del voto utile
Non è lo spettro del comunismo che si aggirava per l’Europa evocato da Karl Marx e Friederich Engels; un altro fantasma si desta puntualmente ad ogni tornata elettorale italiana, sia essa amministrativa, sia essa regionale, sia – meglio ancora! – nazionale.
Lo spettro del voto utile è, in realtà, lo specchio in cui si rivela chiaramente l’atteggiamento arrogante, instillato nella volontà del corpo elettorale, dopo vent’anni di maggioritario: il pluralismo politico, l’identità, viene subordinata ad un vago utilitarismo per questa o quella coalizione.
Siano essi di ispirazione liberista, socialista, popolare o comunista, i partiti che esistono al di fuori dei confini tracciati delle coalizioni di centrodestra e centrosinistra sono stati costretti ad essere inglobati all’interno delle stesse. Oppure a sparire lentamente dall’immaginario collettivo.
Così è successo per Sel: il partito di Nichi Vendola, nato da una scissione dal Partito della Rifondazione Comunista, ha dovuto accettare un accordo e un’alleanza col centrosinistra capitanato da Pierluigi Bersani per poter entrare in Parlamento per la prima volta a causa degli sbarramenti elevati che poneva la legge elettorale ‘porcellum’.

In Sardegna, purtroppo, la musica non cambia: Paolo Virzì, regista toscano, qualche giorno fa ha innescato su twitter la polemica circa il voto utile al Partito Democratico affermando chiaramente, in uno scambio di tweet con un noto utente, come Michela Murgia (candidata indipendentista supportata dal partito ProGreS – Progetu Republica e dalle liste civiche ‘gentes‘ ‘Comunidades’) sia intelligente e nobile. Se capisce che la sua lista non ha chance, potrebbe rinunciare pro Pigliaru.
Il botta e risposta è partito, la miccia, ormai, accesa e prima del fatidico ‘botto’ ci pensa la stessa Murgia a rispondere al regista toscano twittando che non è turandosi il naso che si va avanti perché “Il futuro non si fa coi passi indietro”.
Inutile dire, ovviamente, che lo stesso segretario del Partito Democratico Matteo Renzi si era espresso con parole simili a quelle twittate da Paolo Virzì, affermando che Il voto alla Murgia mette a posto la coscienza, ma il voto a Pigliaru mette a posto la Sardegna”.
La questione, al di là dell’episodio Virzì-Murgia, è sempre la stessa: in visione di un utilitarismo politico si deve denigrare la scelta di un elettore che aveva optato per un altro voto.
Il voto, come il pluralismo politico, va tutelato fino alla fine e dispiace, quindi, che anche Virzì, regista di fama mondiale, sia caduto nel tranello dell’utilitarismo.
Se si parla dell’indipendentismo sardo, poi, si tratta di una voce indispensabile per la Sardegna e per i Sardi che dallo Stato italiano hanno ricevuto solo false promesse e servitù militari.
Il voto utile, dunque, è lo schema su cui si è basato il berlusconismo e dello stesso avviso sembra essere il segretario del Partito Democratico, da sempre proteso verso un cambiamento in senso bipartitista.
Un cambio di rotta che sarebbe la fine della democrazia e del pluralismo politico.

Se il "mantra" del voto utile ritorna costantemente

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