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Riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento di Roberto Menia

Si sporchino le mani le intellighenzie. È partendo da questo appello all’unità, politica e intellettuale, lanciato da Francesco Storace dalle colonne del Giornale d’Italia che credo vada riannodato il filo di un copione. Che, intendiamoci, non andrà ripetuto a memoria e con gli stessi attori protagonisti di un tempo, ma ripreso in mano come fattore unitario e riammodernato secondo i canoni ideali della caratterizzazione liberal-repubblicana. Il proliferarsi di appuntamenti che hanno testato l’anti balcanizzazione delle destre italiane merita di non restare acefalo. A nulla servirebbe un collage, stanco e sbiadito, di vecchie facce e vecchie logiche.

Diverso e più produttivo, invece, utilizzare al meglio il dibattito che negli ultimi mesi si è sviluppato da Bolzano a Canicattì sull’utilità di ricostruire una proposta credibile e dignitosa di destra che agisca nel futuro centrodestra italiano. Più che nomi e volti, a questo punto il passo successivo credo sia, il cosa e il come. Il progetto che il nuovo rassemblement destroso italiano ha in mente non può che muoversi sulle coordinate di una nuova Europa, che sia tale e non di poche elité, che sappia far convivere al proprio interno il rispetto per le regole ma senza l’asfittica presenza di un’austerity fine a se stessa. Che immagini di parlare con una sola voce sui tavoli mondiali che contano, come il caso siriano o le questioni “dimenticate” come le primavere arabe, relegate a scomodo contorno del passato.

La ripresa interna deve essere stimolata non da slogan contro qualcuno o contro qualcosa, ma da ragionamenti di lunga scadenza che lascino parlare politiche industriali vere e rapide. Il dilemma delle grandi opere merita di essere risolto a vantaggio di imprese e lavoratori, le eccellenze nostrane come tessile, manifatturiero e industria degli armamenti non vanno combattute, gli sgravi fiscali per chi assume neo laureati non siano una tantum, l’abolizione della tassa sul turismo sia perseguita con forza da chi amministra un Paese che si basa su cultura e vacanze alla voce Pil. E ancora, destra significa rispetto per la legge, non asservimento a chicchessia, ma anche spirito riformatore nella direzione di liberalizzazioni che sono state solo tentate.

Logico, quindi, che un momento dopo quell’imprescindibile unità, essa sarà credibile e dotata di appeal elettorale, se saprà farsi interprete delle esigenze dell’oggi, dove la realtà vede un Paese intero accartocciato sulle proprie contraddizioni. A cui bisogna replicare con coraggio e irriverenza, pena il baratro.

twitter @robertomenia

L'unità della destra italiana parte da qui

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